Vacanze giapponesi

PIER GIORGIO GIRASOLE
Condividi
PDF

[TOKYO]

Con uno yen debole e fine di restrizioni durate quasi quattro anni, quest’estate i giapponesi si concedono vacanze comode e tanto desiderate. Chiunque conosca il Giappone saprà già che estate a queste latitudini non coincide con ferie tantomeno con svago. Pochissimi degli aventi diritti fa ferie per non bloccare la grande macchina produttiva del Sol Levante che anche sotto l’afa e il calore di agosto continua a andare avanti.

Da qualche anno nel vocabolario aziendale è entrata la parola “cool biz” (abbreviazione locale di “cool business“) stante a indicare un tipo di abbigliamento concesso in ufficio nei mesi più torridi, composto essenzialmente da camicia, quasi sempre indossata bianca, ma a maniche corte. Un lusso se si pensa che in molti luoghi di lavoro tingersi i capelli e portare smalto sulle unghie per le lavoratrici non è consentito per non “rompere” la proverbiale armonia aziendale. 

Tuttavia nei mesi, qui in Giappone anni, di lotta al Covid, si è creato uno iato sia generazionale sia abitudinario tale che quest’anno molti hanno deciso di prendersi finalmente una pausa dopo averne subite molte a causa di forze maggiori negli ultimi tempi. 

Altro grande motivo è il calo di nascite che, unito a una bassa immigrazione (disincentivata oltre che per motivi linguistici per grande difficoltà a sostenere i ritmi del sistema Giappone da parte di chi non vi è cresciuto dentro) , porta a tutelare maggiormente i giovani. Gli unici e pochi pilastri su cui sembra contare la terza economia globale.

Giovani che però, forse guardando ai loro coetanei in Occidente, chiedono di avere uno stile di vita più lontano dall’azienda ancora spesso legata a fax e ginnastica mattutina di gruppo. 

Molti anni fa, quando il Giappone era in “corsia di sorpasso” come amava definirlo il compianto Pio d’Emilia, le aziende organizzavano le vacanze ai dipendenti portandoli un paio di giorni in qualche località termale, celebre all’epoca l’amore dei giapponesi verso le acque terapeutiche e la quasi totale indifferenza alle spiagge, assieme a colleghi. Storie che udite da qualche giovane nordamericano appena entrato in un’azienda qui, evocano gli spettri del blocco orientale mentre per noi italiani ricordano i racconti dei nostri genitori o nonni alle colonie estive. Oggi quasi nessuna azienda, anche nelle province giapponesi, organizza cose di questo tipo lasciando alle nuove matricole tempo per stare a casa a occuparsi di famiglia o hobby in un Paese che ne ha di tutti i tipi, dal modellismo fino all’assistere a concerti a pagamento di cantanti/ologrammi virtuali. 

Per molti anziani questa mancanza di ferie di gruppo con annesse sbronze di gruppo e cantate al karaoke di vecchie canzoni patriottiche (in Giappone non è mai esistita la leva obbligatoria) ha portato il Paese a calare nei rendimenti economici. 

Forse però l’idea molto novecentesca dello stakanovismo ovvero che la fatica e il sacrificio portano a risultati sempre e comunque si sta sgretolando di fronte al mondo della tecnologia e della globalizzazione che prima o poi ci farà capire che se ben utilizzate e “cavalcate” ci permetteranno di lavorare tutti, meno e forse meglio. La fatica di molti Paesi emergenti come nel Sud globale ha come grande ostacolo proprio questo: la mancanza di tecnologia e di connessioni globali.

La bellissima costa di San’in! (da Twitter: takashifj @fj_takashi)

Il Giappone quindi era grande negli anni Ottanta non tanto per gli sforzi che i lavoratori mettevano in ogni loro attività quanto nel fatto che nello stesso periodo il Giappone era il maggiore sviluppatore di tecnologia volta al miglioramento di quelle fatiche su cui tutti si concentravano. “La forza sta nel ramo che sembra debole ma che non si spezza” diceva Jigoro Kano, il fondatore del judo, per indicare come la flessibilità e la tecnica vincano sulla forza bruta. 

Le parole di Kano ebbero una eco molto forte dopo la sconfitta del Giappone nel Secondo conflitto mondiale dopo che un’ostinata classe dirigente militarista spinse il Paese verso un conflitto sempre più estremo con conseguenze terribili per i suoi cittadini. Tuttavia il Giappone comprese la lezione e di quella dedizione alla “vittoria morale” sopra gli immorali Alleati, fece una pace e sforzo a ricostruire il Paese con lo stesso zelo. Però senza mai perdere tempo nel godere troppo della pace, ritenuta frutto comunque di una vergognosa sconfitta di cui doversi lavare l’onta tutti quanti assieme. Prezzo questo che il Giappone ha pagato per non avere avuto una guerra civile dopo cui le due fazioni si possano addossare l’una all’altra le colpe dei malfunzionamenti del Paese per gli anni a venire, come succede ancora oggi in Italia o Spagna. 

In estate in Giappone si svolge il torneo nazionale di baseball per liceali. Si disputa tra luglio e agosto sotto il sole cocente di Osaka e mentre le varie squadre si affrontano, nei lunghi tempi che il baseball richiede, sugli spalti i compagni di scuola cantano ininterrottamente canzoni di incoraggiamento scandendo il tempo con tamburi. Il baseball arrivò in Giappone, ironia della sorte, prima del Secondo conflitto mondiale e spesso è ritenuto lo sport più “giapponese” dai suoi cittadini. I ragazzi che si sfidano in campo ogni estate sono liceali rasati a zero o con capelli cortissimi decisamente più marziali di quanti pratichino il judo, che ha più adepti fuori che dentro l’arcipelago. Nel caso di vittoria si mettono a urlare l’inno del loro liceo, presumibilmente composto negli anni Trenta e mai cambiato, con la mani raccolte dietro la schiena inarcando la schiena all’indietro in una posa plastica al limite del comico soprattutto per chi come noi, in pieno fascismo, inventò il mito di Monsù Cerutti nelle fabbriche di Torino. In caso di sconfitta invece tutta la squadra scoppia in un pianto sincero gettandosi a terra dove tra lacrime e saliva, raccoglie la terra del “sacro” stadio di Koshien dove si tiene ogni anno il torneo, e se la mette nelle tasche per portarla a casa come segno di ricordo ma anche vergogna per poter tentare di nuovo l’anno dopo. 

Ma quindi niente mare, avventure di spiaggia, discoteche per i poveri samurai con le tasche piene di terra o, nei casi più fortunati, con male alla schiena? Se credete di no, vi sbagliate. 

La festa buddhista dei defunti che si celebra a metà agosto e che quasi sempre garantiva tre giorni di ferie si sta allungando. Molte famiglie organizzano campeggi o lunghe giornate in spiaggia, dimenticando i poveri giovani sotto il sole cocente del Koshien, e giocando, seppur ancora timidamente, a frisbee o a calcio sul bagnasciuga.

Il nuovo sport di tendenza è proprio questo e oltre a numerose squadre europee che stanno aprendo delle popolarissime accademie qui per formare i giovanissimi talenti, il motivo di attrazione è che, confessano in molti, si può giocare con qualsiasi acconciatura e perfino tatuati. 

Una famiglia passeggia sulla riva al tramonto [da Twitter パリジャーナル(Sakurako) @sakurakoparis]

Mentre quindi quest’anno una vera e propria rivoluzione sociale sta avvenendo sotto il sole cocente del Giappone, in Italia in molte spiagge si guarda con diffidenza a chi fa il bagno vestito fino addirittura in alcuni a voler vietare la pratica, definita incompatibile con gli standard igienici e culturali europei. In effetti qui i giapponesi, di cui la maggior parte delle donne dopo i 35 anni, utilizza mute igieniche e traspiranti (le cosiddette rash guard utilizzate originariamente dai surfisti), fa il bagno vestita per evitare scottature e rughe in età avanzata, ci dà una grande lezione antropologica. Seguendo il pensiero asiatico di “prevenire meglio che curare”, approfitta di prodotti che possano garantire il divertimento di un bagno in mare senza preoccuparsi del terribile invecchiamento della pelle, associato alle donne occidentali, da sempre viste come libere ma anche un poco dermatologicamente negligenti. 

Infine se non bastasse tutto questo per parlare di rivoluzione, solo in Giappone i bagnanti di ogni età corrono dal mare a riva per utilizzare i servizi ed evitare di sporcare l’acqua in cui tutti ci si diverte. Motivo questo che sta portando sempre più località a fregiarsi della celeberrime bandiere blu riconosciute a livello internazionale. La logica dell’ufficio spostata in spiaggia non sembra così male. 

L’estate almeno qui sembra non dare così alla testa. 

Vacanze giapponesi ultima modifica: 2023-08-18T19:19:31+02:00 da PIER GIORGIO GIRASOLE
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento