La stagione delle speranze e degli addii

ROBERTO BERTONI BERNARDI
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Partiamo da Claudio Ranieri, l’allenatore gentiluomo, il giramondo che ha fatto bene ovunque sia andato, l’artefice del miracolo del Leicester campione d’Inghilterra nel 2016, in un torneo che vanta da tempo compagini non solo straricche ma imbottite di fuoriclasse. Ebbene, il mite timoniere di San Saba ne ha combinata un’altra delle sue, prendendo per mano il Cagliari a metà stagione e conducendolo nuovamente in Serie A. Ranieri, che a Cagliari aveva allenato oltre trent’anni fa, richiamato alla guida dei sardi dal presidente Giulini quasi per disperazione, ha compiuto il miracolo. E così, battendo la Bari – come i tifosi d’un tempo chiamavano la squadra dei galletti – nella finale di ritorno dei play-off, ha riportato una compagine storica del nostro calcio là dove merita di stare.

All’età di settantuno anni, dunque, questo giovanotto visionario, che ha mietuto successi ovunque sia stato, che ha insegnato calcio a mezza Europa e che non ha mai smesso di spiccare per civiltà, buonsenso e amore per il prossimo, ha regalato ai tifosi cagliaritani una gioia insperata, che solo qualche mese fa sembrava una chimera. E ci è riuscito distinguendosi,  come sempre, per umanità anche nel momento del trionfo, chiedendo espressamente ai propri sostenitori di non irridere i baresi sconfitti e, comprensibilmente, in lacrime. Di signori così, di protagonisti di questo livello il calcio nel suo insieme ne ha un disperato bisogno.

Allo stesso modo, e per ragioni facilmente intuibili, ha bisogno della grinta e del talento degli azzurrini di Nunziata, secondi al Mondiale Under 20 disputato in Argentina e costretti ad arrendersi solo nel finale contro un Uruguay oggettivamente superiore. Nonostante questo, da Pafundi a Baldanzi, passando per il portiere Desplanches e per Cesare Casadei, capace di laurearsi capocannoniere del torneo succedendo a un certo Haaland, abbiamo visto all’opera la nostra meglio gioventù, con l’auspicio che grandi, medie e piccole della Serie A non trascorrano l’estate a inseguire sogni esotici e approfittino, invece, di occasioni a buon mercato che potrebbero rivelarsi investimenti d’oro per il futuro. 

Passando dai giovani agli anziani (si fa per dire), l’annata che si è appena conclusa ci ha consentito di assistere all’ultima recita di due quarantenni cui possiamo solo dire grazie. Parliamo del doriano Fabio Quagliarella, innamoratosi di Genova al punto che vi ha comprato casa, e di Zlatan Ibrahimović, cui San Siro ha tributato il doveroso applauso e lo strameritato omaggio, al termine di una stagione che per i rossoneri è stata assai meno esaltante della precedente ma che li ha visti comunque tornare in Champions League e raggiungere la semifinale della massima competizione continentale, dove si sono dovuti arrendere a un Inter nettamente superiore. Non sappiamo se Quagliarella voglia provare a giocare in Serie B per riportare subito la Samp in Paradiso o se preferirà un futuro diverso, magari da dirigente; fatto sta che il suo lungo rapporto d’amore con la Serie A dovrebbe essersi concluso e a noi restano la nostalgia e i rimpianti per una storia che sarebbe dovuta essere diversa, se non altro per valorizzare a pieno la classe di un campione di cui solo ora cominciamo a comprendere l’unicità.

Sentimenti contrastanti anche fra Spezia e Verona, con i bianconeri obbligati ad arrendersi e a tornare mestamente fra i cadetti dopo tre stagioni trascorse nella massima serie e gli scaligeri che ancora una volta, proprio come nel 2001, quando ebbero la meglio sulla Reggina, sono riusciti nell’impresa di salvarsi allo spareggio, conservando la categoria e potendo rilanciare le proprie ambizioni dopo essere stati a un passo dal baratro.

Questo turbine di sentimenti contrastanti rende chiaro a tutte e tutti noi che il sipario su questa stagione è definitivamente calato. L’anno prossimo giocheranno in Serie A undici squadre del Nord, cinque del Centro e quattro del Sud, di cui una campione d’Italia. Avremo, dunque, un torneo meno squilibrato, a livello geografico, e senz’altro più ricco grazie alla presenza di una compagine come il Cagliari che è parte della nostra storia e del costume nazionale. Quanto al Bari, sconfitto all’ultimo respiro, siamo sicuri che avrà modo di rifarsi. 

Se ancora seguiamo con tanta passione questo sport, nonostante i troppi soldi che vi ruotano attorno e i costanti tentativi di sabotarlo e distruggerlo, è per storie come queste, in grado di emozionarci come i bambini che torniamo a essere ogni volta che ci immergiamo in questa favola senza fine.

La stagione delle speranze e degli addii ultima modifica: 2023-06-14T12:58:04+02:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
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1 commento

Vitaliano Tiberia 21 Giugno 2023 a 19:44

Ottimo articolo nel metodo e nel merito, con punte evocative dei migliori sentimenti sportivi.

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