Bruce Leimsidor [1943-2023]. Cittadino globale

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Si sono svolti stamattina, 19 aprile 2023, presso l’Obitorio Ebraico del Ghetto, a Venezia, i funerali di Bruce Leimsidor. Poi la sepoltura nel Cimitero Ebraico del Lido di Venezia. [nell’immagine di copertina Bruce Leimsidor in un ritratto di Maggie Siner]

Bruce Leimsidor era un caro amico e sostenitore della nostra rivista, per la quale ha scritto diversi articoli di notevole valore sui temi di suo maggiore interesse, i diritti umani e il diritto d’asilo e, con l’invasione russa dell’Ucraina, un conflitto che lo riguardava anche personalmente, per i legami familiari con la terra ucraina e per la fitta rete di amicizie e relazioni sia con la Russia sia con l’Ucraina.
Nella sua breve biografia che accompagna gli articoli scritti per ytali, Bruce si descrive così:

Insegna, da oltre un decennio, diritto europeo dell’asilo e relazioni internazionali all’Università Ca’ Foscari di Venezia. È stato contemporaneamente consigliere per le questioni relative all’asilo nel programma per i richiedenti asilo del Comune di Venezia. Prima degli incarichi a Venezia, è stato senior expert per il reinsediamento [dei rifugiati] presso il centro risorse centrali a Nairobi dell’UNHCR, che copre l’area dell’Africa centrale e orientale. È stato inoltre direttore dell’US State Department’s Overseas Processing Entity a Vienna, l’ufficio centrale che si occupa delle ammissioni negli Usa dei rifugiati nell’Europa centrale, ed è stato direttore dell’ufficio per l’Europa centrale dell’Hebrew Immigrant Aid Society (HIAS). Ha insegnato all’American University di Parigi; all’Oberlin College; all’Occidental College; all’Indiana University ed è stato visiting lecturer in Russia, Ucraina, India, Sud Corea, Taiwan, and Mongolia. È autore di numerosi articoli scientifici su immigrazione e asilo e ha pubblicato su questi temi articoli anche sul New York Times, sull’International Herald Tribune e sui principali quotidiani europei.

Anche solo leggendo queste poche righe del suo curriculum, s’attaglia benissimo a Bruce la definizione che gli dà su Facebook l’amico Mark McDonald, nell’apprenderne della morte: global citizen. Uno dei tanti ricordi di una personalità fuori del comune scritti dalle persone che hanno saputo della sua scomparsa e che lo commemorano con parole commosse: un mosaico di testimonianze che disegnano la figura di “a humanitarian, a scholar, a friend”, come scrive Ramin Farahmandpur.

Tra gli articoli pubblicati da ytali, uno, scritto un anno fa, è ricco di passaggi autobiografici che aiutano a ricostruire la sua incredibile vita, a partire dalle sue radici familiari, e che danno conto del suo complesso rapporto con l’Ucraina e con la Russia, come studioso e, soprattutto, come persona legata a quelle terre, e anche come gay, in nazioni amiche ma nemiche del diritto e dei suoi diritti. [QUI per leggere l’intero articolo]

la mia famiglia è emigrata negli Stati Uniti molto prima dell’invasione nazista dell’Ucraina, ma alcuni membri della mia famiglia allargata furono bruciati vivi nella loro sinagoga locale dai nazisti e dai loro collaboratori ucraini. I loro nomi, che portano il mio cognome piuttosto singolare, sono incisi su una targa posta da un’organizzazione ebraica sulle rovine della sinagoga incendiata contenente i nomi delle numerose vittime presenti nella città di Veliky Mosty, a breve distanza da Leopoli.

Ho anche insegnato per un periodo anche più lungo in Russia, principalmente ad Astrakhan, ma anche in Daghestan e in Cecenia. Fino a quando non è diventato evidente che stavano cercando di usarmi come un “utile idiota”, ho avuto rapporti continui e persino stretti nel ministero russo dell’immigrazione. In un incontro all’Università di Astrakhan, ho commentato favorevolmente l’accoglienza e l’integrazione in Russia dei migranti ucraini, per lo più di etnia russa, durante il conflitto del 2014. Incoraggiato da ciò, il ministero ha facilitato il mio accesso a molti dei loro progetti, ma tutto si è concluso quando il mio contatto al ministero mi ha chiesto di diffondere rapporti inventati sul virus Covid 19 che era stato sviluppato in un laboratorio di guerra biologica degli Stati Uniti. Ovviamente, ho rifiutato e interrotto tutti i contatti successivi.

Ho mantenuto cordiali relazioni di colleganza con docenti sia in Russia sia in Ucraina, anche se, per motivi di sicurezza, non discuto mai di politica con loro su Internet, nemmeno attraverso i canali presumibilmente sicuri. I miei contatti russi sono tutti, credo, anti-Putin, ma, credo, non necessariamente filoucraini. Per quanto riguarda i miei contatti ucraini, sono tutti principalmente, ma non esclusivamente, di etnia russa o ebraica (Odessa è un centro per entrambe queste minoranze).

[…] la mia posizione sulla situazione attuale in Ucraina è fortemente influenzata dal fatto che sono un accademico specializzato in diritto dell’immigrazione, gay ed ebreo. Da un lato, Putin è senza dubbio il leader russo più pro-ebrei della storia. Ha finanziato un importante museo ebraico a Mosca e ha sostenuto finanziariamente le comunità ebraiche in tutta la Russia. Ho visitato personalmente molti dei progetti che ha finanziato. È, semmai, FILO-semitico.

Al tempo stesso è veementemente omofobo. Sostiene una legislazione omofobica pericolosa in tutta la Russia, e i miei amici gay russi, anche quelli in posizioni professionali piuttosto buone e il cui orientamento sessuale è noto ai colleghi etero, vivono in un continuo stato di ansia. Ancor più tragico è che non osano consigliare adolescenti gay alle prese con la loro sessualità che hanno un disperato bisogno di guida, a causa di leggi russe che puniscono severamente la “propaganda gay”.

Allo stesso modo, la situazione in Russia, in materia di libertà accademica, si è notevolmente incupita negli ultimi anni.

[…]

Chiaramente, non sono un fan di Putin, né posso sostenere la parte russa in questo conflitto. Ma come ebreo, e anche come esperto di legalità, è difficile per me essere totalmente entusiasta dell’Ucraina. Gli ucraini collaborarono con entusiasmo con i nazisti nel loro annientamento degli ebrei, e molti dei maggiori collaboratori, come Bandera, sono ancora celebrati con statue e nomi di strade, soprattutto nell’Ucraina occidentale. Fino all’attuale governo ucraino, c’era il sostegno ufficiale da parte del governo ucraino di un’organizzazione, l’Istituto della memoria nazionale, che promuoveva la banalizzazione della collaborazione ucraina con i nazisti nello sterminio della quasi totalità della popolazione ebraica, e Zelensky non è stato in grado di ribaltare completamente questa deriva. L’attuale inno nazionale ucraino celebra i cosacchi, che erano i principali agenti dei pogrom antisemiti, e le città prendono il nome da antisemiti storici, come Khelmnitsky. Fino a tempi recenti, era difficile per le comunità ebraiche in Ucraina ottenere il controllo o addirittura l’accesso alle sinagoghe che erano state rilevate dalle autorità locali. Anche a Odessa ci sono voluti anni prima che la comunità ebraica ottenesse il controllo e l’accesso alla storica sinagoga principale. È molto difficile per un ebreo essere entusiasta della cultura ucraina, anche oggi. Ho visitato e lavorato a Odessa con piacere, poiché è, da questo punto di vista, alquanto atipica. Non credo che mi sarei sentito così a mio agio a Kiev, e certamente non a Leopoli, nonostante sia una delle città più belle d’Europa.

Un monumento a Stepan Bandera nella piazza di Veliky Mosty

Le sfaccettature della sua multiforme storia personale non sono un impaccio emotivo nel misurarsi con le diverse realtà che egli si trova a commentare – Bruce era anche molto presente, e molto intelligentemente, su Facebook – ma si rivelano anzi un contributo prezioso a capire e a entrare davvero – per chi legge – nelle situazioni problematiche che descrive e analizza. Bruce aveva una singolare maestria nel mescolare il suo ricco vissuto e l’analisi fattuale, senza mai finire nel soggettivismo, ma sapendo anzi arricchire l’informazione e i ragionamenti che proponeva, nelle conversazioni così come nelle discussioni pubbliche.

Ultimamente appare molto preoccupato per la piega che prende la vicenda israeliana con l’arrivo al potere di una coalizione di destra guidata da Bibi Netanyahu. In Israele, prima dei suoi problemi di salute, era stato per uno degli ultimi suoi soggiorni di studio, dopo un periodo d’insegnamento in Marocco. Ama e conosce bene Israele, ma non al punto di sentirsi di scriverne per la nostra rivista, come gli chiediamo al suo ritorno. Ma su Facebook i testi più brevi e più informali della piattaforma gli consentono di dire la sua, di fare più di una considerazione allarmata e amareggiata, prendendo pretesto, come fa spesso, da articoli del New York Times, del Washington Post o di altri giornali. Il 24 febbraio scorso, commentando un articolo del WP, sui pericoli che corre la democrazia israeliana, scrive che

Gli ebrei della diaspora potrebbero essere costretti a rivedere il loro impegno o a lottare per sconfiggere questo governo e le sue politiche antidemocratiche. Ovviamente, non sta agli israeliani proteggere la democrazia. A differenza di tutti gli altri paesi, Israele appartiene all’intera comunità ebraica e non semplicemente a coloro che hanno scelto di viverci.

Il tema dei diritti è costantemente presente nei pensieri e nei ragionamenti di Bruce. Il suo ultimo commento su fb è un “urrà!, l’11 marzo scorso, a proposito della sentenza della Corte suprema dell’India che – come informa l’agenzia Bloomberg –  afferma

il diritto costituzionale alla privacy, cancella la legislazione che risale all’epoca coloniale e che criminalizza il sesso tra uomini, espandendo le protezioni legali per le famiglia atipiche, che comprendere sia le coppie dello stesso sesso sia le famiglie miste e intergenerazionali.

Era un piacere e sempre un arricchimento leggere le considerazioni di Bruce, un raro caso di uso intelligente e stimolante dello spazio di dibattito offerto dai social. E infatti alle sue osservazioni e argomentazioni seguivano sempre discussioni di notevole interesse, che Bruce sapeva alimentare sapientemente. Anche quel Bruce, promotore e motore di belle discussioni su fb, ci mancherà molto.

Al suo compagno, Marco, va il sentimento di cordoglio della direzione e della redazione di ytali.

Bruce Leimsidor [1943-2023]. Cittadino globale ultima modifica: 2023-04-19T17:12:47+02:00 da YTALI
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