La Giudecca, l’isola che c’è e che ci sarà

Nella sede veneziana di Emergency è in corso una bella mostra che dà conto del fermento sociale e culturale che tuttora anima la comunità giudecchina.
BARBARA MARENGO
Condividi
PDF

“L’isola che c’è” è la Giudecca che si presenta con un gran gala grazie ai principali interpreti della sua specifica identità: i suoi abitanti, che accolgono i visitatori della mostra inaugurata mercoledì 6 dicembre negli spazi di Emergency per ribadire che l’antica Spinalonga continua a vivere in una dimensione sociale vivace e attiva. 

Motori di tale iniziativa sono due giudecchini, uno doc come Andrea Barina, e uno perfettamente inserito come Nicola Golea, che hanno coinvolto l’associazione umanitaria indipendente fondata da Gino Strada nel 1994. 

Barina, laurea in Statistica e oste per passione, titolare del bar “la Palanca”, motore sociale dell’isola, e Galea, pittore romeno che coglie gli aspetti più intensi degli abitanti della Giudecca attraverso i suoi ritratti, hanno dato vita all’iniziativa che fino al 20 dicembre dalle 11 alle 17 (mercoledì-sabato) presenterà al pubblico 19 ritratti significativi dei circa seimila abitanti dell’isola. Il farmacista e la fruttivendola, il barista e l’intellettuale, e su tutti Gino Strada, che ha voluto nell’isola il centro internazionale di Emergency:  questa parte di Venezia considerata “lontano” è composta da persone che rendono viva l’isola abitandola e trovando luogo di incontro e di socialità nel bar di Andrea, punto focale di chiacchiere e di compagnia, di solidarietà e quindi di aiuto reciproco. 

Andrea Barina e Nicola Golea (foto di Barbara Marengo)

“L’idea è nata da Nicola,  che ha pensato di ritrarre le persone importanti dell’isola – dice Andrea, emozionato di fronte alla folla di persone accorsa ad assistere all’inaugurazione – ci troviamo a raccontarci come comunità che si ritrova attraverso l’arte, un progetto partito quasi un anno fa, con i quadri di Nicola e le mie note che accompagnano ogni ritratto, dal farmacista al professore, dal fotografo al barista: un’isola vivace dal profilo umano e culturale  attivo che rischia di essere fagocitata dal turismo. Anche noi dovremmo fare qualcosa per evitare l’invasione, e possiamo farlo partendo dalle piccole cose, come mantenere vivi i negozi di prossimità, affittare le case a famiglie locali… Non abbiamo appoggio dall’amministrazione, da molti anni, ma portiamo avanti la nostra identità di giudecchini attraverso molte iniziative, tra queste Poveglia per tutti e ATA Alta Tensione Abitativa (proposta di legge per regolare e limitare le locazioni brevi-

Mara Rumiz (foto di Barbara Marengo)

Mara Rumiz responsabile di Emergency accoglie la comunità:

temi della pace, della salute, dell’accoglienza, del rispetto dei diritti umani sono quelli tradizionali della nostra associazione, alla quale oggi si inserisce  quello di essere parte del tessuto dell’isola, in una città come Venezia che sta perdendo l’anima: in molti casi le iniziative culturali sono vetrina di  qualche cosa che si fa altrove, mentre “L’isola che c’è” concorre a una produzione culturale autoctona. Una volta qui alla Giudecca esistevano industrie e fabbriche, oggi non più competitive rispetto all’economia turistica, ma la produzione culturale può essere l’alternativa capace di  rendere viva l’isola. Spero che tale bellissima iniziativa possa avere un seguito, bisogna preservare questo angolo della città.

Un evento pensato da molto tempo per far parte ancora di più della comunità, per continuare ad esserlo in tempi cosi difficili – afferma Nicola Golea che vive da oltre dieci anni nell’isola – è un privilegio avere questi contatti, incontrare amici, per questo ci piacerebbe che oltre a pittori anche altri artisti, poeti, romanzieri ci possano affiancare per prossime iniziative.

Saverio Simi de Burgis, critico e storico dell’arte e docente presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia illustra la mostra “così partecipata, in questa sede di Emergency che

s’inserisce sulla scala internazionale con iniziative che servono a far scoprire questa parte di Venezia attraverso il 19 ritratti di Golea con l’identificazione di Barina tramite la sua prosa, è bene rilevare come tutto s’inserisca nel progetto di Gino Strada che ribadiva il concetto di essere presenti nelle piccole comunità: tradizione di Venezia nei secoli, che inglobava le comunità ebraica, albanese, lombarda e numerose altre, oggi alla Giudecca si vive una notevole esperienza per cercare di ripartire attraverso l’arte. I ritratti di Golea dimostrano una fede nella pittura con tecnica tradizionale, che segue la tradizione iconica  greco ortodossa propria dell’autore, identità di una terra importantissima per la cultura come la Romania. I 19  ritratti  sono di impronta frontale per entrare dentro le personalità dei personaggi, in questo senso è operazione molto valida che dà riscontro a queste presenze che rendono l’isola viva e rappresentano una abitativa culturale valida: la pittura sullo sfondo blu  dei ritratti sostituisce l’oro delle icone bizantine, come il passaggio compiuto da Giotto che traduce dal greco al latino la sua pittura con lo sfondo blu.

“Questa comunità frizzante” – come dice Andrea Barina, si presenta così, da vicino e intensamente.

Fino al 21 dicembre presso la sede di Emergency sarà possibile visitare anche il Negozio di Natale con prodotti dei Paesi in cui Emergency lavora, artigianato, moda ed accessori. Possibile anche on line acquistare oltre ad oggetti anche iniziative legate alla cura come visite pediatriche o ambulatoriali, pacchi spesa o apparati sanitari, fisioterapie, sostegno alle donne.

La Giudecca, l’isola che c’è e che ci sarà ultima modifica: 2023-12-07T16:51:19+01:00 da BARBARA MARENGO
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento