No alla guerra. Artiste per la pace in marcia

Una straordinaria collezione d'arte frutto di decenni di proteste, sit-in, manifestazioni e marce in mostra alla Preservation Hall Gallery di Wellfleet, Massachusetts
JUDITH NEWCOMB STILES
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[WELLFLEET, MA]

Aveva quindici anni, Harriet Jerusha Korim, quando portò per la prima volta la sua musica e la sua arte nelle strade di Washington, DC, unendosi alle migliaia di studenti che manifestavano per il disarmo nucleare prima della crisi dei missili a Cuba. Ricorda che arrivò all’alba, scoprendo che l’amministrazione del presidente Kennedy aveva preparato caffè e snack per i manifestanti. Sessantadue anni dopo, ha curato una straordinaria collezione d’arte frutto di decenni di proteste, sit-in, manifestazioni e marce per una mostra alla Preservation Hall Gallery di Wellfleet, Massachusetts. L’opera d’arte, con contributi provenienti da tutto il mondo, parla ad alta voce (e in silenzio) che è tempo di prestare attenzione al cambiamento climatico, al razzismo, alle guerre insensate, alla perdita dei diritti riproduttivi e alle ingiustizie nei luoghi di lavoro. E non c’è da preoccuparsi se non si può vedere l’esposizione di persona, la mostra è appena diventata globale online grazie a artpeacemakers.org (vedi il link al Catalogo della Mostra Rivoluzionaria).

Per sessantadue anni, per Korim protestare non è stata solo una forma di catarsi. È stata un appello all’azione durato tutta la vita con lo scopo di creare il cambiamento, e incoraggiare tutti a farsi attivisti.

Harriet Jerusha Korim alla manifestazione anti-nucleare march nel corso della crisi dei missili a Cuba

La lotta per i diritti civili ebbe l’effetto di una grande scossa, e fu d’ispirazione, anche per i ragazzi bianchi della classe media degli stati del Nord. Ci entusiasmavano gli inni alla libertà, quell canzoni che erano più che una colonna sonora per il movimento; erano il cuore e l’anima e uno strumento essenziale per portare avanti quel movimento. Mi fu proposto – e accettai volentieri – di progettare e stampare poster serigrafati per il SNCC (Student Nonviolent Coordinating Committee Comitato di Coordinamento Nonviolento degli Studenti). Eravamo ragazzi di città che prendevano la metropolitana fino a Boston e attraversavano il fiume fino a Cambridge per ascoltare Seeger, Baez, Dylan e decine di altri ancora. Portavamo le nostre chitarre in custodie di cartone e componevamo la nostra musica. Per gli adolescenti le canzoni d’amore sono anche canzoni di ribellione. Ero un adolescente quando la merda della guerra del Vietnam finì nel ventilatore.

L’intensità della protesta per la guerra Israele-Gaza ha raggiunto un livello di decibel che non si sentiva da decenni. Nelle città di tutto il mondo, centinaia di migliaia di manifestanti sono scesi in piazza a sostegno della Palestina, mentre domenica scorsa, circa 50.000 persone (Reuters) hanno manifestato a Londra contro l’antisemitismo, e tutto questo si è diffuso in diretta sui social media in tempo reale. Sabato scorso in Italia, centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, innescata dalla morte di Giulia, una studentessa universitaria di 22 anni uccisa dal suo ex ragazzo.

Chip Thomas, What We Do To The Mountain We Do To Each Other (Quel che facciamo alle montagne lo facciano l’uno con l’altro)

All’epoca delle proteste contro la guerra del Vietnam, molto prima che nascesse Internet, il vecchio telefono e il passaparola erano fondamentali per l’organizzazione della militanza e della partecipazione. E se l’attivismo di base è ancora la forza dei movimenti, contano anche i soldi a tanti zeri. Il People’s Forum con sede nel centro di Manhattan, New York, ha contribuito a organizzare manifestazioni dal 7 ottobre con un contributo di 20,4 milioni di dollari da parte dell’imprenditore tecnologico Roy Neville Singham e di sua moglie Jodie Evans di CODEPINK, una “organizzazione femminista di base impegnata a porre fine alla guerra e all’imperialismo degli Stati Uniti e a sostenere la pace e le iniziative a favore dei diritti umani”, come si legge nella dichiarazione di intenti di CODEPINK.

Ellen LeBow, Stop Now (Fermatevi adesso)

Negli anni Ottanta Korim diede il suo contributo per l’avvio di The Peacemakers Collective, un gruppo comunitario di artisti del Massachusetts a sostegno della pace e del cambiamento sociale. Una loro imminente mostra d’arte, più un corteo, è prevista in occasione della ricorrenza della nascita di Martin Luther King.

Chip Thomas, Water Is Life (Acqua è vita)

Il rumore della protesta si è fatto decisamente più forte, e la speranza di Korim e degli artisti i Peacemaker è quella di evitare di farsi coinvolgere in discorsi controproducenti o proteste violente. Korim crede piuttosto che una “connessione emotiva più sottile che alla fine ci spinga a saperne di più e ad agire” emerga attraverso la potenza dell’arte. Come ha detto Roger Payne (il biologo che ha lanciato il movimento per salvare le balene),

Il cuore cambia la mente

Sara Blanford, We Are All Dreamers (Siamo tutti sognatori)

Esperienze di vita reale, storie avvincenti, musica, immagini, teatro, film… tutto questo, soprattutto se comunicato in modo veritiero e artistico, può toccare profondamente i nostri cuori, aprire le nostre menti e spingerci al cambiamento. E quando ci connettiamo con gli altri per condividere risorse, collaborare, cantare, camminare e stare insieme, l’impatto si moltiplica in modo esponenziale. -Korim

Harriet Jerusha Korim, Thoreau Is Here (Thoreau è qui)

Possa l’impatto esponenzialmente moltiplicato galvanizzare i nostri leader mondiali per trovare una soluzione pacifica a questa crisi in Medio Oriente. Amen.

Immagine di copertina: Mary Spencer Nay, To Bring An End To The State Of War (Porre fine allo stato di guerra)

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No alla guerra. Artiste per la pace in marcia ultima modifica: 2023-11-29T17:24:17+01:00 da JUDITH NEWCOMB STILES
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