“Faceva sempre più caldo”

Gli effetti della crisi climatica sono già qui e bisogna cambiare: riusciremo a svegliarci in tempo, a livello di società e di politica, prima di scoprire di esserci spinti troppo oltre?
MARCO MILINI
Condividi
PDF

English Version/ytaliglobal

Spegnere la luce quando si lascia una stanza. Camminare e non prendere l’auto se non si va lontano. Se fa freddo mettere una maglia in più, prima di alzare il riscaldamento. Quando si fa la spesa limitare gli imballaggi di plastica, anche se il sistema spinge a fare l’opposto. Ridurre il consumo di carne, soprattutto quella di manzo, perché ha un’impronta ecologica altissima. Mangiare molta frutta e verdura, preferibilmente di stagione…

Ma ci sono ancora le stagioni? E se ci sono ancora, per quanto? Già quest’anno l’estate è parsa eterna, le temperature di settembre e ottobre hanno fatto registrare massimi storici. Quest’anno per la prima volta – per un solo giorno, ma il valore è simbolico – abbiamo superato la soglia dei 2°C di aumento della temperatura globale rispetto all’età preindustriale, e lo abbiamo fatto nell’anno più caldo, dei record battuti, degli incendi vastissimi eterni, degli eventi estremi ubiqui e frequenti, della COP negli Emirati Arabi presieduta dai petrolieri, del dibattito surreale e sfinente se sia colpa dell’uomo.

Ce la faremo? Ce la faremo a proseguire nelle negoziazioni, a trovare accordi, a rispettarli, a implementare quelli già presi, a proseguire un faticoso percorso di coordinamento e impegno a livello globale? Gli effetti della crisi climatica sono già qui e bisogna cambiare: riusciremo a svegliarci in tempo, a livello di società e di politica, prima di scoprire di esserci spinti troppo oltre? La sveglia, quella della scienza, suona da tempo. Ci siamo girati dall’altra parte e tirando le coperte sulla testa abbiamo continuato a sognare un mondo a trazione fossile e crescita illimitata.


Quest’anno ho letto Il ministero per il futuro di Kim Stanley Robinson. È un libro attuale, avvincente, di una fantascienza realistica, estremamente preciso e accurato per quanto riguarda l’aspetto scientifico e tecnologico delle soluzioni proposte, molto attento alle dinamiche storiche e politiche. Ben scritto e con soluzioni narrative interessanti. Il tema è appunto quello del cambiamento climatico e si svolge in un futuro molto prossimo. I protagonisti potremmo essere tutti noi. Si racconta di come ce l’abbiamo fatta: di come siamo riusciti a evitare il disastro climatico, dopo anni di conflitti, sforzi, cambiamenti politici e trasformazioni economiche, e un terribile prezzo pagato in termini di vite umane. Comincia con queste parole: “Faceva sempre più caldo”. Potrebbe essere la prima battuta di un nostro racconto dell’estate passata, è invece l’inizio della descrizione di una devastante ondata di calore che provoca milioni di morti in India: uno shock che segna un prima e un dopo nella storia dell’umanità.

Toccherà anche a noi attendere un disastro di portata inusitata perché si agisca? Sembra che siamo sulla strada giusta. Da un lato, gli attuali impegni dei governi sono insufficienti per evitare gli effetti peggiori della crisi climatica in atto, dall’altro sembriamo accettare tutto ciò che accade e trasformarlo in quotidianità. È la nostra adattabilità, che però ha dei limiti: siamo fragili, come individui e come società, più fragili di quanto crediamo e pensavamo essere solo pochi anni fa. E le cose sembrano peggiorare più in fretta di quanto gli scienziati avessero previsto. Il senso, in generale, è questo: siamo in pericolo, noi, gli ecosistemi che ci sostengono, la Terra. Facciamocene una ragione. Prendiamone atto e comportiamoci di conseguenza: avremo tutto da guadagnare. E se non tutto, molto, moltissimo se paragonato a quanto perderemo se lasceremo che le cose vadano come sempre, perché non c’è alternativa.


Quest’anno ho letto un altro libro: Primavera ambientale, di Ferdinando Cotugno; sottotitolo: L’ultima rivoluzione per salvare la vita umana sulla Terra.

La crisi climatica è un invito a partecipare ai destini politici del mondo, a uscire dalle bolle nelle quali ci siamo rinchiusi, fatte solo del nostro destino individuale.

(…) ora è il momento della cosmogonia, immaginare cosa diventeremo, chi saremo, qual è la destinazione, cosa c’è ad attenderci in porto dopo le tempeste. Conosciamo l’altro mondo, quello che si sta già spezzando, ora ci serve il nuovo mondo.

(…) questo radicale senso di urgenza è un immenso valore politico perché non si potrà rinviare la rivoluzione a congiunture più feconde, non si potrà procrastinare in attesa delle condizioni sociali ideali: bisogna crearle, usando ogni risorsa possibile.

Ho preso solo alcune frasi dal primo capitolo, ma avrei potuto prenderne altre qui e là, perché si tratta di un libro piccolo ma ricco. Ferdinando Cotugno (che tiene una bella newsletter settimanale, Areale) ha uno sguardo attento e sensibile, con chiarezza ed empatia osserva, descrive e ragiona intorno ai grandi temi della crisi climatica che stiamo vivendo. Temi che sono anche al centro delle COP come quella che si svolge in questi giorni, a cominciare da quello, fondamentale, della giustizia climatica.

I cambiamenti climatici richiedono cooperazione, la cooperazione richiede inclusione, l’inclusione è fatta di giustizia. (…) Senza attenzione ai bisogni di tutti gli umani non ci sarà mai un clima stabilizzato. (…) Con questo clima nessuno si salverà da solo.

Nel libro si fa un’analisi dei movimenti per il clima, del ruolo della politica, dell’Europa, di ciascuno di noi, dell’attivismo climatico in ogni sua declinazione; si descrive il punto in cui siamo, ciò di cui abbiamo bisogno per muoverci e cambiare; è un invito, una chiamata a partecipare, quella di Cotugno, a rimetterci in discussione, e soprattutto in gioco:

La responsabilità individuale è stata strumentalizzata per sottostimare quella industriale e politica (…) ma questo non significa che non esista un livello di responsabilità personale, che va dal voto alla tavola, dal conto in banca alla piazza. (…) La buona cosa è che nessuna perfezione è richiesta.

Per concludere: in questi giorni, fuori dalla mia finestra, il tempo è variabile tendente al grigio, pioggia e qualche sprazzo di sole, temperature oscillanti, instabilità. Il futuro è incerto; ma abbiamo le risorse, gli strumenti, i numeri per salvare tutto il salvabile, e riservarci il diritto di vivere, tutti, in un mondo futuro giusto e accogliente.

Copertina: Foto di Loren Gu su Unsplash 

“Faceva sempre più caldo” ultima modifica: 2023-11-30T18:50:29+01:00 da MARCO MILINI
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

VAI AL PROSSIMO ARTICOLO:

Lascia un commento