Unesco. Il sistema World Heritage non funziona, va riformato

Come afferma giustamente il presidente della WHW Stephan Doempke, “il patrimonio dell’umanità è condotto alla rovina sotto gli occhi di tutti”.
PAUL ROSENBERG
Condividi
PDF

English Version / ytaliglobal

Il mio primo articolo sull’argomento, apparso il 10 settembre 2016, era intitolato“Venezia è crisi: l’ultimatum dell’Unesco”. Dopo che l’Unesco aveva inviato, su richiesta di Italia Nostra-Venezia, ispettori a Venezia per riferire sui crescenti problemi della città lagunare, il World Heritage Committee aveva poi reso pubblica la serie di azioni richieste alla città e allo Stato italiano da intraprendere entro febbraio 2017.

La storia, da allora, è ben nota. Ogni volta che il World Heritage Committee è sembrato pronto a seguire le raccomandazioni dei propri ispettori e a dichiarare Venezia in pericolo, qualche iniziativa da parte del governo ha portato al rinvio del decreto finale: la visita di Brugnaro a Parigi con il suo rapporto segreto nel 2017, i dossier inviati all’UNESCO dal governo, e forse la più nota, la decisione del governo Draghi di bandire le navi da crociera dal Bacino di San Marco.

Ora eccoci nel 2023, e ancora una volta la raccomandazione è quella di aggiungere Venezia alla lista dei siti a rischio di estinzione. Le condizioni sono chiaramente peggiorate secondo tutti i parametri disponibili. Eppure l’emanazione del decreto è stata ancora una volta accantonata… grazie all’annuncio dell’introduzione del biglietto d’accesso? È davvero possibile che quest’annuncio – un’idea peraltro ormai stantia e non testata, di far pagare un ticket ai visitatori giornalieri della città su “base sperimentale”… il prossimo aprile! – è stata il motivo per cui Venezia ha ottenuto nuovamente il via libera dall’UNESCO?

L’analisi della sessione di quest’anno della WHC da parte del gruppo World Heritage Watch fa pensare il contrario. In effetti, la diagnosi di WHW considera il problema sistemico per l’UNESCO, diversamente da quanto sottolineano nel loro più recente comunicato stampa Brugnaro e sodali:

L’organismo dell’UNESCO soffre di alcuni degli stessi difetti sistemici che paralizzano il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: gli stati membri del World Heritage Committee possono abusare del loro potere e prendere decisioni motivate politicamente contrarie all’evidenza dei fatti, mentre la società civile rimane costantemente esclusa dai suoi processi decisionali.

!6 dicembre 2019. L’acqua alta si è fermata a 114 cm sul medio mare, quota inferiore alla previsione: il nartece della basilica di San Marco comunque è finito allagato, aggravando i danni evidenti in foto. © Andrea Merola

La critica di WHW è particolarmente preziosa perché fa capire come il WHC dell’UNESCO abbia rifiutato di classificare anche altri siti che sono chiaramente in pericolo:

La WHW ritiene che la decisione più palesemente sbagliata sia il rifiuto del comitato di iscrivere siti di fatto a grave rischio di estinzione nella “Lista del patrimonio mondiale in pericolo”, come Venezia, la fortezza e il paesaggio culturale di Diyarbakir e i vulcani della Kamchatka, “sebbene ciò fosse stato raccomandato dagli esperti dei suoi stessi organi consultivi” (il virgolettato è mio).

Siti in cui è in corso la distruzione, come le Cascate Vittoria nello Zambia/Zimbabwe, e il Sundarbans, la più grande foresta di mangrovie del mondo in Bangladesh, la Cairo storico e l’acropoli di Atene, non erano nemmeno previsti per l’iscrizione nella cosiddetta “Lista Rossa”; nel caso dell’Acropoli, la Grecia – essa stessa membro del comitato – aveva impedito che il sito comparisse addirittura all’ordine del giorno.

WHW prosegue sottolineando che la WHC era più che disposta ad aggiungere nuovi siti alla lista, contro le raccomandazioni dei propri organi consultivi e contrariamente al proprio codice etico:

Al contrario, il World Heritage Committee non si è posto limiti nell’iscrivere nuovi siti nella Lista del Patrimonio Mondiale. Su un totale di cinquanta candidature, in sedici casi il Committee ha iscritto siti “contro il parere degli esperti degli organi consultivi” (di nuovo il virgolettato è mio)… e quattordici erano stati presentati dagli Stati membri del World Heritage Committee stesso – contrariamente a una richiesta di un precedente Committee  secondo cui gli Stati dovrebbero astenersi dal presentare candidature mentre sono membri del Committee, al fine di sgombrare il campo anche dall’ombra di pregiudizi o influenze politiche.

Insomma, come ci si può fidare di un organismo che ignora “le raccomandazioni degli esperti degli organi consultivi” e consente al potere politico di influenzare le sue decisioni?

World Heritage Watch ha alcune raccomandazioni specifiche:

Chiediamo pertanto ai 195 Stati parti della World Heritage Convention di avviare una riforma del Regolamento del World Heritage Committee in occasione della loro Assemblea generale a Parigi a novembre per porre rimedio agli abusi evidenti e per eleggere nel Committee Stati che offrano maggiori garanzie di adesione allo spirito e alla lettera della World Heritage Convention. È inoltre urgente istituire un regime di sanzioni che entri in vigore quando accadano determinati fatti oggettivamente verificabili.

Sì, è un’esigenza davvero urgente. Il sistema attuale chiaramente non funziona e, come afferma giustamente il presidente della WHW Stephan Doempke, “il patrimonio dell’umanità è condotto alla rovina sotto gli occhi di tutti”.

Immagine di copertina: La sede dell’Unesco a Venezia

Unesco. Il sistema World Heritage non funziona, va riformato ultima modifica: 2023-10-04T19:26:09+02:00 da PAUL ROSENBERG
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento