Mou oltre Mou

ROBERTO BERTONI BERNARDI
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Purtroppo Mou non ce l’ha fatta. Nonostante una battaglia interminabile e uno sforzo, fisico e psicologico, senza precedenti nella recente storia romanista, l’Europa League è andata, ancora una volta, al Siviglia. Per gli andalusi è il settimo trionfo in una competizione che ormai è diventata il loro palcoscenico preferito, il torneo in cui, con ogni evidenza, riescono a esprimersi al meglio. A tal proposito, va rivolto un plauso a Mendilibar, un tecnico di cui sicuramente sentiremo ancora parlare. Sono, infatti, innegabili i suoi meriti nel successo degli spagnoli. Così come è innegabile la sua maestria nel guidarli sino alla finale, al pari della capacità che ha dimostrato nel saper leggere la partita e nell’indovinare i cambi, dapprima rimontando lo svantaggio, frutto del gol di Dybala, e poi imponendosi ai rigori. 

Ci spiace per la Roma, la quale ha dato tutto, ci ha messo l’anima e avrebbe meritato senza dubbio di sollevare la coppa verso il cielo di Budapest. E ci spiace soprattutto per il suo timoniere perché, conoscendolo un po’, sappiamo quanto ci avrebbe tenuto a regalare un’altra immensa gioia ai tifosi giallorossi, quarant’anni dopo lo scudetto targato Nils Liedholm e in concomitanza con il settantesimo anniversario dell’inaugurazione ufficiale dello stadio Olimpico. Un impianto, l’Olimpico, non solo avveniristico ma che venne inaugurato il 17 maggio del ’53 con un’amichevole, guarda i casi della vita, proprio fra l’Italia del dopo Superga e la Grande Ungheria di Hidegkuti e Puskás, cui è dedicato lo stadio in cui la Roma ha giocato e perso la finale col Siviglia. È superfluo sottolineare chi sia stato Ferenc Puskás nella storia del calcio mondiale: basti ricordare che fu uno dei pilastri del Real Madrid che, fra gli anni Cinquanta e Sessanta, abbagliò l’Europa con la sua classe immensa.

Conoscendo un po’ Mourinho, ribadiamo che per lui queste ricorrenze non sono secondarie. Il nostro, difatti, non vive confinato nel presente; ha un grande senso della storia e un rispetto quasi sacrale per le tradizioni. Non a caso, è sempre riuscito a entrare in sintonia con i club che ha allenato e, ancor di più, con i loro sostenitori, rispettandone lo stile di vita, le abitudini allo stadio e tutto ciò che attiene all’anima di una società. Chi pensa che abbia vinto tutto quello che ha vinto solo perché ha allenato spesso dei fenomeni, evidentemente, lo conosce poco. 

Non sappiamo cosa accadrà adesso: se rimarrà nella Capitale o se se ne andrà ancora una volta, da eterno nomade del calcio, in cerca di nuove sfide e nuove platee cui regalare le proprie battute folgoranti e le proprie conferenze stampa mai banali. Ci piacerebbe che rimanesse almeno un altro anno, quanto meno per riprovarci, perché alla Puskás Arena alla Roma è mancato davvero poco per compiere l’impresa. Non ha avuto fortuna, è stata danneggiata da errori arbitrali che si commentano da soli e ha sprecato una miriade di occasioni da rete che, purtroppo, se si vuole vincere, non ci si può permettere di fallire. Fatto sta che ha tenuto testa a un avversario di tutto rispetto, si è battuta fino all’ultimo con coraggio e passione, ha onorato la propria partecipazione all’interno torneo e si è affermata come una delle più belle realtà del panorama internazionale, con notevoli margini di miglioramento. 

A quattro decenni di distanza dall’epopea dei ragazzi di Liedholm, capaci di avere la meglio sulla Juve trapattoniana dei sei campioni del mondo più Boniek e Platini, un’altra compagine giallorossa ha dato, dunque, spettacolo e fatto sognare il suo popolo, che giustamente rende omaggio al condottiero che ha reso possibile tutto questo e lo implora di restare. Mou, come sappiamo, non è un sentimentale: bada al progetto, ai soldi, alle prospettive di crescita e a tanti altri dettagli che fanno la differenza fra un fuoriclasse e un normale allenatore. Pensiamo, tuttavia, che fra lui e la Roma si sia instaurato un rapporto speciale, solido come quello che aveva costruito con la sponda interista di Milano e destinato a durare nel tempo. E non avendo ancora raggiunto il triplete, non avendo ancora vinto tutto ciò che c’era da vincere, non essendo ancora entrato nel mito, insomma avendo ancora qualcosa da perfezionare, è anche possibile che il nostro trovi in una città dal fascino unico gli stimoli necessari per andare avanti. Al resto dovranno provvedere i Friedkin, tenendo conto che se da due anni si parla della Roma come di una delle compagini più temute sulla scena europea, sicuramente lo si deve a un personaggio che non ha nulla in comune con Liedholm, se non l’abilità nell’entrare nella testa dei giocatori e nel far fare loro tutto ciò che desidera. Qualora dovesse rimanere, e ce lo auguriamo di cuore, comunque vada sarà un successo. Aver restituito fiducia e convinzione nei propri mezzi a un’intera comunità, infatti, vale più di ogni trofeo; anzi, per la nostra concezione dello sport, è il trofeo stesso.

Mou oltre Mou ultima modifica: 2023-06-03T10:36:00+02:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
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