Il momento di Marwan Barghouti

La sua popolarità si collega a quel ricorso alle stesse armi da cui ci si vorrebbe liberare. Ma è proprio qui la sua attualità: non è una figura paragonabile a Mandela, ma appartiene al mondo che saprebbe scegliere la pace se rispettosa di entrambi.
YTALI
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Quando l’Autorità Palestinese diede vita alla sua unità di archeologi uno di loro dichiarò che non è possibile avere un futuro se non si ha un passato. Aveva ragione e forse oggi, ragionando intorno a questa affermazione, si potrebbe dire che l’Autorità Palestinese sfidata da Hamas deve ricordarsi di aver un passato per sperare di avere ancora un futuro. Morto Arafat, morto Abdel Shafi, prestigiosa figura di comunista residente nell’islamica Gaza, morto Feisal Husseini, un tempo rampollo della più prestigiosa famiglia palestinese, sparita dai radar la cristiana Hanan Ashrawi, figura di nota e alta credibilità, rimosso il prestigioso e brillante intellettuale Sari Nusseibeh, inghiottito dai gorghi degli estremismi e degli affarismi, esiste una popolarità reale che dal passato potrebbe tornare a dare un futuro all’ANP? 

Schiacciata dalla forza delle armi e del sangue, della religione come volano di identità negata, dalla rabbia come dimostrazione di un’esistenza in vita, forse c’è un nome del passato capace di dare un futuro. Potrebbe essere Marwan Barghouti, popolare perché detenuto da anni da Israele. Non è certo un leader immune dalla tentazione armata, il suo nome è legato a quella memoria, e dalla prigione avrebbe invocato anche una terza intifada nel 2014. Se questo è il dato che limita la possibilità di farne, come alcuni hanno tentato di fare, il Mandela palestinese, l’intifada di Barghouti, la sua lotta anche armata, rimane per la terra, per la patria, non per l’islam. Non è un leader religioso, non potrebbe mai essere un burattino dei mullah di Tehran. La sua popolarità si collega a quel ricorso alle stesse armi da cui ci si vorrebbe liberare. Ma è proprio qui la sua attualità: non è una figura paragonabile a Mandela, ma appartiene al mondo che saprebbe scegliere la pace se rispettosa di entrambi.

 

No, Barghouti non è Mandela perché nell’oggi mediorientale non c’è spazio e retaggio per una tale figura. Ma lui forse potrebbe rimettere in piedi un’autorità che risponde agli interessi nazionali e non ai giochi stranieri, quelli che hanno distrutto il processo di pace con gli attentatori suicidi, che non appartenevano all’intifada, ma al complotto iraniano. Come sia stato possibile che una religione che condanna il suicidio santificasse il suicidio andrebbe capito, prima che spiegato. Andrebbe cioè scandagliato da dentro le pieghe e le piaghe dell’islam. Un lavoro che non può che fare i conti con Khomeini. Ma Shafi, il medico comunista della Gaza islamista, è morto. Hanan Ashrawi, la primula cristiana della pace da costruire insieme, è scomparsa nel gorgo. Feisal Husseini è morto e il vero intellettuale palestinese, Sari Nusseibeh, è stato lasciato sparire da chi non lo ha voluto capire. Il passato è quello reale, non quello che si vorrebbe. E nel passato palestinese per sfidare il totalitarismo di Hamas chi c’è?  

Difficile trovare un europeo che non preferirebbe vedere riemergere dal passato una donna, e cristiana, come Hanan Hashrawi, quale leader di una ANP moderna e plurale, da ricostruire in fretta e furia. Non c’è dubbio che sarebbe più congeniale alla costruzione della pace una leadership affidata al ritorno di un grande intellettuale come Sari Nusseibeh. Ma il passato che serve non è quello che non è stato, ma quello che può essere.  L’ipotesi Barghouti appartiene al reale. 

Il momento di Marwan Barghouti ultima modifica: 2023-10-09T19:36:05+02:00 da YTALI
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