Villa Nitti. Una casa in cima al mondo

Intervista a Massimiliano Troiani
IDALBERTO FEI
Condividi
PDF

I luoghi della nostra vita non son semplici stanze abitate dal tempo che vi abbiamo passato. Quando lasciamo un posto, vi lasciamo sempre qualcosa di noi. I momenti che lì abbiamo trascorso sono pulviscolo leggero, materia sottile che rimane sospesa ma che, ritornando dentro le stanze di quel tempo, possiamo ancora ritrovare. [Massimiliano Troiani]

Il viandante che si trovi a percorrere la strada che mena a Maratea certo non stupirebbe nel trovarsi innanze, alta su uno sperone di roccia a dominare il tirreneo mare, una magione di proporzioni sontuose e vaste… Ecco, credo che uno scrittore di un secolo fa si sarebbe avvicinato così all’oggetto del nostro colloquio, la villa che Francesco Saverio Nitti, presidente del Consiglio dal 1919 al 1920, si fece costruire nella sua Lucania ad Acquafredda di Maratea, sulla costa del Tirreno. Alla villa e alla sua storia Massimiliano Troiani ha dedicato un documentario: Villa Nitti. Le radici, la pianta, il silenzio.

È vero che in questo luogo sorgeva un tempio ad Apollo?
Sì, e su quello che restava fu costruito il primo nucleo della casina Marsicano all’inizio dell’Ottocento, la sua forma circolare è visibile ancora oggi. Poi, un secolo dopo, quella struttura originaria venne ampliata per diventare la grande villa Nitti, che forse nacque già con lo stigma d’essere una dimora un po’ sinistra; qualcuno diceva, appunto, perché fu edificata sopra un tempio, e certe “indelicatezze” andrebbero evitate. Comunque, già durante i moti del ’48, sotto la villa fu arrestato e ucciso il carbonaro Costabile Carducci, tradito dal prete di Acquafredda, don Peluso, che abitava proprio nella citata stanza circolare della villa. Perciò la fama d’ essere dimora di eventi sinistri ha origine antica.

Chi è stato l’architetto della villa? E, soprattutto, Nitti fu contento del suo operato?
Il progetto fu del veneziano Vincenzo Rinaldo, un architetto che aveva operato soprattutto al nord e che era stato fortemente influenzato dallo stile liberty. Lo fu, ahimè, anche nel disegno di ampliamento della villa di Acquafredda: un progetto esagerato e quello stile era totalmente estraneo al paesaggio lucano. Nitti stesso ha lasciato scritto quanto rimase fortemente deluso e irritato da quel lavoro realizzato da “un architetto pazzo e da una serie di ladri…”, sue testuali parole; lui, in quel periodo, non poteva certo seguire il procedere dei lavori (era già primo ministro) mentre vedeva il costo dei materiali “di pessima qualità”, aumentare di giorno in giorno. La moglie Antonia invece ebbe un giudizio più tenero, ma perché il paesaggio circostante le ricordava comunque la sua amata costiera amalfitana, dov’era nata.

Siamo sinceri. Francesco Saverio Nitti: per la maggior parte di noi oramai è solo il nome di una strada o di una piazza. E invece è un personaggio di grande carattere e dalle molte sfaccettature. Sembra che avesse una grande passione per l’Oriente.
È vero, Nitti non governò per molto tempo ma lo fece nei drammatici anni in cui il fascismo si stava imponendo e gli è stato sempre riconosciuto il suo grande impegno per il Sud dell’Italia che lo portò a ripetere fino al momento della sua morte: “L’Italia deve conoscere e capire il Sud”. Inoltre, dopo la prima guerra mondiale, cercò invano di far intendere alle potenze europee che sarebbe stato un errore di miopia politica umiliare i tedeschi con il trattato di Versailles e che quella decisione si sarebbe ritorta contro l’intera Europa. Ci aveva visto giusto… e ci rimase assai male quando nel ’43 proprio i tedeschi, che da solo aveva in un certo senso quasi “difeso” da quel trattato, lo condannarono a due anni di campo di prigionia. 

Quanto alla passione per l’Oriente di Nitti, in particolare per il buddismo, questo è un aspetto molto affascinante della sua persona, considerando che era un borghese del sud Italia in un’epoca in cui del buddismo, tutto sommato, si parlava solo in certi ristretti e colti circoli di orientalisti. Fu l’amico De Lorenzo, lucano anche lui e importante geologo – che tra l’altro scoprì e gli fece acquistare la tenuta di Acquafredda – a introdurlo al buddismo del Dhammapada, ovvero il buddismo “primitivo” non ancora riformato. Nitti, un borghese laico e non credente, ne fu affascinato al punto da far apporre, all’interno della villa, delle massime scolpite su piccole targhe di marmo, affinché figli e nipoti ci riflettessero sopra. Scrisse anche delle pagine su quel buddismo che, come è noto, non contemplava l’esistenza di un Dio trascendente né tantomeno quella di un’anima. “Le migliori preghiere sono le buone azioni” era la citazione più amata da Nitti.

Troiani, la sua scoperta di villa Nitti è recente?
La scoprii nell’estate del 1968, avevo sedici anni. Fui invitato a trascorrervi le vacanze da un amico di Roma. Per arrivarci era un viaggio eterno, a quei tempi, però poi si approdava a quella Basilicata dalle coste maestose e il mare sontuoso; la villa era poggiata proprio lì. Fu un amore che non si spense mai e mai avrei pensato che sessant’anni dopo ci avrei fatto un film, anche se – in quell’estate – avevo con me una piccola cinepresa 8mm e filmai la villa com’era allora; non sapevo di stare realizzando un documento importante e che poi sarei diventato regista e quelle immagini mi sarebbero state tanto preziose. Gustav Jung l’avrebbe definito un vero caso di sincronicità.

Torniamo a Nitti. Fu proprio qui che si verificò un episodio, il primo di una serie, che lo portò a un ventennale esilio, prima a Zurigo, poi a Parigi.
Era ad Acquafredda, in febbraio, quando si dovette nascondere da una squadra di camicie nere partita da Roma per raggiungere la villa, decisa a dare una “lezione” al presidente che rifiutava di appoggiare Mussolini. Nitti riuscì appena a sfuggire all’agguato nascondendosi nello scantinato, aiutato da gente del posto che lo coprì sviando gli squadristi. Comunque l’aggressione fu solo ritardata di qualche mese, quando gli venne distrutto l’appartamento, di via Alessandro Farnese a Roma, costringendolo dunque a partire, con moglie e cinque figli, per il lungo esilio a Zurigo e a Parigi.

La villa non ha avuto un destino felice, chissà se sia stata davvero la maledizione del dio, e nel 1970 avvenne un fatto che segnò il destino di questo luogo.
Nel giugno del 1970 la villa … implode, muore. Non le sue mura, ma la vita e l’energia che vi circolavano muovendosi anche tra il frutteto e il roseto tanto cari al vecchio Nitti. Tutto si spegne perché muore il nipote Gianpaolo, che da una decina d’anni aveva preso in mano la gestione della villa pur vivendo a Roma come professore universitario. Un pomeriggio si schianta contro un pullman di linea poco distante dal cancello della villa, e accanto a lui c’era Ernesto Galli della Loggia, suo assistente, che rimane solo ferito e che, nel mio documentario, racconta dettagliatamente quell’episodio tragico. Gianpaolo era stato eletto il giorno stesso come consigliere comunale e regionale nelle liste del PCI. 

E oggi?
Oggi? Sarebbe meglio stendere un velo pietoso, oggi comincia … l’altro ieri, ovvero dalla vendita, nel 1973, della villa alla Regione Basilicata da parte degli ultimi eredi: la madre di Gianpaolo (un’importante biologa moglie del premio Nobel, Daniel Bovet) e i cugini Mariano e Antonella Dolci, figli di Luigia Nitti, importante orientalista alla Sorbona. Da allora la villa è stata offesa in tutti i modi: distrutto il frutteto per farne un inutile anfiteatro, successivamente poi richiuso, e distrutti i pregevoli interni per essere trasformarti in ambienti da ufficio, con neon, armadi in acciaio, pavimenti di travertino al posto di quelli originali… Lasciamo perdere. Oggi la villa è chiusa e credo sia anche piuttosto complicato avere la possibilità semplicemente di visitarla. 

Torniamo ai giorni felici, sperando che possano tornare. La villa ha ospitato per anni un vero cenacolo di intellettuali e artisti, burattinai compresi.
Gianpaolo aveva trasformato la villa in luogo di incontro per intellettuali, artisti e politici che in estate venivano da tutta Italia. Vi trascorsero le vacanze Giorgio Napolitano, Amendola, Paola Pitagora, Dario e Gianni Puccini, Galli della Loggia, Giorgio Bassani, Alba de Cespedes e poi, effettivamente, proprio nel ’68 ci fu la straordinaria presenza in villa di una compagnia di burattinai, colleghi di Mariano Dolci, proprietario di una quota della villa. Giornate e serate veramente indimenticabili che a me, adolescente, mi influenzarono a tal punto che qualche anno dopo decisi di fare il burattinaio anche io, e lo feci per vent’anni! Oltre a Mariano c’erano Otello Sarzi – il mitico burattinaio partigiano che raccontava i suoi anni di Resistenza accanto ai fratelli Cervi – e il loro irsuto compagno armeno Jean, che si presentava a tavola con due bisce al collo e poi si esibiva a fine pranzo con un numero in cui mangiava il vetro! 

Lei ora è in partenza per l’India, dove metterà in scena un Macbeth molto atteso. Ma si prepari a ripartire. Vedrà che al suo ritorno qualcuno dei lettori di ytali, ormai sparsi in mezzo mondo, le chiederà di organizzare una proiezione nella sua città.
Sì, ora sto mettendo in scena la tragedia di Shakespeare in India, è un’impresa piuttosto faticosa, debuttiamo prima di Natale. Poi, una volta tornato, spero che il produttore Nicola Timpone ci faccia un pensiero per portare il documentario in giro, magari se qualche istituzione gli lancia l’idea…

Villa Nitti. Una casa in cima al mondo ultima modifica: 2023-11-29T19:08:51+01:00 da IDALBERTO FEI
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

1 commento

Serena Veggetti 1 Dicembre 2023 a 16:28

Conoscendo i lavori di Idalberto Fei, scrittore e regista, ritengo che potrebbe far rinascere il destino della sfortunata e splendida villa Nitti con la sua creatività volgendolo a più elevate vette… magari con una costruzione collettiva che si proponga il riaccendere un valore dimenticato

Reply

Lascia un commento