“Nuovo” Marco Polo e overtourism. Oltre il punto di rottura

GIANLUCA TRABUCCO GABRIELE SCARAMUZZA
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Venti milioni di passeggeri nel 2037, di cui più del sessanta per cento la sola componente turistica, con un incremento della curva che prosegue ben oltre negli anni successivi. Raddoppio dell’area cargo da 10.000 mq a 21.800 mq, 3.700 mq per un nuovo albergo. Questa è la scala su cui misurare il nuovo Master Plan aeroportuale presentato da SAVE, su cui è in corso in queste settimane il dibattito pubblico previsto dalla legge. La prima riflessione cha va fatta, sul merito, è che occorre uscire da una falsa tenaglia, che si sta tentando di insinuare: quella secondo cui ci troveremmo di fronte all’alternativa tra la crescita aeroportuale, propugnata dalla società di gestione, e la stasi dell’aeroporto, favorita da quanti finora si sono espressi nel dibattito pubblico, a partire dalle associazioni che sono già intervenute e stanno intervenendo.

 Si tratta, è bene dirlo, di un’alternativa del tutto inventata, buona solo per chi perpetua l’approccio secondo cui la crescita vale a prescindere dalle esternalità negative che essa può creare. Il punto, invece, è essenzialmente che siamo entrati in una nuova epoca climatica, come testimoniano le drammatiche vicende di questi anni, ultima solo in tempi cronologici quella dell’Emilia Romagna. E quindi servono una nuova fase e un nuovo approccio soprattutto delle pianificazioni a lungo periodo. Non è un caso che la variabile climatica non sia minimamente presa in considerazione dal master plan. In questa nuova fase lo sviluppo sostenibile di un’infrastruttura come l’aeroporto Marco Polo va considerata accanto a una città che sperimenta da anni il predominio della monocultura turistica e all’interno del sito UNESCO “Venezia e la sua laguna”.

Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, ed Enrico Marchi, presidente e e ad di SAVE, presentano a Palazzo Balbi il masterplan 2023-2037 per l’aeroporto Marco Polo di Venezia. 26 aprile 2023

Come in tutte le attività umane, non può esistere una crescita senza limiti, che non pensi alle conseguenze immediate e nel medio lungo periodo sul territorio circostante. Le criticità di questo approccio le abbiamo già conosciute, proprio in questa regione, campione dell’occupazione di suolo e dell’inquinamento sia del sotto che del sovra suolo.

L’impressione è che le previsioni dell’attuale Master Plan oltrepassino il punto di rottura nel rapporto con il territorio e la città, riproponendo in nuce quel gigantismo che già Venezia aveva conosciuto con il suo porto turistico (al cui riguardo bisognerebbe accelerare quanto già previsto per la soluzione off shore passeggeri e commerciale) e che, nelle intenzioni dei proponenti, si riproporrà con l’aeroporto.

Quello che il gestore aeroportuale fa, nei fatti, è lo spostamento sempre più cospicuo dei pesi urbani dal centro di Mestre alla fascia est (tale è il disegno che sottende alla stazione ipogea dell’alta velocità) relegando sempre più il centro storico alla funzione di parco tematico turistico.

Ciò che andrebbe invece fatto è elaborare un’idea di sviluppo che renda coerente l’aeroporto e la sua crescita con un progetto complessivo su Venezia e sull’area metropolitana vasta, con il fine di attenuare il sovrappeso turistico e incrementarne la qualità, integrare veramente le modalità di trasporto e di spostamento su quest’area strategica per l’economia (a partire dall’integrazione degli scali aeroportuali).

Può insomma essere questa l’occasione per sperimentare un nuovo modello di sviluppo metropolitano, in cui componente economica e cura per il territorio non entrano in conflitto, bensì si tengono reciprocamente.

“Nuovo” Marco Polo e overtourism. Oltre il punto di rottura ultima modifica: 2023-06-09T20:49:55+02:00 da GIANLUCA TRABUCCO GABRIELE SCARAMUZZA
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