La scommessa anti-woke del Rassemblement national

Il nuovo leader Jordan Bardella s’ispira alla strategia dei conservatori americani per completare la normalizzazione del suo partito.
MATTEO ANGELI
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“Nel wokismo non c’è possibilità di redenzione, perché il wokismo è un nichilismo”. Con queste parole, lo scorso 12 aprile, il Rassemblement national ha annunciato la creazione di un’associazione di parlamentari per lottare contro quella che loro chiamano l’ideologia woke. “Riunire i parlamentari di ogni schieramento per combattere il pericolo woke”, questo lo scopo dell’iniziativa, presentata a Palais Bourbon, sede dell’Assemblée nationale, dal deputato Roger Chudeau e dagli europarlamentari Philippe Olivier e Patricia Chagnon. 

Il secondo atto si è tenuto appena una settimana dopo, sempre nella capitale, alla maison de l’Amérique Latine. Il 21 aprile la sala era gremita per la conferenza contro l’ideologia woke organizzata dalla Fondazione Identità e democrazia, il gruppo politico a cui appartengono i diciotto europarlamentari del Rassemblement national. Il presidente del partito, Jordan Bardella ha promesso pomposamente:

Cercherò di decostruire la decostruzione… Questo movimento [quella che lui chiama “ideologia woke”] vuole cancellare i valori di cui ci facciamo portavoce, in un regressione generale e di civiltà. 

Bardella cerca in questo modo d’imprimere il suo marchio di fabbrica al partito, di cui è stato eletto presidente lo scorso 5 novembre. L’era Bardella punta a importare la strategia dei conservatori americani, i quali hanno fatto della lotta al woke il perno della loro campagna per riconquistare il controllo degli Stati Uniti.

“Woke” è un termine dispregiativo con cui i conservatori americani bollano tutti quelli che considerano gli eccessi della sinistra progressista. Ma la loro è anche una strategia, finalizzata ad avvelenare il dibattito su temi complessi, semplificandolo fino al ridicolo. 

Tale tattica può fare breccia anche tra coloro che reazionari non sono. Questa è la scommessa di Bardella, che cavalca la lotta anti-woke per normalizzare le posizioni identitarie del Rassemblement national e allargare la tenda verso il centro. È un cambiamento di paradigma rispetto a Marine Le Pen, che si è sempre ben guardata dal prendere posizione sui temi di società, per paura di apparire troppo conservatrice o bigotta.

Jordan Bardella, classe 1995 e famiglia di origini italiane, è stato eletto alla presidenza del Rassemblement National lo scorso 5 novembre, dopo averne assicurato l’interim dal settembre 2021.

Per ora, l’appello a unirsi contro la minaccia woke non ha fatto proseliti. La nuova associazione è composta da una quarantina di parlamentari, principalmente provenienti dal Rassemblement national. Con l’eccezione di quattro deputati comunque già ideologicamente vicini al partito di Bardella:  Nicolas Dupont-Aignan, Véronique Besse, Stéphane Ravier, e Sébastien Meurant. 

In occasione della presentazione dell’associazione, il deputato Roger Chudeau ha detto che l’ambizione è di legiferare contro diverse pratiche considerate da lui “inaccettabili nella terra di Cartesio”, come ad esempio le riunioni pubbliche riservate alle donne o vietate alle persone bianche, la scrittura inclusiva, o ancora, la partecipazione delle persone transgender nello sport. Tutti gli ingredienti dell’anti-wokismo americano declinati in salsa francese. 

Il Rassemblement national vira così ancora più a destra. Nel breve termine, l’obiettivo è di invadere lo spazio occupato da quell’Éric Zemmour che alle ultime legislative è stato punito dal sistema maggioritario, ma che alle europee del prossimo maggio potrebbe fare man bassa di deputati grazie al proporzionale. 

Ma dietro la svolta anti-woke del Rassemblement national c’è un’ambizione molto più grande. Completare la dédiabolisation, il processo di normalizzazione del partito iniziato da Marine Le Pen, ponendo le basi per una nuova maggioranza nel paese, che si sente bersaglio degli eccessi del progressismo. È una mossa che punta a deformare il dibattito sulle questioni di genere, la lotta al razzismo o ad altre forme di oppressione, facendo molto rumore e soprattutto confusione.  

Del resto, già oggi in Francia, la polarizzazione del dibattito su questi temi provoca un’insofferenza che in alcuni casi spinge verso destra parti dell’elettorato moderato e pure di sinistra. 

Bardella e il suo partito fanno la scelta giocare con un elemento radioattivo – la lotta al woke – con l’obiettivo deliberato di avvelenare il dibattito politico francese. Una mossa che le altre forze politiche devono prendere dannatamente sul serio, trattando in modo più responsabile le questioni che il Rassemblement national punta a distorcere e ridicolizzare. Gettare acqua sul fuoco, non cedere alla tentazione della polarizzazione ed evitare gli atteggiamenti inquisitori.

Così la scommessa del Rassemblement si rivelerà forse sbagliata: il giocattolo radioattivo potrebbe esplodere loro nella mani.

La scommessa anti-woke del Rassemblement national ultima modifica: 2023-05-01T19:18:24+02:00 da MATTEO ANGELI
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