Le ricette per il disastro di Xi

Il presidente cinese ha deciso di non prendere parte in persona al summit del G20 di New Delhi. Le possibili ragioni.
BENIAMINO NATALE
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Perché il presidente cinese Xi Jinping ha deciso di non prendere parte in persona al summit del G20 di New Delhi?
Riassumendo le possibili ragioni di questa sorprendente scelta, l’analista sino-australiano Wen Ti-sung ha indicato quattro possibili ordini di motivi:

  1. Governabilità. Vale a dire che la centralizzazione di tutte le decisioni fortemente voluta da Xi ora non gli permette di essere assente, nemmeno per qualche ora, dai palazzi del potere di Pechino. 
    Aggiungo che nel Partito comunista cinese esiste da molti decenni un’ala “riformista”, quella che ha favorito negli anni Ottanta del secolo scorso l’ascesa di Deng Xiaoping, che si opponeva nientepopodimeno che all’allora,  apparentemente onnipotente Mao Zedong. Questo “gruppo di opinione”, che ha al suo interno varie sfumature ma che in sostanza è favorevole a un graduale avvicinamento delle Cina all’Occidente, in tutti i sensi, esiste ancora in Cina, dentro e fuori dal PCC.
  2. La “narrazione”, secondo la quale “l’Est sta crescendo, l’Ovest sta crollando”, cara a Xi Jinping e ai suoi predecessori, la stessa che propugnavano Mao e il suo “fedele compagno d’armi” (solo che in seguito ha cercato di fargli le scarpe, ma questo per Xi è sicuramente “secondario”) Lin Biao.
  3. Si tratta di una dimostrazione di solidarietà con la Russia il cui presidente Vladimir Putin è escluso dal vertice a causa dell’invasione dell’Ucraina e in sostanza è trattato come un “paria” dalla comunità internazionale.
  4. Protesta contro il Giappone, uno dei membri del G20, contro il quale la Cina sta conducendo una campagna propagandistica perché ha deciso di rilasciare nell’oceano oltre un milione di tonnellate di acqua che potrebbe ancora essere radioattiva dall’impianto nucleare di Fukushima.

Di queste spiegazioni del clamoroso gesto del leader cinese la 3 e la 4 sono semplicemente non credibili. La 2 è solo leggermente meno incredibile ma il fatto stesso che qualcuno l’abbia pensata la dice lunga sull’opinione che si ha nel mondo di Xi. Possibile che abbia le stesse di idee di Lin Biao, riconosciuto dalla storia come un golpista fallito, un uomo politico cinico e spietato il cui carattere aveva forti tratti di narcisismo e di paranoia?

Lin Biao con il Grande timoniere in un manifesto del 1971

Rimane la numero 1, che Wen, indica come la “governance”. 

Tradotto nel linguaggio umano, questo significa che Xi Jinping non può muoversi da Pechino – infatti, complice anche la pandemia di Covid, negli ultimi anni si è mosso pochissimo – senza rischiare che la sua posizione sia messa in discussione.

Infatti, se guardiamo ai fatti accaduti negli ultimi anni, Xi, pur rafforzando il suo controllo del Partito, non ha fatto che collezionare una serie di fallimenti: l’economia è in crisi e certamente la ricetta per farla ripartire non è quella di un sempre più forte statalismo propugnata da Xi e dai suoi collaboratori. La imprese cinesi – anche quelle che hanno avuto una grande proiezione internazionale come Alibaba, Huawei ed Evergrade – hanno sempre avuto al loro interno delle “cellule” del Pcc, che hanno sempre avuto voce in capitolo nelle scelte strategiche di queste imprese. Se questo è stato vero in passato, quando la “tigre” cinese ruggiva con tassi di crescita a due cifre, oggi è più vero che mai. Provate a immaginare, nel clima creato da Xi, quanto possano essere autonome nelle loro decisioni le imprese medio-piccole che dipendono in grande misura dalle banche statali (questo fa pensare alla straordinaria forza economica che avrebbe una Cina nella quale le forze del mercato agissero in una quadro di libertà democratiche, ma questo è un discorso che ci porterebbe lontano).

Il costo del lavoro è aumentato, le esportazioni precipitano, i burocrati del Partito sono sempre più potenti, gli investitori stranieri fuggono.

Financial Times: “L’assenza di Xi Jinping è una sfida allo status del G20 come foro della leadership globale”.

Sul piano internazionale la “nuova Via della Seta”, sponsorizzata in Italia da politici del tutto ignari della Cina e dell’economia internazionale, quali Luigi Di Maio e Giuseppe Conte, è un altro fallimento. L’ unico paese occidentale che vi ha aderito – senza averne alcun beneficio – è stata proprio l’Italia del governo Conte 1 (del quale l’altro azionista rilevante era il leghista Matteo Salvini). Secondo quanto annunciato da esponenti del governo attualmente in carica l’Italia abbandonerà l’iniziativa nei prossimi mesi.

I paesi del cosiddetto Terzo Mondo che vi hanno aderito, come il Pakistan e lo Sri Lanka, sono in bancarotta, schiacciati dai debiti, che in larga parte sono proprio verso istituzioni cinesi.

Xi Jinping ha cercato di rilanciare le sue azioni ponendosi come leader dei cosiddetti BRICS (Brasile. Russia, India, Cina e Sudafrica ai quali presto si potrebbero aggiungere Argentina, Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti), cosa che non gli riesce del tutto facile, prima di tutto per l’opposizione dell’India (della quale Pechino rivendica come sua un’intera provincia, quella dell’Arunachal Pradesh) e per l’eterogeneità a tutti i livelli degli altri membri.

La Cina rivendica lo stato indiano dell’Arunachal Pradesh nella regione dell’Himalaya come parte del Tibet meridionale e territorio cinese. [da X, già Twitter]

Però Xi sembra ritenere questo forum più credibile del G20, che invece è molto più importante, dato che è l’unico a riunire paesi sia del “nord” sia del “sud” del mondo. Ne fanno infatti parte: Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Giappone, Corea del Sud, Messico, Russia, Arabia Saudita, Sudafrica, Turchia, Regno Unito, Stati Uniti e Unione Europea.

In altre parole, allo statalismo in economia, Xi Jinping accoppia una politica estera basata sulla pretesa dell’egemonia su tutti i paesi che non fanno parte dell’ “Occidente”. Snobbando allo stesso tempo le organizzazioni internazionali veramente “multilaterali”. L’uno e l’altra sembrano non essere altro che ricette per un disastro che può tardare ma che certamente arriverà.

Le ricette per il disastro di Xi ultima modifica: 2023-09-05T10:32:12+02:00 da BENIAMINO NATALE
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