“Prometeo”. Il solo annuncio dell’opera di Nono fa il tutto esaurito

Già introvabili i biglietti per le rappresentazioni in programma alla fine del prossimo mese di gennaio.
SANDRA GASTALDO
Condividi
PDF

Evaporati in poche ore. I biglietti per le rappresentazioni del Prometeo Tragedia dell’ascolto di Luigi Nono, in programma alla fine del prossimo mese di gennaio, sono già introvabili.
Annunciata il 30 novembre, con un comunicato della Biennale di Venezia che organizza l’evento, la vendita online è stata aperta lo stesso giorno alle ore 12, ma già a metà pomeriggio le quattro date previste risultavano “non disponibili”.  

Vivaticket segnala sulla pagina di acquisto dei posti che i biglietti messi in vendita sono esauriti e consiglia di riprovare nelle prossime settimane, nella speranza di nuove eventuali disponibilità. 

È, questo, un indiscutibile segno della grande attesa per il Prometeo – che sarà riallestito a quarant’anni dalla prima rappresentazione – proprio nel luogo per il quale era stato pensato: l’ex chiesa di San Lorenzo a Venezia.

Per celebrare il centenario della nascita (29 gennaio 1924) del grande compositore veneziano Luigi Nono (scomparso nel 1990), l’Archivio storico delle arti contemporanee della Biennale di Venezia ha pensato a un progetto speciale: il riallestimento della composizione che andrà in scena il 26-27-28 e 29 gennaio.

“Prometeo – tragedia dell’ascolto” è un lavoro che ha avuto una lunga elaborazione e che fu prodotto dalla Biennale Musica – all’epoca diretta da Mario Messinis – nel 1984. La composizione ha avuto nel tempo diverse riedizioni, ma in nessuna occasione nel luogo originario, l’ex chiesa di San Lorenzo, per cui era stata concepita.

Chiesa di origini antichissime  – forse già del VI secolo – annessa in origine a un monastero femminile benedettino e ricostruita tra il Cinque e il Seicento,  San Lorenzo, dalla facciata rimasta grezza e incompiuta, ha una pianta quadrata ed è a unica navata, divisa in due parti, quasi a metà, da tre grandi arcate. Le due laterali, chiuse da muratura e da grate, a segnare la delimitazione tra la spazio riservato ai fedeli e quello, il coro, destinato alle monache; e l’arcata centrale occupata da un altare monumentale a doppia faccia progettato da Girolamo Campagna. 

Inaccessibile per decenni per i gravi danni subiti durante la prima guerra mondiale, San Lorenzo ha conservato dell’arredo originario solo le strutture sopra descritte, essendo stata spogliata nel tempo di  dipinti, decori e anche degli  altari laterali, sei presumibilmente. Proprio l’aspetto solenne, monumentale, ma spoglio dell’ex chiesa – che dal 2019 è nuovamente aperta al pubblico, dalla primavera all’autunno, grazie a Ocean Space, il centro dedicato all’incrocio di scienza e arte contemporanea dalla Fondazione Thyssen-Bornemisza TBA21- rappresentò un elemento essenziale del primo Prometeo composto da Nono nella fase in cui stava sviluppando una tecnica denominata “suono mobile”.

Mario Messinis (scomparso nel 2020), direttore della Biennale Musica al tempo della commissione del Prometeo, ritratto con la moglie Paola alla Fondazione Vedova nel 2016.

Una tecnica complessa e affascinante – compositiva/esecutiva – che prevedeva la compresenza di strumenti acustici e voci umane ma anche l’uso dell’elettronica e che per la prima versione inseriva gli esecutori in uno spazio scenico multipiano in legno, pensato da Renzo Piano, in qualche misura ispirato alle cantorie antiche. 

Nel sito della Fondazione Luigi Nono si leggono, a questo proposito, degli “appunti” del compositore che, parlando di questa struttura, fa cenno all’“altra percezione possibile, dall’interno, nelle ‘viscere’ del fantastico strumento musicale ligneo, e non scenografia, creato da Renzo Piano. Questi legni, queste pietre-spazi di San Lorenzo, infiniti respiri”.

Un’idea della vastità del lavoro che sta dietro la tecnica del “suono mobile” è stata fornita nel corso dell’ultimo appuntamento della sesta edizione del Festival Luigi Nono che si è chiuso proprio il 30 novembre e che ha celebrato i trent’anni dell’omonima Fondazione.

Modello della struttura progettata da Renzo Piano per il Prometeo.

All’auditorium dell’M9 di Mestre, Alvise Vidolin, del centro di fonologia computazionale dell’Università di Padova, storico collaboratore anche di Nono, durante una bella lezione-concerto si è soffermato su una pagina splendidamente esemplificativa (Hölderlin) del Prometeo affidata a due soprani, flauto basso, clarinetto contrabasso, due attori e live electronics, in cui l’applicazione elettronica produce, con un “ritardo” predefinito diverso per ciascuna delle due voci di soprano, un particolare effetto assimilabile  a un’eco.

Si tratta solo di un piccolissimo saggio della complicata architettura  del lavoro che coinvolse in quel primo allestimento veneziano le più importanti figure del panorama del live electronics (lo studio di Friburgo, il Laboratorio Musicale della Biennale di Venezia, il Centro di Fonologia dell’Università di Padova) oltre a cantanti, importanti strumentisti solisti, coro misto (guidato da  André Richard) , due direttori d’orchestra in contemporanea: Claudio Abbado e Roberto Cecconi.

Nella creazione della prima versione del Prometeo, quella andata in scena nel 1984,  Nono fu affiancato, oltre che da Piano, anche dal pittore Emilio Vedova, per quelli che sono stati definiti “interventi luce”.

I testi del lavoro hanno la firma di Massimo Cacciari che curò il libretto ispirato a opere di Walter Benjamin, Eschilo, Euripide, Göethe, Erodoto, Esiodo, Friedrich Hölderlin, Pindaro, Arnold Schönberg e Sofocle. La versione definitiva del 1985 venne data a Milano, all’interno dello stabilimento Ansaldo, con sei recite, andate in scena fra la fine di settembre e i primi di ottobre, nell’ambito della stagione ’85-’86 del teatro alla Scala che, con la Biennale e la collaborazione del Comune di Venezia, aveva prodotto il lavoro. 

 

Il progetto di Piano illustrato da Vidolin 

La complessità della partitura del Prometeo spiegata durante la conferenza-concerto che ha concluso il Festival 2023 della Fondazione Luigi Nono.

La versione milanese utilizzò ancora la struttura-strumento a più piani di Renzo Piano che non sarà impiegata a gennaio a Venezia così come non ne venne previsto l’impiego per tutte le numerose riprese del lavoro: Francoforte e Parigi nel 1987,  Berlino nel 1988, Amsterdam nel 1992,  Salisburgo nel 1993, Lisbona nel 1995, Bruxelles nel 1997, Giappone nel 1998, Lucerna nel 2001, Madrid nel 2003, Londra nel 2008. 

Nella ripresa veneziana, in occasione del centenario della nascita del compositore, lo spazio dell’ex chiesa di San Lorenzo sarà re-immaginato dal regista Antonello Pocetti e dallo scenografo Antonino Viola. La direzione dell’orchestra sarà affidata a Marco Angius, punto di riferimento – spiega una nota della Biennale – della musica contemporanea a livello internazionale, che sarà alla testa dell’Orchestra di Padova e del Veneto.  

Tra i solisti Roberto Fabbriciani al flauto e Giancarlo Schiaffini alla tuba, entrambi scelti da Nono anche per la prima  assoluta dell’opera. Il live electronics sarà affidato ad Alvise Vidolin, anch’egli a fianco di Nono nel 1984 e negli allestimenti successivi.

Da menzionare – come ricorda la Biennale – importanti solisti a completare i complessi strumentali e vocali:  Carlo Lazari alla viola, Michele Marco Rossi al violoncello, Emiliano Amadori al contrabbasso; le voci dei cantanti Rosaria Angotti, Livia Rado, Chiara Osella, Katarzyna Otczyk, Marco Rencinai, e le voci recitanti Sofia Pozdniakova e Jacopo Giacomoni, oltre al Coro del Friuli Venezia Giulia.

La riproposizione del Prometeo fa parte di un percorso di valorizzazione del Fondo Luigi Nono che la Fondazione Archivio Luigi Nono  – in base ad un recentissimo accordo – ha deciso di far confluire nel Centro Internazionale della ricerca sulle arti contemporanee della Biennale, in corso di realizzazione all’Arsenale. 

Immagine di copertina: Alvise Vidolin spiega le tecniche per ottenere il “suono mobile”. Nella foto sullo schermo, secondo da destra, Luigi Nono.

“Prometeo”. Il solo annuncio dell’opera di Nono fa il tutto esaurito ultima modifica: 2023-12-01T20:25:56+01:00 da SANDRA GASTALDO
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento