Ciao Tullio. Un amico, un altro pezzo di Venezia che se ne va

Un ricordo personale di Tullio Cardona. I percorsi della sua vita che mi hanno incrociato e mi sono piaciuti.
MARIO SANTI
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Come si può definire una morte; la morte di Tullio Cardona?
Improvvisa. Inattesa. Se l’aggettivo avesse un senso in questo caso userei anche inaccettabile, per me, in questo momento.
Una personalità ricca e variegata: uomo di cultura, scrittore attento alla storia, giornalista, amante di una Venezia che non ha mai smesso di farlo soffrire.
Un uomo capace di raccogliere riconoscimenti e attestazioni di stima che vanno da quelle dei colleghi a quelle del sindaco di Venezia e del presidente della Regione del Veneto.  

Io vorrei dedicargli un breve ricordo, meno istituzionale ma più personale.

Lo lego a una serie di oggetti che lo raccontano, in diverse fasi della sua vita.

Quaranta e più anni fa quella maglietta grigia con le maniche lunghe, spesso sporca di fango con la quale difendeva in porta la squadra di calcio ai tempi del liceo (e io gli offrivo, da terzino destro, con Dino Bravin sulla sinistra, quel poco di protezione che riuscivamo a dargli…).

L’inseparabile compagna di avventure, scritture e riflessioni. La pipa, di cui era rimasto non solo una degli ultimi praticanti (e anche questa è stata per tanti anni una compagna e un piacere anche per me), ma un vero cultore.

Il dato distintivo che ne faceva il vero “giornalista di una volta”. Lui era presente ai fatti, seguiva, capiva e poi tirava fuori penna e taccuino.  Nasceva così la base che, rielaborata poi a casa o in redazione, dava origine ai suoi pezzi.

Del suo amore per Venezia tutti hanno detto e diranno. 

Una vita al Gazzettino, a descrivere quello che scorreva nelle sue vene, lo testimonia. 

Tullio è stato un testimone della vita della città: quando, nella sua gioventù e nella prima maturità – anche professionale – era un corpo vivo. 

Poi quando con preoccupazione ha cominciato a vedere i segni della “malattia degenerativa”.  

Fino a quando ha dovuto descriverne con dolore crescente, la decadenza, fino ai tempi attuali, in cui la considerava ormai “perduta”.

Tullio Cardona ritratto da Sebastiano Casellati, in occasione della presentazione del suo ultimo libro.

Non casualmente sottotitolava il suo ultimo libro L’osteria della memoria (Mazzanti libri – ML meta liber) ”dodici racconti di una Venezia perduta”. 

Una Venezia perduta? “…ma anca no …”.  Mi permettevo di dubitarne nella recensione che su ytali ho dedicato a quel libro, leggendolo insieme a un altro testo delle disillusione su Venezia (Venis andergaun di Andrea Merola.

Per questo al tema della disillusione sulla città che amava (e amiamo) volli dedicare una presentazione congiunta dei due libri allo “Spazio eventi” delle Toletta (preziosa risorsa che Giovanni Pellizzato mette a disposizione per questa occasioni).

La domanda era molto semplice: c’è ancora speranza per Venezia o l’over tourism ne ha ormai irrimediabilmente compromesso la natura di città, trasformando Venezia in un set cinematografico e i suoi abitanti in comparse?

Tullio in quella occasione fu aspramente lucido, denunciando con una vis polemica che non gli avevo mai visto esibire prima le origini (nella politica di gestione della città, fin dai tempi di Cacciari e del suo consacrarne la vocazione turistica) e le fatali conseguenze di una fine annunciata della città, per come l’avevamo conosciuta.

Questo atteggiamento amaramente disilluso non gli impediva di dare spazio emotivo e culturale non solo alle tradizioni (la voga, la storia veneziana…) ma anche alle idee nuove che gli abitanti sanno esprimere in questa città, per farla vivere in quanto organismo urbano e comunità consapevole. 

Caro Tullio, non potrò più chiamarti per annunciarti le ultime novità sulla Vida, su Poveglia, su “Alta tensione Abitativa”, sui plateatici e lo spazio pubblico e via dicendo.  

L’ho sempre fatto sicuro di ricevere da te un ascolto e una comprensione, prima (e come presupposto) per un pezzo sul giornale. 

Allora ciao Tullio. 

Vorrei che tu te ne andassi accompagnato, oltre che dal ricordo riconoscente dei tuoi colleghi e da quello paludato della autorità istituzionali, dal saluto e dalla stima dell’attivismo veneziano.

Immagine di copertina di Andrea Merola

Ciao Tullio. Un amico, un altro pezzo di Venezia che se ne va ultima modifica: 2023-06-24T14:14:29+02:00 da MARIO SANTI
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