Il Giappone che invecchia ci riguarda

VITTORIO FILIPPI
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Qualche anno fa, in Giappone, un uomo uccise diciannove disabili. Per compassione, disse, ma anche perché erano un impaccio per l’economia. Da questo folle episodio si ispira il film Plan 75, il mese prossimo nelle sale italiane.
Ambientato in un Giappone oppresso e spaventato dall’invecchiamento della sua popolazione, il governo pensa bene di “offrire” a coloro che hanno più di 75 anni la possibilità dell’eutanasia, con un “premio” di centomila yen (una cifra ridicola, circa 680 euro). Il fine è quello di rendere meno gravosi i costi del welfare nonché quello di affrontare in qualche modo la condizione particolarmente pesante degli anziani in Giappone, spesso soli (crescono i decessi in solitudine scoperti tempo dopo, i cosiddetti morti inosservati) e con realtà pensionistiche talmente modeste da costringerli a trovare lavoretti di sopravvivenza. 

Il film presenta una realtà distopica in cui l’essere anziani – sono oggi il 29 per cento della popolazione nipponica, ma arriveranno al quaranta entro il 2060 – da conquista sociale enfatizzata dalla presenza numerosa dei centenari rivela il volto di una società dalle relazioni dissestate (si veda ad esempio il problema dei suicidi in Giappone) in cui l’ageismo, ovvero la discriminazione dei vecchi in nome della produttività e dei costi da contenere, appare l’unica risposta possibile ad una demografia che appare impossibile. Arrivando perfino a cancellare la tradizionale etica confuciana del rispetto verso gli anziani.

Un Giappone in cui la mescolanza di bassa fertilità, scarsa immigrazione e crescente longevità ha prodotto un “problema sociale” – quello degli anziani la cui colpa è di essere troppi e di vivere a lungo – che in realtà nasconde il problema vero, quello della denatalità. Se continuassero le attuali tendenze, è stato stimato, nel 3776 rimarrebbe un solo bambino (uno scenario che ricorda il film “I figli degli uomini”).

Se il Giappone è geograficamente lontanissimo da noi, è sociodemograficamente fin troppo vicino, avendo l’Italia il maggior invecchiamento dopo il paese del Sol Levante. In Italia infatti gli anziani sono il 24 per cento per arrivare al 35 a metà secolo, dice l’Istat. L’invecchiamento di massa è un fenomeno assolutamente inedito, e diviene un banco di prova non solo per la tenuta delle offerte sanitarie, assistenziali e pensionistiche, ma per lo stesso volto umanamente sostenibile della società prossima ventura.

Il senicidio che prospetta il film è una provocazione che mostra – dietro l’invecchiamento crescente – il rischio (sempre in agguato, la storia docet) di un degrado morale che, come al solito, vittimizza i deboli e i marginali resi problema da cancellare. E oggi potrebbe toccare agli anziani.

Il Giappone che invecchia ci riguarda ultima modifica: 2023-04-27T11:53:30+02:00 da VITTORIO FILIPPI
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