Carpacciomania

Un libro di Rosella Mamoli Zorzi porta il lettore alla scoperta delle opere di Vittore Carpaccio da parte di scrittori inglesi e americani del XIX secolo.
PAUL ROSENBERG
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Rosella Mamoli Zorzi, Carpaccio e gli scrittori anglo-americani dell’Ottocento a Venezia, Supernova

 

Il libro breve e ben documentato di Rosella Mamoli Zorzi porta il lettore alla scoperta delle opere di Vittore Carpaccio da parte di scrittori inglesi e americani del XIX secolo, una rinascita attribuita principalmente all’influenza di John Ruskin, il cui entusiasmo e i cui scritti su Carpaccio nella seconda metà del secolo portò l’opera di Carpaccio all’attenzione non solo di scrittori, ma anche di seri collezionisti d’arte e curatori di musei. Come ci racconta Mamoli Zorzi, l’opera di Carpaccio, quasi del tutto trascurata nel mondo anglosassone fino alla metà del XIX secolo, divenne ben presto una tappa obbligata per i visitatori di Venezia che prendevano sul serio l’arte.

La narrazione di Mamoli Zorzi evoca un mondo di scrittori e collezionisti che potrebbe non essere alla portata del lettore moderno, un aspetto questo di per sé affascinante. Mamoli Zorzi ci racconta di come Anna Jameson, una delle prime entusiaste di Carpaccio, non poté vedere una delle opere più famose di Carpaccio nel 1848, Il sogno di Sant’Orsola, perché era stata custodita in magazzino per via di gravi danni subiti. I visitatori della Venezia dell’Ottocento potevano ammirare molte delle opere di Carpaccio nelle Gallerie dell’Accademia, ma il resto richiedeva una visita alla Scuola degli Schiavoni e a diverse altre piccole chiese della città e della terraferma. Oggi, grazie a oltre un secolo di lavori di restauro, la maggior parte delle opere di Carpaccio sono visibili nei principali musei e questo libro fornisce alcuni dettagli intricati su come alcune di quelle opere lasciarono Venezia per l’Inghilterra, dirette a musei e collezioni private.

L’intenso interesse per l’arte italiana nel mondo anglosassone tra la fine del Settecento e tutto l’Ottocento è una vera rivelazione per il lettore, almeno per chi scrive queste note. Per esempio, Mamoli Zorzi fa riferimento a un catalogo che documenta mostre di pittori europei in Nord America tra il 1776 e il 1876, cioè durante il primo secolo di esistenza degli Stati Uniti. Il catalogo comprendeva opere di Tiziano, Tintoretto, Salvator Rosa, Domenichino, Raffaello e tanti altri pittori le cui opere furono esposte “anche nelle più remote città degli Stati Uniti”. Molte di queste, ci viene detto, erano copie – il che evoca un altro elemento di quel mondo passato – il fatto che non erano solo artisti o scuole d’arte a dipingere copie di opere famose, ma anche autori e collezionisti. Il libro propone una notevole copia de Il sogno di Sant’Orsola dipinta dallo stesso John Ruskin e altri esempi affascinanti.

Vittore Carpaccio, Miracolo della Croce a Rialto, 1496, Gallerie dell’Accademia, Venezia

Nel capitolo finale, che tratta della “Carpacciomania” che derivò in gran parte dal lavoro di Ruskin e successivamente da appassionati come Henry James, seguiamo la ricca collezionista Lady Layard, che ci è detto fosse lei stessa un’assidua pittrice, scultrice e chitarrista. Nel 1884 “si fece portare in gondola a San Giorgio degli Schiavoni per chiedere al pittore Luigi Desideri, intento a eseguitre una copia del San Girolamo nello studio del Carpaccio [S. Agostino] per la Arundel Society, per insegnarle a fare copie”. Nel 1886 chiedeva il permesso di copiare opere nella Galleria dell’Accademia. Non solo possedeva una considerevole collezione privata (da lei stessa catalogata nel 1899) che comprendeva opere di Carpaccio, ma svolse anche un ruolo importante nell’acquisire le sue opere e collocarle nella National Gallery di Londra, contribuendo a rendere Carpaccio una figura amata, da critici e copisti allo stesso modo, in Inghilterra.

Immaginare un mondo in cui c’è chi ha il tempo per sedersi e copiare fin nei dettagli capolavori sembra alquanto estraneo al frenetico mondo digitale di oggi. Eppure il libro di Mamoli Zorzi ci mostra che ben prima della proliferazione dei media globali esisteva già una robusta rete internazionale di informazioni che passavano tra Europa, Inghilterra e America sui grandi pittori di Venezia e Italia.

Vittore Carpaccio, Il sogno di Sant’Orsola, 1495, Gallerie dell’Accademia

Descrivendo fin nei particolari l’entusiasmo per Carpaccio di scrittori come Ruskin e di collezionisti come Layard che essi accesero nel mondo di lingua inglese, il libro accompagna il lettore in un delizioso excursus attraverso l’opera stessa di Carpaccio. Il libro propone molte stampe delle sue opere più famose e meno famose. In tal modo possiamo vedere di persona esattamente cosa ha attratto questi scrittori e collezionisti verso le opere di Carpaccio. Il suo realismo, un tempo descritto come “primitivismo” rispetto ai pittori più floridi che erano popolari nel mondo di lingua inglese alla metà del XIX secolo, offre vividi dettagli non solo sui suoi temi ma anche sugli abiti e i costumi dei tempi in cui visse, cosa che la stessa Layard annota nel suo diario del 1881, descrivendo la regata in onore del Re e della Regina d’Italia: “I rematori erano tutti in costume veneziano tratto dai dipinti di Carpaccio”. O ancora Anna Jameson, descrivendo il ciclo di Sant’Orsola,

Le teste sono piene di bellezza, vita, carattere. Lo sfondo è un paesaggio vito attraverso archi maestosi. Tutte le figure del ciclo indossano abiti veneziani del XV secolo.

Questi, come diversi altri esempi di grande elogio per Carpaccio citati nel libro, ebbero senza dubbio un grande impatto sugli scrittori e sui collezionisti che ci vengono presentati in questo meraviglioso libro. Tuttavia, per avere davvero un’idea di quanto fosse alta la stima per Carpaccio, dobbiamo tornare a John Ruskin, la cui discussione sulla “Presentazione di Gesù” nella sua Guida ai principali dipinti nell’Accademia di Belle Arti di Venezia sembra lanciare un guanto di sfida a chiunque non avesse ancora ammirato di persona la grandezza di Carpaccio:

Qui, caro spettatore comune, non sei libero di criticare alcunché! Anzi, avrai la misura di te stesso, dentro e fuori – della tua religiosità, del tuo gusto, della tua conoscenza dell’arte, degli uomini e delle cose – secondo il grado di ammirazione che, in tutta onestà e impiegandoci un tempo adeguato, potrai provare per questo dipinto.

Immagine di copertina: Vittore Carpaccio, Il Leone di San Marco, 1516, Palazzo Ducale, Venezia

Carpacciomania ultima modifica: 2023-06-13T21:02:29+02:00 da PAUL ROSENBERG
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