Didone ed Enea. La vera storia finalmente rivelata

JEAN-JACQUES KUPIEC
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Enea lavora nel ristorante di suo zio Phobos, Au Roi du Kebab, a Saint-Denis, e ogni mattina va a fare la spesa. Nei suoi spostamenti con la Kangoo, imbottigliato nel traffico, tornano alla mente le sue epopee, immagini di violenza e disperazione. Innanzitutto la Città ridotta in cenere, che lo perseguita: vede la sua partenza dal Rojava dove guidava la difesa del fianco occidentale. Nonostante il loro coraggio, non erano riusciti a resistere all’assalto dei turchi e dei siriani, un disastro che non ce la faceva a sopportare. Aveva rinunciato alla lotta per raggiungere lo zio Phobos in Francia. Era sbarcato in Europa, nel sud Italia. A Bari aveva conosciuto Didone, una bellezza incredibile che gestiva il centro d’accoglienza dei profughi. L’aveva sedotta, era rimasto tutta l’estate con lei, trascinato da una passione folle. Poi lei gli aveva proposto di andare in un nuovo campo di accoglienza, alla periferia di Tunisi. Ma lui aveva altre idee in mente, e prese la direzione di Saint-Denis.

Una sera a Au Roi du Kebab, sentì da Ajîn che era appena arrivato. 

Ma tu lo sai che sei famoso! Parlano di te! Dopo la tua partenza, Didone era totalmente scombussolata, vagava come una sonnambula in fondo al molo, rimaneva per ore di fronte al mare. La sua vicenda non ha lasciato indifferenti gli italiani. Ne hanno parlato tutti, a Bari, e non solo. E Virgilio – sai? – ci ha persino fatto una canzone.

Da allora diventa un tormentone e a Enea tocca sopportare ogni giorno innumerevoli allusioni a Didone, quando ha appena sedotto Lavinia e ha dei progetti con lei.

Nella Kangoo, Enea intravede Montmartre, ma non ha mai AVUTO l’occasione di andare fino a Parigi, anche se non ne vede l’ora. A casa, in Kurdistan, suo padre diceva che è la città più bella del mondo e fin da bambino sognava di andarci. E ora che è così vicina, non ne ha mai l’occasione. Come fosse circondata da un muro invisibile, che ne impedisce l’accesso. Ma poi, un sabato, ecco il grande passo. Invece di lavorare al ristorante come tutti i sabati, prende il treno e parte alla scoperta della grande città, presumibilmente per comprare un anello a Lavinia.

Non ha mai visto tanta animazione, Enea. Rue de Rivoli, cammina sul marciapiede. Viene letteralmente portato via dalla folla. Place du Châtelet, entra sul Pont au Change e vi si ferma in mezzo a guardare l’infilata di ponti e il sole che scende dolcemente all’orizzonte. Sente i gabbiani sulla Senna, i vortici dell’acqua. È stupito e resta lì, pensieroso.

Il sole scompare. I lampioni sui ponti brillano nella notte. Cattura la sua attenzione un edificio imponente, altissimo, una sorta di tempio o palazzo, pesantemente adagiato sulla riva destra all’estremità di un ponte di pietra. Decide di avvicinarsi. Sulla sponda opposta costeggia un edificio medievale, poi, arrivato al ponte di pietra, si dirige verso l’impressionante massa di cemento grigio che s’affaccia sulla Senna. La luce sgorga da dozzine di bovindi che bucano la facciata e illuminano il lungofiume dove ancora una volta s’accalca una fitta folla. Enea si trova ai piedi dell’edificio. Le persone non fanno che entrare e uscire attraverso un’enorme porta girevole sopra la quale è apposto un mosaico. Piccoli quadretti giallo oro disegnano lettere stilizzate su sfondo azzurro cielo. Ha il tempo di leggere “Samaritan” prima di essere acchiappato dal flusso umano che lo tira dentro.

Com’è diverso dal centro commerciale Parinor! Enea è abbagliato da quel che scoprono i suoi occhi. Non poteva immaginare tanta opulenza. In un’atmosfera accogliente e sontuosa, una moltitudine di negozi sfoggia lusso e raffinatezza. In ogni corsia ci sono commesse che sembrano attrici del cinema, ben vestite, truccate, sorridenti, amichevoli. Si sente ovunque una voce ammaliante, accompagnata da una musica soffusa che t’avvolge. Enea percorre la maestosa scalinata, delimitata da un’ampia ringhiera in ferro battuto, che circonda un ampissimo pozzo centrale e sale all’ultimo piano. Ammira l’enorme tetto di vetro che corona il negozio e circonda il cornicione che sovrasta i piani inferiori. Si appoggia alla ringhiera e ricambia lo sguardo su quella vista irreale. Anche se avverte un leggero capogiro, si sporge. Improvvisamente, si blocca. Come una calamita, la sagoma di una donna al piano inferiore attira la sua attenzione.

Brilla come una diva! Enea è stupefatto! All’inizio dubita, tant’è incredibile quell’apparizione. Ma no! Non è un’allucinazione! È lei, Didone! Mentre sembra sul punto di andar via, il suo sguardo incrocia quello di Enea e, dopo un attimo, s’accende un ampio sorriso. Enea scende la rampa di scale che li separa e si precipita giù.

Che sorpresa! Cosa ci fai qui?

le chiede.

 Oh… niente di preciso… facevo commissioni nel quartiere.

Che coincidenza! Tu sei sempre bella ! Sono felice di rivederti.

Anche io sono felice, ma non ho molto tempo. Ho un appuntamento. Scendiamo insieme, ti va?

Certo… Quindi non sei andata a Tunisi?

Il mio destino è cambiato. Dopo che te ne sei andato, ma non ti preoccupare, non te ne voglio, disse sorridendo ancora, a Tunisi non ci volevo più andare. Ho scelto Parigi, mi è stato offerto un lavoro alla Bottega Veneta. Gestisco il negozio qui. non c’entra niente con l’attività umanitaria, ma per me va bene lo stesso. Questa città è meravigliosa e non mi sono mai sentita meglio!

Arrivati al piano terra, entrano nella grande porta girevole. La spingono insieme. Ridono mentre si guardano e si ritrovano sul marciapiede, in mezzo alla folla, uno nelle braccia dell’altro.

Sai, penso spesso a te, mi dispiace molto per quello che è successo,

dice Enea avvicinando il viso per baciare Didone. Ma lei schiva:

Ti ho amato follemente, Enea. Ma la nostra storia è finita. Ne ho dei bei ricordi. Non lo sciupiamo.

Una lunga Mercedes nera con i vetri oscurati si ferma davanti a loro. Un autista scende e va ad aprire la portiera posteriore. Didone entra in macchina. Prima che la porta si chiuda, Enea ha il tempo di vedere un uomo dentro cui si china per dargli un bacio.

Solo, sul marciapiede. Inebetito. Smarrito. Enea non vede più le persone intorno a sé, non sente più i rumori della strada. Una coltre di nebbia copre tutto. Attraversa la banchina e cammina sul ponte. Vede solo le luci dei lampioni. Arrivato in mezzo, sale sul parapetto e si lascia cadere.

È sorpreso di trovarsi in fondo alla Senna.

“In fondo, non ci sono tante differenze tra la vita e la morte”, dice tra sé. È buio, continua ad avanzare e finisce per entrare in un tunnel, attratto dalla luce oscura che percepisce alla sua fine. Quando ne esce si rende conto che tutto è molto diverso: è immerso in un tempo senza tempo e in uno spazio senza fine, attraversa una steppa arida e umida dove non si vede mai né il giorno né la notte, e finisce su un sentiero fiancheggiato da rocce, sul fianco di una montagna abissale. Alla svolta di un tornante, un terrore inimmaginabile l’invade. Ha di fronte un cane a tre teste che gli viene incontro, ringhiando, sbavando, mostrando le zanne:

Ah! Eccoti ! vieni avanti ! Ti mostreremo la strada. Ade ti sta aspettando…

Didone ed Enea. La vera storia finalmente rivelata ultima modifica: 2023-04-17T17:29:47+02:00 da JEAN-JACQUES KUPIEC
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