Il voto spagnolo è tante cose

La campagna elettorale finisce con destre meno sicure e sinistre in ripresa, almeno morale, per un risultato ancora più incerto che potrebbe non essere il trionfo che il Pp sperava.
ETTORE SINISCALCHI
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Le campagne elettorali sono animali difficili. Per quanto tenti di controllarle, credi che i recinti siano a posto, non sai mai cosa succederà. Sembrano addomesticate ma l’istinto è ferino. Un ostacolo imprevisto, un comando sbagliato, un tono eccessivo, possono portare a uno scarto improvviso, a un altro sentiero, che giunge allo stesso punto ma in altro modo. 

Fuor di metafora — altra brutta bestia, rischiosa ma utile per guardare a cosa dell’epoca presente si riverbera nella cronaca politica — questa campagna era iniziata con un segno preciso, il sanchismo. Derogar el sanchismo è il motto di campagna di Alberto Nuñez Feijóo, i sondaggi dicevano che il cambio di ciclo era maturo. Il sanchismo è la dipendenza di Sánchez per il potere, per ottenere il quale mente, dice una cosa e poi fa il contrario. Ha segnato pre-campagna e inizio campagna, affermando che il tempo di Pedro Sánchez è agotado (esaurito), com’è parso sancire il primo confronto a due, dove Feijóo ha sorpreso tutti, per primi Sánchez e il suo staff, riuscendo a prendere le redini del debate per portarlo dove voleva lui.

Tanto bene è andata che Feijóo & staff hanno deciso di non partecipare all’ultimo confronto a quattro della televisione pubblica, ritenendo che la vittoria fosse certa e che l’ultima settimana di campagna poco potesse influire su questa inerzia vittoriosa che aveva forza di deriva dei continenti. Una settimana, invece, è un’era in quest’epoca veloce, in cui può accadere tutto, il fatto, o qualcosa di meno percettibile, che cambia il tono che illumina i protagonisti della commedia. 

L’11 marzo del 2004 il fatto fu enorme: le stragi di Madrid, l’irruzione del terrorismo di Al Qaeda in Europa — 193 morti, oltre 4 mila feriti, la più grande strage terrorista dopo Lockerbie —.  Fu il meteorite che cambiò il panorama. Ma a cambiare il segno di quella campagna, una quasi sicura vittoria di Aznar, non furono le stragi in sé, bensì la scelta di Aznar e del suo staff di mentire alla Spagna e al mondo, accusando l’Eta degli attentati, pur avendo contezza della matrice jihadista, nella convinzione di trarne reddito elettorale. “Si es Eta, ganamos, si son los islamistas, perdemos“, è la frase che la vulgata attribuisce a Pedro Arriolas, scomparso nel ’22, allora sociologo di punta del Pp e stretto collaboratore di José María Aznar, protagonista delle trattative tra il governo Aznar e l’Eta. Ma c’era già Internet e gli spagnoli all’estero parlavano con casa e media e agenzie di sicurezza nel mondo puntavano sul jihadismo. “Gli spagnoli meritano un governo che non gli menta” disse a Aznar Alfredo Pérez Rubalcaba. La mentira irruppe allora nel lessico politico spagnolo, con la scelta del Pp di Aznar. La menzogna che gli spagnoli non perdonarono, consegnando la vittoria a José Luis Rodríguez Zapatero  — Rubalcaba, scomparso nel 2019, da ministro dell’Interno gestirà la fine dell’Eta nei due governi Zapatero — ma che tanto amano, come tutti, sentirsi dire.

Questa volta niente fatto, e per fortuna, ma qualcosa di meno percettibile; il tempo presente, veloce, in cui una settimana è un’era; un’era in cui sono accadute cose. Vediamole, in ordine solo vagamente cronologico.

La cosa debate. Che è continuato di vita propria, sulla rete e nei social, sui giornali e nei bar. Il fact cheking massacra Feijóo. Se quello con cui hai bastonato l’avversario ora, giustificandoti, devi definirlo “inesattezza”, non aiuta. Saremo pure nella post-verità ma una settimana in cui passa che accusi di mentire mentendo, pesa. Sulla bilancia del sentiment questo comincia a pareggiare il peso della sconfitta al primo confronto, indebolisce le accuse a Sánchez, vela l’immagine del cambio di ciclo inesorabile. 

La cosa Rtve. Feijóo va a un’intervista a Rtve e battibecca con l’intervistatrice, Silvia Intxaurrondo, che contestava la sua affermazione che il Pp non avesse mai congelato le pensioni, tirando in ballo la sua etica giornalistica. Dopo, su altri media, mette in discussione la correttezza della televisione pubblica. Il fact cheking, proposto anche da Twitter, è implacabile. Aveva ragione la giornalista.

Feijóo battibecca con la giornalista Silvia Intxaurrondo di Rtve che lo aveva correttamente confutato; il sistema di verifica con aggiunta di informazioni contestuali da parte degli utenti di Twitter è sufficiente per smentire quasi in tempo reale l’affermazione

Poi la cosa un altro debate è possibile, con l’incontro tra i portavoce parlamentari dei primi sette partiti su Rtve, la televisione pubblica. Ascolti minori del primo Cara a cara sul gruppo privato di Atresmedia ma l’evidenza per lo spettatore che, anche la propaganda elettorale può essere, o meno, un alimento tossico — e che, forse, è il primo piatto, quello vinto da Feijóo, che non ci ha fatto stare tanto bene. 

Poi la cosa carteros. Feijóo pensa bene di ascoltare qualche scaltro consigliere e, trumpianamente, spargere dubbi sulla regolarità del processo elettorale. Nel mirino il voto per posta, la dirigenza di Correos, le Poste spagnole, e un richiamo all’ordine ai postini. I carteros sono un piccolo simbolo positivo di Spagna, il volto consueto e amichevole di uno Stato ancora in buona misura percepito come occhiuto, autoritario e lontano — il potere giudiziario, della divisa, la tassazione, l’inappellabilità della sanzione, diversamente dalla sanità e dall’istruzione pubbliche, orgoglio nazionale della democrazia —. Feijóo è stato presidente di Correos, dal 2000 all’inizio del 2003, nell’ultimo governo Aznar, conosce dunque bene ciò di cui parla. Ma pure, Feijóo è stato presidente di Correos, sa bene come funziona, come può, sulla base dei comunicato di un sindacato giallo, mettere in dubbio un meccanismo tanto cruciale nel processo elettorale, vanto della macchina dello stato spagnolo? Tornando sulle cose, il sentiment si sposta un altro poco.

Ancora cose — quante ne accadono solo in una settimana! —. Le nuove giunte Pp procedono, in coalizione o con l’appoggio esterno di Vox, che incassa presidenze di assemblee. E proseguono le censure e la guerra culturale, contro i diritti delle donne, le politiche di genere, le persone Lgbtq+, la convivenza linguistica, la memoria storica; con la chiusura di assessorati, istituzioni e servizi dedicati, inquietante anticipazione di un governo Pp-Vox a Madrid. In molte di queste città e regioni il Psoe risultò primo partito. Feijóo continua però a chiedere a Sánchez di astenersi se il Pp arriverà primo, consentendogli il varo di un governo monocolore, trovandosi però lui nell’angolo della contraddizione. Perché succede che le contraddizioni, sempre invisibili, a un certo punto diventano come un grosso neo, che non puoi fare a meno di guardarlo, mentre la persona ti parla.

Poi c’è la cosa Pegasus, dal nome del software israeliano con cui son stati illegalmente intercettati politici, giornalisti e legali catalani, oltre che membri del governo Sánchez. Feijóo accusa: “la mancata collaborazione del governo Sánchez” è motivo dell’archiviazione dell’inchiesta; l’atto della Audiencia Nacional, invece, la motiva con “l’assoluta mancanza di cooperazione del governo di Israele”. “Avevo visto un’agenzia”, “un’inesattezza”.

Poi accade la cosa che Feijóo, effettivamente, non va al debate finale a quattro di Rtve, che diventa a tre ma col convitato di pietra, perdendolo. Che fosse un rischio non adeguatamente calcolato ci apparve evidente quando facemmo il punto della campagna a inizio settimana, e male è andata. In premessa, El debate è stato una lezione di televisione data dalla pubblica Rtve al Gruppo privato Atresmedia. In sintesi, il confronto a tre è stato ugualmente a quattro, nell’evocazione dell’assenza di Feijóo, Sánchez ha recuperato l’aplomb presidenziale, Santiago Abascal non ha brillato, Yolanda Díaz è stata la ganadora indiscussa. Ma il vero perdente è stato chi non c’era.

Il confronto è stato un altro spostamento del sentiment nella corsa verso il voto del 23J. Quello in cui il sanchismo, che aveva dominato le elezioni amministrative e la campagna elettorale, si è dilatato tanto da, magari non scoppiare ma perdere forza propulsiva, e inerzia. Lo hanno visto anche nel Pp, a otto ore dalla trasmissione Feijóo fa sapere che ha avuto uno strappo ed è sotto farmaci. Aveva già confermato di non andare ma, anche questa cosa non aiuta, indebolisce.

Perché non è andato? Perché mancano i veri soci di Sánchez, ha detto, i nazionalisti catalani e baschi ( Erc e EH-Bildu che sono golpisti e Eta, nel racconto del Pp, partiti illegittimi in appoggio a un governo illegittimo). Ma la scelta è tattica, mantenere il vantaggio del primo dibattito. Una tattica di un’epoca che non è quella veloce in cui in una settimana cambia tutto, o solo qualcosa. 

Sánchez lo ha accusato di vergognarsi di farsi vedere accanto al socio ultra. Forse ha contato anche rifuggire il confronto, impietoso, tra la coppia presidenziale Sánchez / Díaz e quella Feijóo / Abascal. Ma io direi che Feijóo temesse il confronto con Yolanda Díaz almeno quanto il dare una seconda occasione a Sánchez. 

Un bombardamento di meme ha accolto la scelta di Feijóo di non partecipare al debate finale di Rtve

L’essere gallego, cultura popolare, marinara e contadina, è stato rivendicato da Feijóo, arma contro il madridismo del presidente, la spocchia della capitale, l’aia dei nonni campagnoli versus i quartieri alto-borghesi e le esperienze internazionali. Una donna, galiziana, cresciuta nei cantieri navali del padre sindacalista, in grado di guardare negli occhi l’avversario quando lo accusa e, credibilmente, il pubblico quando vi si rivolge, che conosce i retroscena del potere galiziano, è più credibilmente popolo di lui. Un popolo che ha lavorato per pagarsi gli studi, è diventato avvocata, si è impegnato per il migliorare le condizioni dei lavoratori, per fare accordi che tutelassero i loro interessi non meno di quelli dell’impresa, che è madre e lavoratrice, che è la ministra del governo Sánchez e la leader politica più apprezzata dagli spagnoli, che arriva al debate in taxi e non in auto blu. 

Non esserci non ha marcato le distanze con Vox, le ha delegato la rappresentanza, quindi una qualche autorevolezza. Non ha accresciuto l’immagine del candidato ma gli ha impedito di difendersi, di lasciare, comunque, un segno nei proprio elettori. Ha consentito a Díaz di ricordare l’imbarazzante foto di Feijóo col narcotrafficante galiziano Marcel Dorado — che si giustificherà dicendo che sapeva che “era stato contrabbandiere” ma che ” si può verificare quando lo conobbi non aveva nulla a che fare con queste cose” e che “non ho avuto mai nulla a che fare con l’attività finale di questo signore”, cioè il narcotraffico. Feijóo, non andando, ha perso il dibattito e ha dato la sensazione di avere poco coraggio. E gli spagnoli odiano la codardia, quando viene palesata.

Sánchez ha stigmatizzato l’assenza dell’avversario con la giusta misura e ha fatto qualcosa che non aveva fatto in campagna, ha rivendicato e difeso il governo di coalizione, recuperando, così, anche il profilo presidenziale smarrito. La sintonia con Díaz era evidente, spontanea, profonda. Una coppia di governo rodata e con voglia di lavorare. 

Santiago Abascal non ha brillato, vero, restando anche senza parole quando Sánchez e Díaz hanno smascherato l’affermazione che la riforma del lavoro fosse stata votata da EH-Bildu. “Votarono contro, come Vox”, è stata la risposta in coppia di presidente e vice. Non ha brillato ma, attenzione, ha parlato ai suoi. Ha esordito col vittimismo preventivo — mi aggrediranno, useranno dati falsi, rovesceranno quanto dico — e gli è forse pesata la rappresentanza di tutte le opposizioni, stando attendo a sfumare il suo estremismo per non favorire il voto utile al Pp. La gara per il terzo posto con Sumar è aperta e Vox è sempre favorita dal sistema elettorale, ben posizionata in circoscrizioni elettorali rurali in cui i voti pesano molto di più che in quelle urbane, dove Sumar è più forte. Ma il confronto tra i leader è stato vinto da Díaz, che in un paio di occasioni ha addirittura strapazzato Abascal.

Un affondo di Díaz che dice a Abascal, che non se la passa bene, quello che migliaia di donne davanti al teleschermo vorrebbero dirgli

Sia come sia, Díaz è stata la ganadora, era la sua unica occasione di rivolgersi al pubblico nazionale e l’ha centrata. Il che non vuol dire che Sumar ce l’abbia fatta, l’incerto percorso pesa, ma la partita è più aperta. Díaz è riuscita a motivare gli elettori della sinistra e anche molti elettori del Psoe, ha marcato qualche distanza col Psoe, per esempio sull’età pensionabile, tema sensibile per l’elettorato socialista. Qualcuno ha detto che è stato il dibattito delle seconde file, quello della lotta per il terzo posto, e questo conferma la nuova auge del bipartitismo. E forse e così ma, proprio per questo, ne conferma invece la crisi e l’auge dei governi di coalizione.

https://twitter.com/Spanish_Revo/status/1682002689289338884
Una sintesi dei momenti più incisivi di Yolanda Díaz, che non ha perso occasione di rivolgersi a Santiago Abascal evocando l’assente Albero Feijóo

Le ultime ore di campagna hanno visto un Sánchez ancora attivo a sottolineare le responsabilità di Erc e EH-Bildu nella mancata revisione della ley mordaza e lui e tutti i leader prepararsi ai comizi di chiusura. Il clima della campagna che si conclude è cambiato, chissà se abbastanza da frenare l’inerzia. Avere più voti di Psoe e Sumar può non bastare a Pp e Vox, se non superano il 50 per cento dei seggi, 176, per formare un governo, data la difficoltà a trovare appoggi in Parlamento, arte nella quale eccellono le sinistre reduci da quattro anni di governo di minoranza. Ma, attenzione, tira vento di destra, è l’epoca, e ci sono tante destre in Spagna, spagnole, catalane, basche. L’ipotesi del Piano B per Sánchez e Díaz, interdire il governo delle destre, è ancora in campo. Il voto si presenta quanto mai incerto e Sánchez e Feijóo si giocano il loro futuro politico.

[Immagine di anteprima dal dibattito finale di Rtve]

Il voto spagnolo è tante cose ultima modifica: 2023-07-21T21:37:21+02:00 da ETTORE SINISCALCHI
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