È stato il più giovane, il vecchio Joe

Fanno discutere gli anni di Biden - trentenne quando iniziò la sua carriera, oggi ottantenne - eppure l’età avanzata non è mai stato un problema politico né un tema mediatico importante in America.
GUIDO MOLTEDO
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Prendendo spunto dalla cinica e macabra previsione di Nikky Haley, aspirante alla nomination presidenziale repubblicana, e dunque sfidante di Donald Trump, [“Penso che possiamo essere tutti molto chiari e dire come un dato di fatto che se voti per Joe Biden stai davvero contando su un presidente Harris, perché l’idea che arrivi a 86 anni non è qualcosa che penso sia probabile”], l’amico e storico collaboratore di ytali Tiziano Gomiero c’invia un’email nella quale c’invita a occuparci della questione del ricambio generazionale nel Partito democratico e più in generale nella politica americana.

Scrive Gomiero:

Me lo chiedevo dalla scorsa elezione: com’è possibile che i democratici (intendo gli oligarchi del partito, Democratici o Repubblicani, comanda sempre l’oligarchia economica del paese), non abbiano fatto crescere qualche figura politica per il post Obama, o non ne preferiscano altre a Biden … era già troppo attempato (con segni di demenza senile) alla scorsa campagna, ora veramente rischia di indebolire l’immagine degli Usa e forse anche di destabilizzare il paese in un momento assai critico (a meno che non sia già un mero rappresentante di certi interessi, per cui anche da morto farebbe uguale).

In attesa di occuparci più esaurientemente del tema che Tiziano propone, interessante, si possono fare alcune considerazioni, anche per poterlo inquadrare più correttamente.

Innanzitutto le facoltà di Biden. Era balbuziente da piccolo, come ha rivelato lui stesso, fatto peraltro encomiabile, averlo detto, e ogni tanto gli capita ancora d’incespicare, ma è tutt’altro che demente, un addormentato (Sleepy Joe) come lo dipinge la feroce e stupida campagna degli avversari e soprattutto di Trump.

Il tema dell’età, nella politica americana. È un po’ diverso da come lo vediamo da qui. Da sempre il Congresso è popolato da senatori, congressmen e congresswomen attempati. Idem a livello statale. Non è di tanto tempo fa la figura di Strom Thurmond, il terzo senatore della storia americana a superare i cent’anni d’età, che festeggiò il secolo di vita mentre era ancora in carica. E poi la grande Nancy! Ottantenne. E Bernie! Ottantenne. No, l’età non è mai stata una questione politica, anche se nell’immaginario l’America è un paese di giovanotti atletici e dinamici e i politici iconici sono i Kennedy e gli Obama. In uno dei miei ultimi viaggi transatlantici la maggior parte degli assistenti di volo erano ultrasessantenni se non ultrasettantenni. A 86 anni, lo scorso autunno, l’hostess di American Airlines Bette Nash ha festeggiato i suoi 65 anni a bordo di aerei di linea…

Bette Nash e, a destra, agli inizi della sua carriera di hostess

I politici restano sul loro scranno parlamentare, anche decenni e decenni, finché prendono i voti. Biden, quando fu eletto, non aveva ancora compiuto trent’anni, il sesto più giovane senatore di tutti i  tempi per restarci fino al 2008 e quindi diventare il più vecchio presidente in carica della storia americana.

Il ricambio politico non è necessariamente generazionale ed è possibile, avviene, solo sulla base dei voti che gli eventuali aspiranti alla leadership sono innanzitutto in grado di raccogliere nel proprio collegio, più e più volte, fino ad assurgere allo stato di figure nazionali. E poi, nel caso delle presidenziali, avere sostegni e soldi per competere.

In altre parole, Biden è dove si trova perché “se lo merita”. Poi si può parlare del sistema politico e del sistema elettorale in America, un gran tema. Ma non andrebbe messa in questo contesto la questione dell’età.

Certo, non può essere negato, obiettivamente, il problema di un uomo che sarà ultraottantenne nel secondo mandato e che dovrà guidare il più importante paese del pianeta, terminando il mandato a 86 anni (82, se sarà Trump il prossimo presidente). Vedremo che cosa succederà. Cosa racconteranno i certificati medici. Per adesso il problema non si pone, se non nei termini di una mancata staffetta che pure era in qualche modo nei piani, quando Kamala Harris fu scelta come vice, immaginandola come co-presidente, pronta a subentrare a Joe per il secondo mandato. Non è successo perché non ha dimostrato capacità e statura necessarie per un’operazione del genere. E questo sì, è un problema politico, che mette in luce la carenza di nuove figure nel Partito democratico, pronte ad affiancare e via via a sostituire la vecchia guardia. Che intanto, però, continua a far bene il suo mestiere.

È stato il più giovane, il vecchio Joe ultima modifica: 2023-05-01T18:07:04+02:00 da GUIDO MOLTEDO
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