Tanta storia, tante storie. La Fondazione Ligabue

SANDRA GASTALDO
Condividi
PDF

Il principio fu un articolo del quotidiano francese Le Figaro, letto durante un viaggio aereo. Parlava di un giacimento di fossili affiorato nel deserto del Ténéré e di un giovane paleontologo francese, Philippe Taquet. Giancarlo Ligabue si procurò chissà come un numero di telefono e, con un gesto che a noi può sembrare da film, telefonò a quel ricercatore. “Voglio venire a scavare quei fossili“, disse. Partì così un’avventura, fatta di tante avventure, durata decenni. Da quelle prime spedizioni nel Niger, documentate oggi anche al Museo di storia naturale di Venezia dove sono conservati gli scheletri di un dinosauro e di un gigantesco coccodrillo, nacque la spinta a creare un Centro studi e ricerche. Era il 1973, esattamente cinquant’anni fa. Oggi l’eredità del Centro studi e ricerche Giancarlo Ligabue è confluita in una fondazione. A costituirla, nel 2016, a un anno dalla morte dell’imprenditore-paleontologo veneziano, è stato il figlio di Giancarlo, Inti.

Inti, come la divinità solare della cultura incaica. Figlio amatissimo – come anche il nome rivela – nato negli anni della sua piena maturità e al quale Giancarlo manifestava la propria affettività nei modi parchi e sobri dei padri della sua generazione.

Il mezzo secolo del viaggio nella conoscenza intrapreso nel 1973 da Giancarlo – festeggiato a Venezia con una fitta serie di conferenze al Museo di storia naturale e con un incontro pubblico al Teatro Goldoni – è diventato anche occasione per ri-orientare l’attività della istituzione. 

Una prima svolta del percorso c’era stata fin dalla traslazione nel nuovo status giuridico nel 2016: dal sostegno di campagne di scavo o di ricerche di carattere archeologico, paleontologico, antropologico che era stato l’obiettivo del Centro studi, la Fondazione aveva virato verso la diffusione della conoscenza.

Mostra Prima dell’Alfabeto. Al centro Inti Ligabue A sinistra Alberto Angela, a destra il curatore Mario Fales

Inti Ligabue – fedele al motto “conoscere per far conoscere” – si è diviso così in questi anni tra l’attività imprenditoriale nel settore del catering, avviata dal nonno Anacleto nel 1919, e l’organizzazione di importanti mostre ospitate a Venezia (all’Istituto Veneto di Scienze Lettere e Arti) ma anche all’estero e in Italia in luoghi, come il Museo archeologico di Firenze o il Museo archeologico nazionale di Napoli.

Oggi, senza archiviare lo slancio degli ultimi sette anni, la Fondazione Giancarlo Ligabue è intenzionata ad aggiustare la posizione della propria bussola per coniugare storia e futuro. 

Ma le fondamenta rimangono quelle gettate con oltre 130 spedizioni in ogni parte del mondo, le numerose comunicazioni che hanno aggiunto pagine alla storia della paleontologia, le sessantamila foto raccolte negli archivi a fissare e conservare le immagini e il ricordo di luoghi, popoli, ambienti naturali modificati o cancellati dal vorticoso cambiamento climatico, dalle guerre, della devastante omologazione che ha sferzato e sommerso il pianeta come uno tsunami. 

Alberto Angela al centenario della Ligabue Catering (1919-2019)

Oltre alle foto, a documentare un mondo che non c’è più, ci sono i libri – quasi una biblioteca del viaggio e della scoperta – e le copie del semestrale Ligabue Magazine (che ha festeggiato nel 2022 i quarant’anni dal primo numero) e poi i documentari (quasi ottanta quelli realizzati fino a oggi).

Un’imponente attività di divulgazione che valse a Giancarlo i complimenti, nel 1990, di Wilbur E. Garrett, allora direttore del National Geographic, ma anche un riconoscimento per la divulgazione culturale dell’Unesco a Parigi nel 2000. 

La sete di conoscenza che portò Ligabue a stringere solidi legami scientifici e di amicizia con decine di studiosi leader delle ricerche nei rispettivi campi di specializzazione non è mai stata disgiunta dal desiderio di condivisione del sapere. E, per questo, con la generosità che gli era connaturata, Giancarlo donò reperti e oggetti – frutto di scavi autorizzati o di acquisti fatti alle aste o da antiquari di comprovata serietà – a varie istituzioni museali. Prima fra tutte, quella civica veneziana che ha sede al Fondaco dei Turchi. Quel Museo di storia naturale – che Giancarlo presiedette a lungo – nato dalle raccolte di Teodoro Correr che esiste da cento anni e che dal 2019 è stato intitolato proprio a Giancarlo Ligabue.

 Incontro a Venezia con Jean Goodall, famosa etologa studiosa degli scimpanzé, e Donald Johanson, paleontologo, scopritore di Lucy 


2019 Inti Ligabue con la famiglia all’intitolazione del museo di storia Naturale a Giancarlo Ligabue

Mezzo secolo di avventure, dunque, con alla base la curiosità destata da un articolo, letto in aereo durante un viaggio di lavoro, cui fece seguito una telefonata sorprendente. Una delle tante che Giancarlo fece nella sua vita, come accadde quando – e il ricordo è vivo nelle narrazioni di Donald Johanson – chiamò uno studio della Rai di Roma dove era in corso una trasmissione di cui era ospite il paleontologo scopritore di “Lucy”, lo scheletro quasi completo di ominide ritrovato nel 1974 in Etiopia. 

La invito a Venezia, nel mio palazzo sul Canal Grande, disse Giancarlo a Johanson. Porti con sé Lucy.

Venezia era, con lo studio del passato, dell’uomo e dell’umanità, una delle grandi passioni di Giancarlo. Ma era anche il suo biglietto da visita, consapevole com’era che nessuno avrebbe mai rifiutato un invito a raggiungerlo per visitarla. Il suo vivere a Venezia era, in qualche misura, parte del suo charme personale. Uomo di grande umorismo, che amava far ridere gli amici con barzellette limpide ed esilaranti, Giancarlo scherzava anche sul proprio fascino: non sono bello, ma ho il motoscafo, era la frase con la quale talvolta si definiva sorridendo.

Parlava con tutti, dal ministro al gondoliere, e soprattutto faceva sognare tutti quanti coi suoi viaggi nel passato del pianeta, nel presente del suo e nostro mondo. Faceva sognare come lui aveva imparato a fare da ragazzino, divorando i romanzi di Emilio Salgari. 

Ecco, forse il principio non fu la lettura di un articolo del Figaro. Forse l’origine di questi dieci lustri di ricerca, festeggiati ora, fu tra le pagine delle Tigri di Mompracem.

Immagine di copertina: Fossili di dinosauri nel deserto del Ténéré 1973

Tanta storia, tante storie. La Fondazione Ligabue ultima modifica: 2023-11-25T20:04:44+01:00 da SANDRA GASTALDO
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento