Crisi diplomatica tra Spagna e Israele

Un duro botta e risposta tra l'ambasciata israeliana e il governo spagnolo riguarda anche la posizione Ue sul rispetto del Diritto umanitario internazionale nella risposta di Israele agli attacchi terroristici di Hamas
ETTORE SINISCALCHI
Condividi
PDF

Una crisi diplomatica è scoppiata tra la Spagna, presidente di turno dell’Unione europea, e Israele. A scatenarla un duro comunicato stampa dell’ambasciata di Israele a Madrid, emesso nel pomeriggio di ieri, che stigmatizzava le posizioni di “alcuni membri del governo spagnolo”. Il testo denunciava che “certi elementi interni al governo spagnolo hanno optato per allinearsi con questo terrorismo tipo Isis”. La nota prosegue definendo alcune dichiarazioni, senza citarle espressamente, “non solo immorali ma anche pericolose per la sicurezza delle comunità ebraiche in Spagna esponendole al rischio di un maggior numero di incidenti e attacchi antisemiti. Facciamo appello al presidente Sánchez affinché denunci e condanni queste vergognose dichiarazioni”, concludeva il comunicato stampa.

Nel mirino del comunicato, intestato genericamente all’ambasciata e non all’ambasciatrice
Rodica Radian-Gordon, sembrano essere le dichiarazioni di esponenti di Podemos e Sumar che condannavano i bombardamenti sui civili da parte dell’esercito israeliano, giudicandoli “crimini di guerra”. Iole Belarra, ministra dei Diritti sociali e Agenda 2030 in funzione e segretaria generale di Podemos, aveva parlato di “genocidio”, chiedendo al governo di denunciare Netanyahu alla Corte penale internazionale; Sumar ha chiesto al Psoe di mettere il riconoscimento dello stato di Palestina nell’intesa per il governo, mentre la leader della formazione, la vicepresidente del governo e ministra del lavoro in funzione Yolanda Díaz, aveva ricordato “l’apartheid israeliana”.

La risposta del governo spagnolo è arrivata a cura del ministro degli Affari esteri, Unione europea e Cooperazione, José Manuel Albares Bueno. Il comunicato 040 del dicastero titola: “Il governo di Spagna respinge nettamente le falsità diffuse nel comunicato dell’ambasciata di Israele su alcuni suoi membri e non accetta infondate insinuazione su di loro”.

Ogni responsabile politico — continua il testo — può esprimere liberamente le proprie posizioni come rappresentante di un partito politico in una democrazia piena com’è la Spagna. In ogni caso, la posizione congiunta del governo rispetto agli attacchi terroristi perpetrati da Hamas è chiara: condanna netta, richiesta di immediata e incondizionata liberazione degli ostaggi e riconoscimento del diritto di Israele a difendersi nei limiti marcati dal Diritto internazionale e dal Diritto internazionale umanitario.

Il governo congiuntamente — conclude il comunicato — riafferma che l’unica soluzione percorribile per raggiungere una situazione di pace e stabilità nella regione è quella di due Stati che coesistano in pace e sicurezza, così come avallato dalle Nazioni unite.

Il governo congiuntamente — prosegue la nota — ha più volte espresso l’esigenza di distinguere la popolazione palestinese dal gruppo terrorista di Hamas, di proteggere la popolazione civile di Gaza e espresso la necessità inderogabile di mantenere le forniture di base indispensabili per il benessere di detta popolazione.

Il comunicato dell’ambasciata israeliana non sembra aver sortito gli effetti desiderati, nella sua inusitata durezza, che ritroviamo anche nella risposta del governo spagnolo. Albares Bueno, diplomatico di carriera ed esperienza, malgrado la giovane età per gli standard diplomatici, è nato nel 1971, è uso a passi felpati. Ma questa volta non ha usato sfumature. Anche perché, forse, oggetto delle accuse dell’ambasciata non erano tanto le posizioni di Sumar e Podemos. 

Il comunicato stampa giungeva a poche ore da un intervento del capo del governo in funzione, Pedro Sánchez, svolto in quanto presidente di turno dell’Ue al vertice dei leader del Processo di Berlino (un foro intergovernativo per il percorso di adesione dei paesi Balcanici all’Ue), tenutosi in Albania. Nell’apertura dell’intervento, ricordando la difficile congiuntura internazionale, Sánchez ha condannato gli attacchi di Hamas, chiesto l’immediato rilascio degli ostaggi israeliani, difeso il diritto di Israele alla difesa nei limiti del diritto internazionale umanitario “che non avalla l’evacuazione dei palestinesi da Gaza”, riaffermato la soluzione dei due stati come unica strada possibile.

La Spagna è stata inoltre molto attiva nella vicenda della dichiarazione con cui i 27 hanno deciso di porre fine alle ambiguità della posizione europea rispetto al conflitto scatenato dagli attacchi terroristi e militari di Hamas. Le iniziative della presidente della Commissione Ursula van der Leyen e della presidente del Parlamento europeo, Roberta Mentsola, che nelle loro visita in Israele hanno espresso un sostanziale “via libera” a ogni tipo di reazione israeliana senza nessun richiamo al rispetto delle popolazioni civili e delle norme umanitarie, avevano scatenato malumori nelle cancellerie europee, anche perché esulavano dalle loro competenze — per non parlare dell’improvvido annuncio sul suo account di un fantomatico taglio degli aiuti europei ai palestinesi, da parte del commissario ungherese per l’Allargamento e la Politica di vicinato, Olivér Várhelyi. Il contrasto coi ripetuti appelli per scongiurare l’escalation e tutelare la popolazione civile di Gaza dell’Alto rappresentante spagnolo, Josep Borrell, produceva una cacofonia che indeboliva l’Unione europea.

Pedro Sánchez sarebbe quindi il vero destinatario dell’attacco lanciato dall’ambasciata israeliana contro i suoi alleati di governo. Il che fa meglio comprendere la durezza della reazione di José Manuel Albares Bueno, abituato a più indirette espressioni, non sufficienti se si tratta di difendere il capo di governo. In conferenza stampa poche ore fa ha comunicato di aver parlato telefonicamente con l’ambasciatrice israeliana, espresso il sui “dispiacere” per il comunicato considerato “non amichevole” e ritenuto “chiuso l’incidente”.

Israele affronta anche un’altra crisi diplomatica, ben più avanzata, con la Colombia, per le dichiarazioni del presidente Gustavo Petro, che all’indomani degli attacchi di Hamas ha detto “non possiamo consentire che Israele renda Gaza un campo di concentramento”, paragonandolo ad Auschwitz. 

Il viceministro degli Esteri di Israele con delega all’America latina, Jonathan Peled, aveva trasmesso all’ambasciatrice colombiana la contrarietà del governo israeliano per le parole di Petro, “un appoggio alle atrocità commesse dai terroristi di Hamas, che istigano all’antisemitismo, danneggiano i rappresentanti dello Stato di Israele e minacciano la pace della comunità ebraica in Colombia”. Petro si è detto disposto a rompere le relazioni diplomatiche e l’ambasciatore israeliano è stato invitato dal ministro degli esteri ad andarsene. La crisi suscitata dalle posizioni del presidente, che si esprime sulle reti sociali nelle quali è molto attivo, è stata repentina e inattesa, anche perché Israele è un importante fornitore di apparati militari e di sicurezza. Forniture ora sospese.

Immagine di copertina: foto di gruppo dei leader del vertice di Tirana del Foro intergovernativo per il Processo di Berlino; tra gli altri, da sinistra in prima fila, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, il cancelliere federale tedesco Olaf Scholz, il primo ministro albanese Edi Rama, la presidente della Commissione Ue Ursula van der Leyen e il presidente di turno dell’Ue Pedro Sánchez; fonte Moncloa

Crisi diplomatica tra Spagna e Israele ultima modifica: 2023-10-17T12:06:58+02:00 da ETTORE SINISCALCHI
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento