Marcos Vinicius. Il suono della libertà

MARCO CINQUE
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Nel 1995, dopo la pubblicazione dell’epistolario Prigionieri dell’uomo bianco per le edizioni Kaos, che raccoglieva le voci di due nativi americani condannati a morte, mi arrivò una telefonata. Era Marcos Vinicius, chitarrista classico brasiliano di assoluto rilievo nel panorama mondiale, che ancora non avevo avuto modo di conoscere. Mi disse che aveva letto il libro da me curato e che ne era rimasto toccato nel profondo.
Da allora sono passati 28 anni e con lui ci siamo incontrati tante volte, nelle più variegate occasioni, per concerti e recital di poesia, anche in istituti scolastici e nelle carceri. Marcos è stato sempre sensibile ai temi dei diritti umani e la musica ha rappresentato un linguaggio per comunicare senso e bellezza in contesti difficili e persino tragici: portare un po’ di luce negli angoli bui dell’umanità era e continua ad essere la missione più alta e nobile per lui, il faro che detta la direzione nello spartito musicale del suo cuore.


Le origini della sua passione per la chitarra risalgono all’infanzia, cioè a quando un giorno, tornando da scuola, il piccolo Marcos si fermò davanti alla vetrina di un emporio che, tra le tante cose, aveva esposta anche una chitarra. Il ragazzino rimase come ipnotizzato, in estasi davanti a quella che doveva sembrargli una visione sacra, un’apparizione divina. Sua madre, non vedendolo tornare, iniziò a preoccuparsi, fin quando non decise di percorrere il tragitto che separava la sua casa dalla scuola. E lo trovò lì, impalato, a fissare a bocca aperta e occhi spalancati quello strumento musicale. La famiglia di Marcos era umile, non poteva permettersi certo di spendere denaro se non per cose davvero necessarie, ma la sua mamma in qualche modo capì che in quello strumento c’era scritto il destino artistico e umano di suo figlio. Quindi, con non poche difficoltà, regalò a Marcos la sua prima chitarra. Quel giorno, il chitarrista brasiliano di Congonhas aveva solo sette anni, ma anche oggi che sua madre non c’è più, sicuramente quello spirito materno continua a vibrare tra le corde della sua chitarra.

Già a quattordici anni  Marcos Vinicius iniziò in maniera folgorante la sua carriera concertistica, vincendo il prestigioso Concorso Internazionale Villa Lobos, Oggi calca i palcoscenici più prestigiosi di tutto il mondo (dal Wigmore Hall di Londra al Cemal Reşit Rey Concert Hall di Istanbul) ed è riconosciuto tra i più quotati interpreti della chitarra classica a livello internazionale. Oltre alla nutrita attività concertistica, è impegnato anche in trascrizioni e revisioni di opere per chitarra classica, che hanno contribuito alla nascita della Marcos Vinicius Guitar Collection, cioè una collezione realizzata per valorizzare quel vasto repertorio chitarristico ricchissimo ma, spesso, ancora inesplorato.


L’approccio di Marcos con la musica è ben lontano dalla necessità esibizionistica e autoreferenziale che purtroppo contagia molti artisti; per lui invece la chitarra è uno strumento attraverso cui seminare, costruire ponti, stabilire relazioni. E se può dedicarsi a qualche causa nobile lo fa senza indugio e senza pericolosi pregiudizi ideologici, politici o religiosi. Ha quindi messo il suo talento artistico e la sua umanità al servizio degli ascolti più eterogenei, suonando in ogni angolo del pianeta, dalle più rinomate sale da concerto alla sede centrale delle Nazioni Unite, dai siti di guerra ai luoghi sacri, dalle accademie alle Favelas. È stato testimonial, assieme ad Amii Stewart, della campagna Noppaw  “Walking Africa”. Tra i suoi estimatori figurano artisti come Joaquin Rodrigo, Julian Bream, Dan Siegel, Riccardo Chailly ed Ennio Morricone.



In un’iniziativa che organizzammo qualche anno fa nel carcere di Pesaro, dove lui tenne un concerto a sezioni unificate, con detenuti e detenute che condividevano lo stesso auditorium, gli chiesi cosa lo spingesse a partecipare a iniziative del genere e lui rispose:

Non ritengo che il talento che ho sia soltanto un modo per alimentare il mio ego, non lo permetterei mai a me stesso. Dalle esperienze precedenti ho potuto ricavare un’intensa gioia nel poter dare agli altri momenti di profondità e al contempo di leggerezza spirituale, facendo sì che, per un attimo, potessero dimenticare le sofferenze e aumentare cosi la loro speranza verso un mondo diverso e più giusto. Generalmente avere successo è molto bello, perché ciò spesso è frutto di un lavoro fatto con determinazione, passione e amore ma, può avere il suo vero senso solo se riesce ad essere condiviso con gli altri. In questo caso coi detenuti e le detenute.


Marcos da molti anni vive in Italia e ricopre la carica di presidente dell’Accademia di Chitarra Classica di Milano, ma attualmente risiede a Roma. Della sua fitta collaborazione con le scuole di musica e del rapporto intenso che stabilisce coi giovani, lui dà questa spiegazione:

Sono stato un ragazzo anch’io, capisco le loro necessità e le grandi difficoltà in cui si trovano oggi. Di esempi positivi ne avrebbero tanti, ma sono nascosti dietro muri di ogni genere, a partire da quelli mediatici che propongono stereotipi e messaggi tanto negativi. Loro sono così fragili davanti a questo mondo e ciò mi rende triste perché è questo che purtroppo i giovani trovano. Oltre a essere una buona occasione per imparare sempre qualcosa da loro, quando sto assieme ai ragazzi preferisco mostrargli con semplicità il mondo reale piuttosto che quello virtuale, cui sono tanto abituati. Sì, i giovani hanno una grande importanza per me, sono come piantine che vorrei curare ogni giorno perché è soprattutto da essi che dipenderà il futuro.

 

Dopo la prima telefonata intercorsa tra noi, nel lontano 1995, qualche giorno fa ecco di nuovo il telefono che squilla e di nuovo la voce di Marcos, che ormai è diventato “el mi hermano”, per annunciarmi una notizia davvero importante. Così vado a leggere l’allegato al messaggio inviatomi: dal Ministero dell’Interno si comunica che “Marcos Vinicius, nato a Congonhas (Brasile) il 17.10.1961, residente a Roma, in data 31 maggio 2023 acquista la cittadinanza italiana”. So che per Marcos questo riconoscimento ha un grande valore, ma so anche che sarebbe tra quelle persone cui andrebbe riconosciuta una cittadinanza senza frontiere e bandiere, perché lui è un artista al servizio della libertà e dei diritti, quindi un vero patrimonio vivente per l’intera umanità.

Marcos Vinicius. Il suono della libertà ultima modifica: 2023-06-22T19:05:18+02:00 da MARCO CINQUE
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