Il mirabile Sollers

PATRICK GUINAND
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Philippe Sollers, il fondatore nel 1960 di Tel Quel, la celebre rivista, alimentata, tra gli altri, dai primi scritti di Michel Foucault, Jacques Derrida o Roland Barthes, considerato a lungo il papa della letteratura francese, insaziabile cantore del piacere e della voluttà, sfrenato giocoliere della conoscenza, provocatore edonista, fine spirito erede dell’Illuminismo, “amato dalle fate” come scriverà André Breton, riconosceva tre paradisi in terra: Parigi, il paradiso letterario, dove però non scrive, l’île de Ré sulla costa francese che s’affaccia sull’Atlantico, paradiso naturale, e Venezia, paradiso per gli occhi. Da poco, è scomparso all’età di ottantasette anni.

Il suo Dictionnaire amoureux de Venise (2004) fa scuola. Appassionatamente legato alla sua cara Giudecca, descrive la Serenissima come un virtuoso. L’erudizione essendo per lui come un dono naturale, egli mette in quest’opera la sua conoscenza al servizio di tutti, per un approccio cognitivo e sensuale a Venezia, i suoi pittori, compositori, scrittori, la sua architettura, i misteri all’angolo di ogni vicolo o campiello, una città “nascosta dai pregiudizi”, come dice lui, che dovrebbe essere scoperta con una sorta di “viaggio interiore”. Dalla A alla Z, dall’Accademia alle Zattere, Sollers ci fa assaporare la meraviglia. E riassume così il suo sguardo amoroso:

Venezia non è un museo, ma una creazione costante. Se sfuggite ai luoghi comuni, al turismo, al si dice, se qui siete riusciti a stare davvero, nella clandestinità, allora sapete cosa significa la parola paradiso.

Non c’è da stupirsi che questo grande seduttore – il suo libro principale ha il titolo evocativo Donne (1983) – si sia imbattuto anche in Casanova. Riconoscendo in lui uno dei massimi scrittori del Settecento europeo, grazie non solo alla sua opera di memorialistica, ma anche alle sue prove di narrativa, filosofia o teologia, alle quali Sollers, con la sua autorevolezza editoriale, attribuirà tutto il loro valore nella storia letteraria, in un tempo in cui l’avventuriero veneziano era ridotto dal mondo editoriale a collezionista di dame, un semplice narratore di episodi erotici.

Con il racconto biografico, Il mirabile Casanova (1998), Sollers ha poi provato a rimettere le cose a posto. Un riferimento.

Annientatore di ipocrisie e conformismi d’ogni genere, aveva già preso di mira, nel suo romanzo La fête à Venise (1991), la mercificazione dell’arte e, di conseguenza, la perdita dello sguardo sulla pittura, sul significato, sul contenuto, il valore di scambio che sostituisce il valore d’uso, e, fervente difensore di Sade e Lautréamont qual era, il puritanesimo ambientale e la perdita di senso della voluttà, come quello della radicalità formale della poesia o della letteratura. Venezia, che richiede profondità di sguardo, gli fungeva da cornice. Venezia, che aveva frequentato costantemente dal 1963, scendendo, fedelmente, ogni anno, in primavera e in autunno, alla Pensione La Calcina alle Zattere, di fronte alla Giudecca, andando volentieri a meditare sulle panchine di Campo Sant’Agnese, non lontano dalla Dogana , o anche per scaramanzia comprando vicino all’Accademia l’inchiostro per la sua scrittura, “è là dove scrivo, è là dove mi sento bene, è là dove respiro, un po’ in disparte”, dirà poi in un’intervista, farà questa eloquente confidenza nel suo Dictionnaire amoureux:

Per alcuni il centro del mondo è il Partenone, per altri il Muro del Pianto o le Piramidi, a meno che non collochiamo l’essenziale nel Vaticano, alla Mecca, nella Città Proibita, o addirittura, in modo più modestamente delirante (Dali), sul sito della stazione di Perpignan. Per me, come per altri, è la punta della Dogana.

È comprensibile che abbia trovato a Venezia il luogo favorevole alla sua requisitoria, ispirato anche da Guy Debord, l’autore radicale de La società dello spattacolo (1967) , nel bel mezzo di alcune storie d’amore.

L’ironia del destino vuole che questo estimatore di Guy Debord sia scomparso proprio il giorno dell’incoronazione di Carlo III, lo spettacolo kitsch arcaico più visto al mondo, un brutto film in costumi pseudo-storici, una “crosta” come si dice in francese, che vogliono farci prendere per una riabilitazione del sacro, ma che in realtà segna una nostalgia caricaturale del passato come una perdita definitiva del gusto. Rileggiamo Sollers e la sua Guerre du Goût per convincerci! Per cogliere come i nostri vicini britannici abbiano una certa propensione al masochismo. Dopo aver scelto Margaret Thatcher, ideologa ostinata che ha massacrato i servizi pubblici, Boris Johnson, bugiardo patologico che ha fatto loro ingoiare la Brexit, con il doloroso risveglio che conosciamo, plaudono alla festa narcisistica di un megalomane miliardario infantile, non eletto, pagata con le finanze pubbliche, insomma, con i soldi dei contribuenti. Per un valore compreso tra 110 e 250 milioni di euro, secondo le stime dei media britannici. Un investimento redditizio, ci viene detto, viste le ricadute mediatiche e turistiche. L’apoteosi del marketing politico-spettacolare, dunque. Dove il popolo, i clerici, l’élite politica confessano la loro impotenza di fronte a un settuagenario qualunque circondato dalla commedia da pianerottolo dei suoi intrighi familiari, a cui capita di ricevere l’unzione dell’erede. Insomma un simulacro di comunione popolare, un teatro dell’osceno.

Dispiace che quel polemista tagliente che era Sollers abbia lasciato la scena proprio quel giorno. Ci avrebbe sicuramente benedetti, per l’occasione, con una battuta definitiva, erudita quanto fulminante.

Philippe Sollers era sposato con Julia Kristeva, eminente psicoanalista, teorica del linguaggio e della psiche, creatrice, tra l’altro, nel 1965 del concetto di intertestualità, oggi molto utilizzato in particolare dalla giovane generazione di registi. Scrittore polimorfico, la sua intera opera, se la si legge bene, al di là della critica letteraria e politica, è un omaggio al cosiddetto sesso debole, e in particolare un elogio delle “femmes savantes”. Con Kristeva come testimone e compagna. Scrittore del desiderio, fu anche un mirabile amante di Venezia. Dunque, ci ha lasciato. Ha scelto l’Ile de Ré come sua ultima dimora. Ma avrebbe potuto essere San Michele.

Il mirabile Sollers ultima modifica: 2023-05-11T11:57:25+02:00 da PATRICK GUINAND
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