Sabbia

ELDAD STOBEZKI
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Versione tedesca

[BAD HOMBURG]

La Stiftung Kunst und Natur (Fondazione Arte e Natura) presenta al Museo Sinclair-Haus di Bad Homburg una mostra sul tema della sabbia. La sabbia come risorsa, vita e Sehnsucht.
Domenica pensavo che questa mostra potesse distrarmi dalla guerra e dal cambiamento climatico. Sbagliavo.

Nella prima sala, l’artista francese Laurent Mareschal (nato nel 1975) presenta il video “The Castle” del 2010. I bambini di una quinta elementare della scuola arabo-ebraica Galil giocano a mani nude nella sabbia di una spiaggia con stampi, secchielli e palette. Man mano che il video procede, diventa chiaro come, nonostante l’orientamento interculturale e bilingue della scuola, riproducano in modo giocoso modelli caratteristici della società israeliana. Parlano per lo più ebraico e combattono per i loro castelli di sabbia e le loro mura. Ragazze e ragazzi giocano separatamente. In “Beiti” (La mia casa in ebraico, opera non in mostra in “Sand”), Mareschal riproduce la demolizione di un appartamento di 45 metri quadrati con piastrelle colorate con spezie macinate (sumacco, zaatar, pepe bianco, curcuma e zenzero). L’idea è che due popoli diversi condividano la stessa casa. L’odore delle spezie trasporta lo spettatore nella posizione geografica di questa casa. Mareschal mette in discussione giocosamente le condizioni dell’identità e del territorio. Le maioliche per pavimenti dipinte con motivi geometrici erano popolari nel 19° secolo e sono tornate popolari nell’Israele d’oggi.

Il cambiamento climatico è presentato con i video di Stefanie Zoche (nata nel 1965) su scandalosi progetti edilizi in Spagna e sull’estrazione illegale di sabbia in Africa. Ogni persona utilizza ogni giorno 18 chilogrammi di sabbia. Questa è una questione politica. Il mondo sta esaurendo la sabbia.

Il clou della mostra è una piccola installazione di Micha Ullman, uno dei più importanti scultori israeliani del nostro tempo. La sua famiglia fuggì, da un villaggio della Turingia nel 1933, in Palestina (suo padre voleva fare lì l’agricoltore), dove nacque, a Tel Aviv, nel 1939. Ullman è presente negli spazi pubblici tedeschi con le sue opere dagli anni Settanta. La più famosa è il monumento che commemora il rogo dei libri sulla Bebelplatz di Berlino. Dal 1997 è membro dell’Akademie der Künste (Accademia delle arti) di Berlino, sezione Arti figurative.

Per la sua opera “Fino all’ultimo granello di sabbia”, Ullman ha raccolto un po’ di granelli di sabbia da cui ne ha poi scelto uno solo. L’ingrandimento con la lente solleva il granello dalla sua dimensione reale per fare del minuscolo e poco appariscente granello il protagonista. Il mondo, un granello di sabbia. La luminosità ambrata dei granellini stupisce gli spettatori che si chinano sulla lente d’ingrandimento. Ti rialzi e sorridi. Oserei dire che non sono stato l’unico a essere illuminato e deliziato da questa bellezza. Vale la pena andare a Bad Homburg per vedere sotto la lente d’ingrandimento un granello di sabbia proveniente da Israele. Ogni granello è unico. La natura offre una varietà infinita e in essa risiede la speranza per il futuro. La forza della bellezza trionferà.

Micha Ulmann sul suo granello di sabbia (foto da Juedische Allgemeine)

In una stanza si possono ammirare 1.680 campioni di sabbia provenienti da tutto il mondo. La sabbia non è solo beige, grigia o bianca. La tavolozza dei colori si estende dal rosso al nero. Potrei stare ore davanti ai tubicini di vetro e meravigliarmi.

Non posso farlo senza associazioni bibliche. Cito dalla Genesi:

L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: ”Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce”.

Questo testo solleva molte domande che però non intendo affrontare ora. Non so se Micha Ullman abbia pensato alla promessa del Signore quando ha scelto il granello di sabbia. Mi chiedo se in tempo di guerra si ha bisogno dell’arte. È un lusso o una necessità della vita?

L’idea che i bambini di Israele si moltiplicheranno come la sabbia del mare mi ricorda una conversazione che ebbi con un ginecologo israeliano, figlio di sopravvissuti all’Olocausto, specializzato in inseminazione artificiale. Quando gli chiesi se non fosse eccessivo sottoporre a questi trattamenti le donne fino ai 45 anni, mi guardò di traverso e disse: “Abbiamo perso sei milioni di persone nella Shoah”.

Nella guerra in corso a Gaza, è stato prelevato, su richiesta dei loro genitori, il seme da soldati caduti e congelato. Viene fatto tutto il possibile affinché questi uomini, la maggior parte dei quali non erano sposati e non avevano ancora espresso il desiderio di avere figli, possano ancora comunque generare. Quali donne saranno disposte a dare alla luce questi bambini? Questi bambini cresceranno con i loro nonni? Come si svilupperà la psiche di un bambino del genere? Tante domande senza risposta. La paura primordiale della propria scomparsa è giustificata per un popolo che nel corso della storia è stato più volte vittima di pogrom e di sterminio. Tuttavia, in questo caso, è doveroso porsi questioni etiche.

Tradotto da Sandra Paoli

Sabbia ultima modifica: 2023-11-27T19:49:24+01:00 da ELDAD STOBEZKI
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