Spagna sotto voto

Domenica elezioni amministrative al cardiopalma per i risultati in bilico e per le conseguenze sullo scenario politico.
ETTORE SINISCALCHI
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[BARCELLONA]

Venerdì è l’ultimo giorno di campagna elettorale, a mezzanotte scatta il periodo di riflessione e domenica si vota per le elezioni amministrative spagnole. Oltre diciassette milioni di elettori rinnovano dodici Comunità autonome su diciassette: Aragona, Asturie, Baleari, Canarie, Cantabria, Castiglia-La Mancia, Estremadura, Madrid, Murcia, Navarra, Valencia, La Rioja (non Andalusia, Catalogna, Paese basco, Galizia e Castiglia y León, già passate dalle urne tra il 2020 e il ’22). Altri trentacinque milioni votano per rinnovare tutti i municipi (8.131 ripartiti in cinquanta province), città come Madrid, Barcellona, Valencia, Siviglia. Poi, le Assemblee delle città autonome di Ceuta e Melilla, le Giunte generali di Gipuzkoa, Araba e Biscaglia nel Paese basco, i cabildi insulari delle isole Canarie, i Consigli insulari di Ibiza, Maiorca e Minorca, il Consiglio della Valle di Arán (Lleida) e altre amministrazioni locali.

L’ultima settimana è stata frenetica. I tempi politici accelerano al ritmo dei sondaggi perpetui, quotidiani, commissionati dai partiti per registrare “in tempo reale” le campagne. Alla caccia degli indecisi, secondo il Cis (l’Istat spagnolo) ben il 30 per cento degli aventi diritto, con oltre l’8 per cento che deciderà solo tra sabato e domenica. La siccità, alleviata ma non risolta da precipitazioni che negli ultimi giorni hanno creato anche non pochi danni, non è più al centro delle attenzioni. Adesso abbiamo temi nazionali, l’Eta, il razzismo, le misure di welfare annunciate dal capo del governo Pedro Sánchez, le critiche al governo da parte del segretario dei popolari Alberto Nuñez Feijóo. In molti voti i sondaggi disegnano una sostanziale parità tra i blocchi. La mappa di governi autonomici e municipali che uscirà dal voto costituirà uno scenario che porterà al voto nazionale di dicembre.

A marcare il clou della campagna abbiamo i leader nazionali e le grandi macchine di propaganda, gli avvenimenti del calcio – la campagna del Real Madrid in solidarietà col suo fuoriclasse Vinicius, oggetto di contestazioni razziste negli stadi spagnoli, l’ultima a Valencia, che ha costretto tutti i partiti a schierarsi nel pieno della campagna elettorale. Poi c’è la corruzione elettorale. Voti comprati per cento euro, nel mirino il voto per posta. A Melilla, a Mojacar e in Murcia. 

La pagina web delle Poste spagnole dedicata al voto per posta

Nella città spagnola del continente africano la Giunta elettorale sequestra le buste negli uffici postali dopo aver constato una moltiplicazione dell’uso della modalità, indiziata una lista locale di voto islamico, e impone nuove rigide norme, accolte dalla Giunta nazionale. Nelle ultime ore sono stati arrestati e rilasciati diversi candidati socialisti nel sud, a Mójacar, sulla costa di Almería, e in un paese della Murcia. La candidatura di Mójacar fu presentata dal ministro di Presidenza, Félix Bolaños, che fa le vacanze nella cittadina. 

Comunità marocchine e latino americane preferite per le condizioni economiche e di marginalità che rendono il voto “vendibile”. Il Pp parla di “brogli sistematizzati”, Feijóo frena ma preme su Sánchez chiedendo di varare misure contro i brogli; il capo del governo accusa i popolari di “infangare” il processo elettorale, i socialisti presentano denunce contro il Pp per altri casi simili. Episodi circoscritti ma ghiotti ingredienti dello scontro propagandistico. Sembra bizzarro, invece, che anche l’Eta, il gruppo terrorista che non uccide dal 2009, ha cessato la lotta armata nel 2011 e si è sciolto da cinque anni, sia al centro delle discussioni elettorali. 

È così grazie al Partido Popular, che non manca occasione per resuscitare la banda e metterla in conto a Pedro Sánchez, via EH Bildu – il partito indipendentista basco della sinistra radicale che ha appoggiato in parlamento il governo di minoranza di Psoe e Unidas Podemos. Il Pp ha attaccato per la presentazione nelle liste elettorali di 44 ex condannati per terrorismo, di cui sette per fatti di sangue, pubblicamente stigmatizzata dalle associazioni delle vittime. 

Per Feijóo è la prima sfida elettorale importante. Con Sánchez che domina la scena, irrompendo nelle diverse campagne al fianco dei candidati socialisti, non è facile. A aprire le ostilità, poi, è la presidente della Comunità di Madrid, Isabel Ayuso, che ha tuonato contro i “Favori all’Eta” di un Sánchez “sottomesso al crimine e al silenzio”. Feijóo martellava ingiungendogli di dichiarare che non avrebbe stretto accordi di governo con Bildu dopo il voto e Ayuso, sempre pronta a far mangiare la polvere al suo segretario, ha rilanciato chiedendo di mettere fuori legge EH Bildu: “Non è gli eredi dell’Eta, è l’Eta”.

A una manifestazione di candidati del Pp del Paese basco a Bilbao – è ultima candidata in lista in città, a testimoniare, secondo Enric Juliana su La Vanguardia, l’esistenza di una “agenda basca” del Pp madrileno – ha detto:

Qualcuno dirà che Eta non uccide, ed è vero. Ma comanda in molti municipi baschi. Gli autoritari sono passati dal vivere dell’imposta rivoluzionaria al vivere delle imposte di tutti e hanno continuato a fare la vita impossibile a chi non si piega ai loro voleri.

Feijóo a Valencia il 25 maggio; fonte

I sette condannati per fatti di sangue, nel frattempo, si sono scusati per il dolore arrecato, così il partito, e impegnati pubblicamente a non prendere l’incarico nel caso di elezione, ormai non è più possibile modificare le liste. Nel Pp la gara tra il segretario e Ayuso fa però accelerare troppo. Il governo ricorda che furono socialisti il capo del governo, José Luis Rodríguez Zapatero, il ministro dell’interno, Alfredo Pérez Rubalcaba e il presidente basco, Patxi López, che governarono il processo di abbandono della lotta armata, coi popolari contrari che denunciavano la “resa al terrorismo”. E la “proposta Ayuso” ha suscitato reazioni e allarme per l’idea che si possa “modellare” lo scenario politico escludendo alcuni partiti. EH Bildu non sarebbe che l’inizio, il prossimo “scenario da bonificare” sarebbe evidentemente quello catalano, come ha sottolineato sempre Eric Juliana. Il caso vuole che anche un’associazione della Guardia Civil (Jucil) aveva chiesto la cancellazione della lista al Tribunale supremo che si è rivolto alla alla Procura generale dello Stato per una relazione. La risposta è stata netta: i candidati hanno espiato pene e sanzioni e godono dei diritti politici attivi e passivi e “In relazione alla sua attività, alla legalità dei sui mezzi e alla compatibilità dei suoi fini coi principi democratici, Euskal Herria Bildu costituisce una formazione politica democratica e, pertanto, si deve respingere la possibilità di avviare un procedimento di dichiarazione di illegalità”. Insomma, sembra bizzarro parlare di Eta ma invece, come spiega Guillem Martínez su CTXT, è l’epoca.

Pedro Sánchez si muove per tutto il paese. Giovedì a Madrid e prima a Gijón, a Badajoz, Valencia… Fa annunci e va per settori. Gli anziani, cinema a 2,5 euro un giorno alla settimana; i giovani, il venti per cento del mutuo immobiliare avallato dall’Instituto de Crédito Oficial (ICO); le donne, il varo della legge di Parità che sancisce il 40 per cento dei posti nel governo, negli organi costituzionali e nei Cda delle imprese: “Alla metà delle donne spetta la metà del potere politico e economico, questa è giustizia”, ha detto a Santander, in Cantabria. È deciso ma non sembra brillare nel vortice di annunci elettoralistici. Come pure Feijóo, che inanella gaffe e deve sempre guardare a cosa fa Isabel Ayuso. 

Sánchez a Badajoz il 24 maggio; fonte

Yolanda Dìaz si è lanciata negli ultimi giorni di campagna – per qualcuno, tra cui Pablo Iglesias, in ritardo – distribuendosi tra Unidas Podemos e le altre formazioni di sinistra. Giovedì a Valencia si è misurata con la contraddizione e non ha esitato, schierandosi col sindaco di Compromís, Joan Ribó – davanti alla candidata di UP, Pilar Lima, ha invitato i valenziani a “fare tutto il possibile perché il comune resti nelle mani di Joan Ribó” – e invitando a votare Unidas Podemos alla Generalitat valenziana, dove il superamento del quorum da parte dei viola è fondamentale per conservare il governo, guidato dal socialista Ximo Puig. Ex feudi del Pp, il governo autonomico e quello della capitale sono un modello per i rapporti a sinistra tra Psoe e sinistre post-Indignados, suggellato nell’Accordo del Botànic, siglato nel 2015 nell’Orto botanico dell’Università di Valencia da Partido Socialista del País Valenciano (PSPV-PSOE) e Coalició Compromís, con l’appoggio di Podemos, e rinnovato nel 2019.

Barcellona fa storia a sé ma il voto ha molto da dire anche sul rapporto tra sinistre “vecchie e nuove” sul piano nazionale. La sindaca Ada Colau è sfidata dal candidato socialista, Jaume Collboni, dall’ex sindaco Xavier Trias per Junts per Cat e da Ernest Maragall di Erc, a chiudere distanziato il gruppo di testa. Colau rivendica le politiche per la casa, i servizi sociali, il contrasto alle crociere e agli affitti turistici, le politiche sul traffico e la riduzione dell’inquinamento. Guarda al terzo mandato avendo imparato meglio a governare una città complicata come Barcellona e ergendosi a unico baluardo delle politiche redistributive e del contrasto ai grandi interessi immobiliari e turistici. Non le viene difficile, del resto, se i socialisti, assieme a Junts, difendono operazioni discusse come l’ampliamento dell’aeroporto de El Prat (ai danni della preziosa area umidade La Ricarda nel delta del Llobregat) o l’installazione dell’Hard Rock Hotel, un grande centro turistico a Tarragona, voluto anche da Erc. Soprattutto le Superillas, gli isolati verdi a bassa circolazione e alta pedonalizzazione che stanno cambiando il volto della città e riportando Barcellona al centro del dibattito urbanistico mondiale, sono nel mirino dei soci di governo del Psc e dell’opposizione di Junts. Finanche il collegamento tra due linee di tram, che mette a sistema le linee su ferro di superficie, viene osteggiato da alcuni candidati. 

Colau afferma che solo lei può garantire il prosieguo di queste politiche e allerta contro un accordo tra tra Psc e Junts, mentre Collboni fa una campagna un poco dimessa – anche nella visita alle associazioni LGBTQ in cui rivendica la possibilità del primo sindaco gay della Ciudad Condal – forte dei sondaggi che danno il Psc primo partito, e Trias non nomina neanche per sbaglio l’indipendenza, non sia mai ci si ricordasse che è il candidato del partito più radicalmente secessionista, Junts per Cat di Carles Puigdemont, auto esiliatosi a Bruxelles, dove è deputato europeo.

La campagna di Ada Colau nelle strade di Barcellona

Nei partiti indipendentisti la sfida tra Ernest Maragall, fratello dello storico sindaco socialista Pasqual, e Trias vede Erc in affanno. Sullo sfondo, la lotta per l’egemonia nel catalanismo / indipendentismo. La rottura con Junts nella Generalitat e il governo di minoranza ha costretto Erc a dialogo e accordi, la postura peggiore per una campagna elettorale. Ora tenta di recuperare, riaccende la gara sul Procés, l’indipendenza, ma sembrano scaldarsi solo gli addetti ai lavori e il fandom. Barcellona pare in attesa di votare, poco interessata anche alla nuova puntata del tentativo di intorbidire la campagna creando tensioni sulle occupazioni con una nuova marcia, tra slogan nazisti e insulti alla sindaca, promossa dall’impresa Desokupa assieme a sigle di estrema destra, e relativa contromarcia antifascista, passate indenni nella serata di giovedì. Un problema minore che appassiona solo alcuni giornali – meno di 1.500 occupazioni, la maggior parte negli oltre 10 mila alloggi sfitti della città, pari allo 0,17 per cento del patrimonio immobiliare, in riduzione del 16 per cento tra il 2019 e il ’22 – e non la cittadinanza.

Andiamo al sud, a Siviglia. La maggior città governata dai socialisti è cruciale, non solo per il Psoe, per cui mantenerla vuol dire frenare la conquista andalusa del Pp. Non a caso Sànchez ha iniziato qui la campagna elettorale di ritorno dall’incontro con Biden alla Casa Bianca. La città conta molto anche per Feijóo e per Moreno Bonilla, l’attuale presidente andaluso del Pp. Yolanda Díaz è stata qui lunedì, a presidiare il cuore dell’accordo tra Izquierda unida e Podemos da cui nasce Unidas Podemos. Anche Abascal ha partecipato a un’iniziativa di Vox giovedì. I sondaggi parlano di parità tra i due blocchi, Psoe e liste di Confluencias, Pp e Vox. Per Pp e Psoe molto è in gioco. Per i primi mantenere Siviglia è sperare che il granaio andaluso non sia perduto per sempre, per il Pp di Bonilla è strappare la gioia della corona agli ex-padroni del territorio, anche se riproporrebbe la dipendenza dagli accordi con Vox, mentre non vincere sarebbe un segnale di affanno.

Fra le Comunità, nove sono governate dai socialisti, tre da soli. Ma non è più tempo di maggioranze assolute, il Psoe può perderne almeno due, Castiglia-La Mancia e Extremadura, e dipendere da accordi a sinistra. Blocchi a pochi voti anche nelle Isole Baleari e in Castiglia-La Mancia. Nell’arcipelago il governo di Francina Armengol, con Unidas Podemos e Més, una formazione ecologista locale, affronta Pp e Vox in crescita nei sondaggi, con molti piccoli partiti a complicare le previsioni. In Castiglia-La Mancia la maggioranza assoluta del socialista Emiliano García Page potrebbe dissolversi e costringere all’accordo con le sinistre, ma i sondaggi non escludono che le destre possano conquistare la regione. Anche il governo monocolore socialista di Concha Andreu in La Rioja rischia, ma i problemi locali del Pp suggeriscono come sbocco un accordo fra le sinistre. 

Aragón e Canarie sono incerte, col risultato di liste locali a determinare le maggioranze possibili. Aragòn è governata dal Psoe col Partido Aragonesista, la Chunta (altra formazione nazionalista) e Podemos. Nelle Canarie il governo è tra Nueva Canarias, Podemos y Agrupación Socialista Gomera. In Cantabria, attualmente governata da Partido Regionalista de Cantabria e socialisti, il Pp potrebbe diventare il primo partito; il Prc scende ma la crescita dei socialisti potrebbe consentire di rinnovare il governo. Sondaggi favorevoli al Psoe in Navarra, dove potrebbe essere confermato l’accordo con le sinistre. Nelle Asturie potrebbe essere confermata l’alleanza tra Psoe, Podemos e Iu ma il Pp è in crescita e Podemos attraversa una grossa crisi, con la candidata uscita vittoriosa dalle primarie nel mirino della direzione di Madrid che denuncia minacce di espulsione. 

In Extremadura, Guillermo Fernández Vara scende ma nel Psoe sono ottimisti, anche se si perde la maggioranza assoluta è possibile l’accordo con Podemos. La Murcia, teatro di un fallimentare tentativo di ribaltone da parte di Sánchez e Ciudadanos, si conferma feudo del Pp, col presidente Fernando López Miras, i cui unici dubbi sono se governerà da solo o in coalizione con Vox. 

Le inchieste danno per fatti i giochi solo in tre Comunità, Madrid, Extremadura y Murcia.

Nell’Autonomia della capitale la presidente Isabel Ayuso potrebbe ottenere la maggioranza assoluta. Sarebbe un gradino nella scalata al Pp nazionale e la conferma che Madrid è ormai un bastione del Pp. Non ottenerla, di contro, potrebbe essere il segnale di un’inversione di tendenza, oltre a costringere a continuare l’alleanza con Vox. Il sindaco José Luis Martínez-Almeida sembra distante dalla maggioranza assoluta in sondaggi elettorali che vedono molto difficile, ma non impossibile, un exploit di Rita Maestre per Más Madrid, con dietro Reyes Maroto del Psoe, Begoña Villacís per Ciudadanos, Javier Ortega Smith per Vox e l’ex recordman mondiale dei 1.500 metri piani Roberto Sotomayor per Podemos. 

Non dimenticando che nei sondaggi non rientrano un milione 55 mila elettori residenti all’estero – che, con questi equilibri, possono fare la differenza tra i blocchi (l’unico a fare campagna nella stampa europea è stato Pablo Iglesias). Sarà un voto al cardiopalma, per i risultati in bilico e per le conseguenze sullo scenario politico. Un voto in cui le piazze hanno ancora un ruolo fondamentale, con iniziative con migliaia di persone e leader che si prestano ai bagni di folla. Pp e Psoe dovranno misurarsi con accordi di governo nei rispettivi campi, mai facili come si è visto, dopo un voto al quale le destre arrivano con venti favorevoli e le sinistre con la zavorra delle tensioni tra soci di governo e nell’aggregazione delle forze a sinistra del Psoe attorno alla figura di Yolanda Díaz. Se il Pp potrà dirsi vincitore, i sette mesi che separano dal voto nazionale saranno per Sánchez in salita, col rischio di convertirsi in un calvario. Al contrario, se il Psoe e le sinistre potranno dirsi vincitrici, toccherà a Feijóo doversi difendere dall’assalto di Ayuso.

[Immagine di anteprima: Mapa Político de España, 1854, Biblioteca Nacional]

Spagna sotto voto ultima modifica: 2023-05-26T17:49:22+02:00 da ETTORE SINISCALCHI
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