Terzo settore non datur

ADRIANA VIGNERI
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Gilberto Seravalli, Dilemmi dell’azione collettiva, EuropaEdizioni

Il lavoro di Gilberto Seravalli prende le mosse dalla constatazione della crisi, nelle società capitalistiche liberal-democratiche, della classe media, che ha sempre assicurato sostegno all’assetto sociale ed economico individualista e offerto prospettive, con la sua “reale espansione”. A questa crisi reagisce – assieme al populismo – un’ondata comunitarista, con l’intento di mettere in questione l’organizzazione della società individualista: un’idea antica che ha ripreso forza. L’Autore si chiede se il comunitarismo possa effettivamente correggere il capitalismo moderno di mercato (che è costruzione sociale non cooperativa), o non sia un rimedio peggiore del male. Per rispondere esamina due casi: le cooperative di produzione e lavoro in Italia e la Tennessee Valley Authority (TVA) negli Stati Uniti. L’una “a ridosso del Mercato”, l’altra “a ridosso dello Stato”. Le une e l’altra hanno fallito, per ragioni che sono specificamente analizzate. Ma l’interrogativo che interessa all’Autore è se i difetti rilevati nell’azione collettiva siano da considerarsi contingenti, “oppure connaturati all’azione collettiva stessa”.

Per rispondere a questo interrogativo non è stata sufficiente l’analisi delle due esperienze indagate. In esse infatti erano presenti due componenti: lo spazio lasciato dal mercato in un caso (le cooperative di produzione e lavoro in Italia) e dallo Stato nell’altro (la TVA) e insieme il metodo di lavoro dell’azione collettiva. Avevano dunque contato l’esiguità di quegli spazi, o i difetti propri dell’azione collettiva?

Per rivolvere la questione occorreva dunque esaminare l’azione collettiva “lontana” sia dallo Stato sia dal Mercato. Esaminare cioè il Terzo Settore. Ed è qui che emergono i “dilemmi dell’azione collettiva” (di cui al titolo del libro), come tensioni tra bene comune e bene individuale. Il circuito risorse – disegno – benefici non si sostiene da solo: “appaiono indispensabili risorse esterne, istituzionali e in rete, solidarietà, monitoraggio e sanzioni, integrazione tra direzione e valorizzazione degli apporti individuali alla co-progettazione”. Risorse esterne perché sono indispensabili buoni e visibili risultati (ma si mette a rischio l’autonomia); solidarietà perché occorre un forte senso di condivisione (ma si rischia la retorica e l’oscuramento delle carenze esistenti). 

L’Autore conclude che le sue stesse conclusioni non gli piacciono, contraddicono il suo precedente ottimismo sull’azione collettiva. Quanto meno, le verità sui pericoli di fallimento dell’azione collettiva dovrebbero porre in guardia gli operatori per tentare di evitarli.

A questo punto non resta che lanciare una domanda: se è vero che la combinazione Stato-Mercato sperimentata dopo la seconda guerra mondiale ha dato buoni risultati (nel senso della correzione del funzionamento del capitalismo moderno di mercato), perché non dedicarci – fatte le dovute differenze – alla sua riproposizione/aggiornamento? 

Terzo settore non datur ultima modifica: 2023-04-13T16:12:01+02:00 da ADRIANA VIGNERI
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