Il romano Aurelio che divenne il milanese Ambrogio

BARBARA MARENGO
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Il suo nome era antico, s’ispirava ai miti greci: l’ambrosia era infatti la bevanda che rendeva gli dei immortali. E il destino di Aurelio Ambrogio era già scritto nel suo nome dal giorno della nascita, nel 340 dC. ad Augusta Treverorum, oggi Treviri. Cittadino romano figlio del Prefetto del Pretorio delle Gallie apparteneva a una grande, importante famiglia senatoria della Gens Aurelia.
Nel IV secolo dopo Cristo il padre di Aurelio, secondo la tradizione romana, esercitava compiti amministrativi nella Gallia Belgica, sulle rive del fiume Mosella. Sotto l’Imperatore Costanzo, figlio di quel Costantino che permise la diffusione del cristianesimo nel vasto territorio dell’Impero, il Prefetto del Pretorio aveva compiti militari in una città di circa ottantamila abitanti, terra di confine dove vivevano Galli e Franchi, abbellita da importanti monumenti, come un ippodromo capace di ospitare cinquantamila spettatori.

Claude Vignon, Saint Ambrose, 1623-1625, Minneapolis Institute of Arts

Aurelio Ambrogio nacque nella fede cristiana e dopo la precoce morte del padre, ancora bambino rientrò a Roma frequentando scuole ed ambienti delle famiglie aristocratiche: studiò  greco, storia, filosofia, retorica assieme ad aritmetica, astronomia, diritto, letteratura  e musica ed iniziò la carriera al servizio dell’Impero scalando i gradini dell’amministrazione fino a diventare governatore dell’Italia Annonaria, la provincia di Aemila e Liguria con sede a Milano, città dove risiedeva l’imperatore Valentiniano.

Ma il cuore della famiglia era a Roma, in un luogo centrale e cruciale come Campo Marzio, in quella che oggi è una piccola strada tortuosa, che unisce Piazza Mattei alla via del Portico di Ottavia: via di Sant’Ambrogio.

Era quindi un vero romano di Roma, il futuro Vescovo e Santo protettore di Milano.

La sua domus di famiglia, vicina al Campidoglio, ai Fori, al teatro di Marcello e al Portico di Ottavia, alla Crypta Balbi e all’Area Sacra oggi Largo Argentina, sorgeva allo snodo urbano movimentato a un passo dal Circus Flaminius, nell’ansa del Tevere dedicata da Augusto a teatri, biblioteche, giochi popolari.

Sulle rovine della casa di Ambrogio in età medievale venne costruito un monastero dedicato a Santa Maria de Maxima: tale nome forse di allaccia all’esistenza della via Tecta, cioè coperta, che con un lungo porticato univa la zona al Teatro di Marcello.

Sant‘Ambrosio in un mosaico nella Basilica a lui intitolata a Milano

Papa Liberio nel 353 secondo la tradizione impose qui il velo delle vergini a Marcellina, sorella di Ambrogio che aveva allevato oltre a lui anche Satiro, il minore, ritirandosi in seguito ad una vita di carità e preghiere.

La via mantiene i simboli antichi che la collegano al patrono di Milano: l’architrave del grande portone che oggi immette in un convento benedettino reca la scritta PATERNA S. AMBROSII DOMUS.  Fino al 1860 il vasto convento ospitò una comunità di monache benedettine, cacciate dal Papa perché accusate di onorare con troppo fervore una consorella ritenuta indegna. Alle monache subentrarono   i monaci di Subiaco, sempre Benedettini, fino a oggi. 

Ambrogio funzionario romano lasciò Roma per il Nord, dove in tempi turbolenti e di dispute feroci civili e religiose portò avanti un’opera pacificatrice che doveva diventare la sua missione. Il mondo cristiano  era lacerato da sanguinose diatribe tra ariani e cattolici: la natura di Cristo era stata  messa in discussione dal monaco alessandrino Ario con teorie dichiarate eresie dal Concilio di Nicea del 325. Dispute incomprensibili per il popolo che si scatenò in rivolte dopo la morte del Vescovo Aussenzio che a Milano predicava la dottrina ariana. A furor di popolo fu Ambrogio ad essere acclamato Vescovo per la profonda umanità e compassione che aveva dimostrato nelle sue azioni, ed Ambrogio tentò invano di rifiutare, poiché non si sentiva preparato né pur essendo cristiano era stato battezzato. 

Ambrogio iniziò a predicare dopo aver donato tutti i suoi beni al popolo, e tra chi lo ascoltava c’era un giovane berbero, proveniente dalla costa del Nordafrica. Era un poeta e filosofo di fede manichea che seguiva la religione orientale dell’iraniano Mani: Agostino di Ippona, futuro padre della Chiesa, che fu battezzato da Ambrogio stesso.

Ambrogio morì a Milano nel 397: Patrono della città, è sepolto nella Basilica a lui dedicata.

Spoglie mortali di Ambrogio e Gervasio, rivestite dei paramenti liturgici, nella cripta della Basilica di Sant’Ambrogio a Milano [nell’immagine di copertina].
Il romano Aurelio che divenne il milanese Ambrogio ultima modifica: 2023-12-06T17:13:08+01:00 da BARBARA MARENGO
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