Le nostre sorgenti

ALESSANDRA BARZI
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Scompongo per ricomporre e fondo nell’immagine questi due sentimenti
così che il presente è il ritorno di una provenienza lontana.
[Stefania Beretta, “Città d’Europa”]

Alcuni luoghi usano la voce dell’acqua per raccontarci la coevoluzione tra paesaggio naturale e attività umana. Da sempre il territorio influenza l’economia che in esso si sviluppa e viene a sua volta plasmato dalle conseguenti opere di antropizzazione. Ora però la tecnologia e la globalizzazione stanno allentando il legame di interdipendenza tra uomo e natura, e di conseguenza stiamo perdendo la memoria storica delle radici della nostra civiltà. 

A nord di Treviso, città d’acque, si estende per alcuni chilometri la cosiddetta “fascia delle risorgive”, dove le acque del Piave, filtrate attraverso i terreni sassosi dell’alta pianura, riemergono in polle e “fontanassi”, che solo in minima parte hanno mantenuto l’idilliaco aspetto originario, più spesso prosciugati dall’abbassamento della falda o addirittura tombinati.

Qui nascono decine di piccoli corsi d’acqua di pianura, affluenti di sinistra del Sile, caratterizzati da scarsa pendenza ma con una portata abbastanza costante. Mediante la rettificazione di alcune anse, già in epoca Veneziana si ottengono dislivelli sufficienti a muovere ruote da mulino per macinare il grano o produrre la carta per la Serenissima. Documenti del XVI secolo ne riportano più di quattrocento nella sola podesteria di Treviso. Per secoli i mulini sono anche gli unici punti di attraversamento dei fiumi, oltre ai guadi e agli antichi ponti romani, fulcro pertanto della viabilità oltre che dell’economia locale.

Alcuni di questi storici edifici sono stati oggetto di affascinanti recuperi, altri versano in stato di abbandono, altri ancora sono completamente scomparsi, il loro ricordo preservato unicamente nel letto dei fiumi dalla presenza delle antiche chiuse, delle rogge e dei salti d’acqua. Testimoni silenziosi non solo di un paesaggio in continua trasformazione, ma anche dei diversi approcci che si sono susseguiti in tema di archeologia industriale. Dalla politica della tabula rasa, si è passati dapprima alla fase del recupero conservativo in cui il manufatto proto-industriale, riconosciuto depositario di valore, viene preservato per la contemplazione dei posteri ma privato di qualsiasi funzione e incistato in un contesto contemporaneo dal quale resta avulso. La maggior attenzione al consumo di suolo ha condotto infine alla fase del riutilizzo, con la conversione ad uso abitativo di quelle aree ex periferiche, ma nel frattempo divenute centrali, abbandonate dalle antiche manifatture.

Contemporaneamente il recente interesse alla produzione diffusa di energia elettrica da fonti rinnovabili, sta dando nuova vita anche ai vecchi salti d’acqua, per decenni dimenticati, presso i quali si stanno via via installando piccole turbine a vite idrodinamica in grado di utilizzare corsi d’acqua a pelo libero e a ridotta velocità di flusso, proprio come le vecchie pale da mulino.

Per illustrare la presenza nel territorio di queste transizioni, ho scelto tre foto per ciascuno dei temi affrontati: risorgive, chiuse, cascate e mulini.

Ho cercato di documentare il fascino di questi luoghi speciali, in cui si stratificano vari livelli di storia, ed il paradosso che li vedeva essere, un tempo, i primi importanti interventi “umani” in un paesaggio interamente naturale, mentre ora restano l’unico elemento “naturale” in un contesto interamente antropizzato.

Le acque che vediamo scorrere ci parlano della loro provenienza lontana, ci fanno sentire che passato e presente convivono, ci invitano a ricordare chi siamo e a riscoprire le nostre sorgenti. 

1. Risorgiva del Musestre – Breda di Piave (TV); 2. Risorgiva del Pegorile – Ponzano Veneto (TV); 3.Risorgiva del Musestrelle – Breda di Piave (TV)  [© Alessandra Barzi]

4. Chiusa sul Melma – Pozzan di Carbonera (TV); 5. Chiusa sulla Piavesella (TV); 6. Chiusa sul Nerbon – Cendon di Silea (TV)  [© Alessandra Barzi]

7. Cascata sul Melma – Silea (TV); 8. Cascata sul Botteniga (TV); 9. Cascata sul Sile (TV)  [© Alessandra Barzi]                                      

10. Molino Comirato sullo Storga (TV); 11. Ex molino sul Nerbon – Cendon di Silea (TV); 12. Residenze ”al Ciodo” sulla Piavesella (TV)  [© Alessandra Barzi]

Treviso, 2022

Alessandra Barzi partecipa alla mostra collettiva di Venetofotografia, che si apre venerdì 12 gennaio alle ore 17.30, a Palazzo dei Trecento, Treviso. Esporrò il suo ultimo lavoro: (ri)conoscimi / prosopagnosia.

Le nostre sorgenti ultima modifica: 2023-12-28T17:57:37+01:00 da ALESSANDRA BARZI
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