La perfetta scenografia di “C’è ancora domani”. Parla Paola Comencini

Il successo del film di Paola Cortellesi deve molto anche al lavoro di una scenografa che si muove nel solco della migliore tradizione “artigianale” del cinema italiano.
BARBARA MARENGO
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Chi c’è dietro al meritatissimo successo del film del momento, “C’è ancora domani”, tanto attuale e intenso, che si riallaccia purtroppo ai quotidiani femminicidi che costellano l’Italia?
Parliamo del complesso lavoro della squadra che ha affiancato la regista Paola Cortellesi durante le nove settimane di riprese, tecnici e specialisti che partendo dalla scenografia hanno dato vita a questa pellicola così particolare.

Paola Comencini è la scenografa di “C’è ancora domani”: costumista e scenografa con studi in architettura con una lunghissima serie di film alle spalle, nasce in una famiglia dove l’arte cinematografica è di casa, il padre Luigi e le sorelle Cristina e Francesca insegnano.

Paola occupa un “dietro le quinte” dal quale dipende luogo, ambienti interni ed esterni, oggetti, insomma tutto ciò che lo spettatore vede durante la proiezione: anche per lei quindi un grande riconoscimento, questo successo.

Non immaginavo che il film arrivasse a essere un fenomeno visto da ogni categoria sociale di persone, anche se sono consapevole della popolarità e della simpatia di Paola Cortellesi e del suo valore come regista.

Come è iniziata l’avventura di “C’è ancora domani” per Comencini?
Come ogni volta, è il regista che cerca lo scenografo, per essere aiutato a realizzare quello che vuole: se le idee sono tante e confuse la cosa si fa difficile, mentre in questo caso Paola Cortellesi aveva idee molto precise. A gennaio dello scorso anno, sedute al tavolino di un caffè, per tre ore mi è stato raccontato scena per scena tutto il film, preciso preciso. La regista aveva bisogno di varie scene da esterno, da realizzare in una Roma del 1946, ma come si sa le città sono cambiate totalmente, piene di contaminazioni, quindi tutto è stato alquanto complicato.

Sullo schermo appare una Roma in bianco e nero, luoghi che appartengono alla memoria: dove è stato girato il film?
Gli ambienti principali sono la casa di Delia e il cortile: la casa è stata costruita a Cinecittà e per gli esterni abbiamo visitato quartieri di case popolari storiche, costruite prima della guerra. Testaccio è il quartiere che ha molti condomini IACP vecchi, uno dei primi quartieri popolari di Roma con case costruite tra fine Ottocento a primi del Novecento, bei complessi con enormi cortili con gli alberi. Abbiamo eseguito molti interventi per la scenografia, su lampioni, portoni, luci… Testaccio ha una bellissima atmosfera ed è il meno contaminato dalla modernità, lì c’è stato il fulcro del film, mentre altre scene sono state girate vicino al Lungotevere, cercando luoghi dove non ci sono negozi o strutture moderne. I lampioni non si possono mimetizzare, ad esempio, problemi sono i portoni di alluminio e i parchimetri, da occultare in varie maniere fantasiose.

Parlaci della ricerca alla base delle varie ambientazioni.
Prima di cominciare le riprese inizio una minuziosa documentazione guardando vecchi film, foto d’archivio, immagini che compongono un repertorio, ad esempio in una foto del dopoguerra ho visto una pompa di benzina scassata, e ho usato l’idea per coprire uno dei famosi parchimetri.

Lo scenario del film è vario, esterni e interni si susseguono: quanto tempo è stato necessario per preparare le scene?
Un lavoro che si fa un po’ alla volta: la casa è stata costruita a Cinecittà, su progetto preciso della regista che aveva chiari tutti i movimenti degli interpreti tra camere e cucina in questo caso. La chiesa di Santa Caterina ai Funari è stata scelta anche se filologicamente non era inserita nel contesto del film, ma la drammaturgia del film stesso prevedeva determinati gesti  che si inserivano in quel nucleo di strade.

Una quantità di oggetti, mobili, abiti, calzature, automobili…
Io lavoro con il mio braccio destro, Fiorella Cicolini, l’arredatrice, abbiamo fornitori vari che noleggiano oggetti vecchi, oggi tramite internet si trova qualunque cose tra privati e magazzini, così i costumisti che trovano o fabbricano gli indumenti, per le auto ci sono depositi apposta, oltre a collezionisti privati. 

Abbiamo impiegato oltre nove settimane a girare questo film, per una precisa esigenza della regista che ha chiesto alla produzione la cosa più preziosa e quindi più costosa che esiste: il tempo.  

Ha girato con calma e cura le scene, mentre il mio lavoro è iniziato prima di cominciare le riprese, mi piace lavorare con calma, in questo caso abbiamo fatto varie visite in molti quartieri di Roma, facendo foto con una preparazione “preventiva”. 

In questo determinato momento così drammatico che quotidianamente o quasi vede una donna uccisa dai soprusi del compagno, la storia di Delia si inserisce con un tempismo tragico e  veramente incredibile, come un ulteriore richiamo alle coscienze.
Paola Cortellesi ha sempre portato avanti temi legati alle donne, persona intelligente ha avuto l’idea della storia che si sviluppa nel film, con una sorta di suspence che dura fino alla fine. Ma il finale  non lo raccontiamo.

I manifesti elettorali del 1946 sul referendum tra monarchia e repubblica che gli attacchini incollano sui muri di una Roma offesa dalla guerra, ad esempio, non si potevano vedere poiché sotto copyright, una delle tantissime difficoltà da superare per girare scene importanti.

Ho lavorato tanto, tanti sono stati i film per i quali mi sono impegnata, “C’è ancora domani” ha avuto un successo impensabile, tutta l’équipe è stata coinvolta nel successo. Leggendo una sceneggiatura come questa ho capito che il film stava veramente bene in piedi, ed è quello che è successo.

C’è una scuola dove si impara il mestiere di scenografo?
La scuola migliore è il Centro Sperimentale di Cinematografia, la scuola di cinema a Roma. Accetta studenti che quando escono da tale scuola hanno una perizia incredibile nell’uso dei sistemi digitali, tecnica che la mia generazione non conosce. I loro bozzetti sono meravigliosi, in un attimo disegnano interni completi e perfetti… un aiuto enorme.

“C’è ancora domani”, per fortuna.

“Senza queste fantastiche donne sarei persa #scenografiaarredamento” (dall’account FB di Paola Comencini, con gli occhiali scuri nella foto)

La perfetta scenografia di “C’è ancora domani”. Parla Paola Comencini ultima modifica: 2023-12-01T18:24:35+01:00 da BARBARA MARENGO
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