Venezia e la musica

FRANCO AVICOLLI
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Storia e architettura

L’esuberanza architettonica di Venezia definisce un contesto urbano in cui le vicende umane, che pure costituiscono il lungo filo narrativo della sua formazione, soccombono sotto l’immediatezza del fattore visivo. Accade, perciò, che la fabbrica costruita per dare forma alle pulsioni della coscienza e del desiderio umani finisca per assorbire e annullare anche la ragione da cui trae origine.

A dare un importante contributo alla ricomposizione del sistema complesso che costituisce Venezia come civiltà, provvede con semplicità l’agile libretto Nell’isola della musica. Passeggiate musicali veneziane, del compositore Marco Giommoni accompagnato dal bel corredo fotografico di Maria Novella Papafava dei Carraresi. Si tratta di una guida in cui luoghi, personaggi ed eventi propongono un dialogo con una loro adeguata collocazione storica relativa alla città e alla musica.

È possibile allora dare corpo al rapporto tra Palazzo Corner e Antonio Vivaldi, tra la Chiesa di san Geremia e Andrea Gabrieli o entrare in Palazzo Surian-Bellotto dove furono allestite le prime assolute di opere di Vivaldi e di Albinoni. Orbene, nel palazzo visse Jean Jacques Rousseau che si “convinse definitivamente della superiorità della musica italiana su ogni altra musica”, cosa che può anche essere irrilevante agli effetti di una qualche qualificazione musicale, ma importante rispetto al ruolo di Venezia nella storia della musica.

La pubblicazione è organizzata su quattro itinerari cui se ne aggiunge un quinto dedicato alle isole ed è impreziosita da diciotto Excursus, schede che affrontano temi specifici come “Le cortigiane a Venezia”, i protagonisti della musica veneziana come Antonio Vivaldi, Baldassarre Galluppi, Claudio Monteverdi, o “Mozart nella casa di don Giovanni” e l’argomento impegnativo della nascita della polifonia a Venezia. Le passeggiate per Venezia diventano così incontri con l’arte dei liutai, con Elvira Malibran, Andrea e Giovanni Gabrieli, Giovanni Legrenzi, con monsignor Lorenzo Perosi che permettono di ritrovare l’anima della città.

Seguendo i vari percorsi indicati, si vive con la suggestione delle molte vite che ne hanno determinato il destino, è possibile entrare a Ca’ Vendramin Calergi guardando oltre i tavoli delle roulettes o del baccarà o delle divise dei croupiers per sentire la musica del grande Wagner che qui visse e a Palazzo Badoer-Tiepolo, oggi Hotel Europa.  

Non mancano aneddoti che parlano di Venezia oltre la sua fisicità, come quello che ha come protagonista Cecilia Zeno Tron.  In occasione di uno spettacolo al Teatro San Beneto, la nobildonna affittò il palco al granduca di Russia Paolo Petrovic, figlio di Caterina II e sua moglie Maria Teodorovna, per una cifra esorbitante. La cosa divenne oggetto della satira popolare che sottolineò l’evento con il noto stile mordace e suadente:

Brava la Trona / La vende el palco / Più caro de la mona”, cui senza perdersi d’animo, la donna replicò, “La Trona / la mona / la dona.  

I luoghi e i personaggi escono dalla penombra del rito turistico frettoloso per rientrare nel rapporto vitale tra la musica e la città. Ca’ d’Oro appare nella luce ambientale della Gioconda di Amilcare Ponchielli, la Scuola Grande della Misericordia ripropone le suggestioni del librettista Gian Francesco Busenello autore de L’incoronazione di Poppea di Monteverdi e della Didone di Francesco Cavalli. 

Le città sono storia e metafora, immagine e narrazione, sono testimonianza, evocazione e proposta. E comunque sono un dato della storia, soprattutto per una realtà come quella italiana che ha il privilegio – una vera e propria rendita di posizione – di averla. Perché le categorie dell’identità che hanno tempi lunghi di gestazione e di vita sono rivelazioni di potenzialità e di condizioni, possiedono collanti sociali, possibilità di collocazione cosciente in un sistema di relazioni dove pensiero convergente e pensiero divergente possono convivere ed essere progetto. Venezia è una civiltà, una concezione del mondo ed è quantomai opportuno ricostruirne le sinapsi, rendere visibile il rapporto tra manufatto e significato, tra luoghi e personaggi, infine, tra ragione ed esistenza. Nell’eco di quanto Braudel afferma per Roma, bisognerebbe avvicinarsi a Venezia per impregnare il mondo della sua sopravvivenza, dare visibilità al suo valore culturale appunto entrando nelle ragioni che sono alla base delle sue straordinarie morfologie architettoniche. 

I Teatri, la musica e la famiglia Grimani

Si racconta che la servitù della famiglia Grimani dovesse essere capace di suonare almeno uno strumento e ciò per essere di conforto in un momento di bisogno. Nelle aggiunte alle minuziose e preziose descrizioni di Francesco Sansovino nel suo Venetia città nobilissima et singolare, del 1663, Giustiniano Martinioni, ricorda che a Venezia funzionavano nel Seicento “quattro principalissimi Teatri”. Uno di essi si trovava presso le Fondamente nove ed era chiamato “di Santi Giovanni e Paolo, per esser ivi vicino”. Era di proprietà di Giovanni Grimani che lo fece rifare “tutto di pietra” su un suo terreno “mostrando anco in ciò quella generosità d’animo che fu sempre ne suoi Maggiori e ch’è sua propria”. Presso il teatro venne rappresentata La Delia ovvero la Sera Sposa del Sole, libretto di Giulio Strozzi, membro dell’Accademia degli Incogniti, messo in musica da Francesco Manelli. Per il teatro, Claudio Monteverdi compose Le nozze di Enea con Lavinia (1641), L’incoronazione di Poppea (1642) e, probabilmente, anche Il ritorno di Ulisse in patria (1640); Francesco Cavalli rappresentò il Ciro (1654), la Statira, (1655), il Xerse (1655), L’Artemisia (1656).

La famiglia Grimani era padrona anche di un teatro a S. Samuele.

La Musica, si legge nel testo, è sempre esquisita, facendosi scelta delle migliori voci della Città, conducendone anco da Roma, di Germania, e d’altri luoghi, e specialmente donne, le quali con la bellezza del volto, con la ricchezza degl’abiti, con il vezzo del Canto, con l’azioni proprie del Personaggio che rappresentano, apportano e stupore e meraviglia.

La musica appare, allora, nella ragione del teatro e del fare, fissa i riferimenti non solo della vita in sé, ma nella vita in quanto dato della convivenza collettiva. Ed è quanto accade per le arti in generale e per la conoscenza, il che crea qualche legittimo dubbio sulla centralità del lavoro.  

Palazzo Grimani a Santa Maria Formosa (Venezia) – Tribuna

La Chiesa di San Marco e la polifonia

La città è come la vita, cioè è tutti i nomi dati all’esistenza, altrimenti categoria indefinibile se non puro vuoto, è il luogo dove spazio e tempo acquisiscono una fisionomia, un profilo, diventano un dato della coscienza, una proposta.
Sansovino  ricorda che a Venezia funzionavano studi di musica come quello “del cavaliar Sanuto figlio di Gian Francesco a san Giovanni Decollato”, e di “Catarin Zeno nel quale si trova un’organo (sic) che fu di Matthias re di Ungaria”, specificando, inoltre “tanto harmonico e perfetto e di tanto prezzo, che i suoi lo condizionarono per testamento, che non uscisse giamai di quella famiglia”; lo studio di Luigi Balbi Causidico a Santa Maria Zebenigo, di Agostino Amadi

in cui sono stromenti non pure alla moderna, ma alla greca e all’antica in numero assai grande, e altri ancora, aggiunge Sansovino, “esendo chiarissima e vera cosa, che la Musica ha la sua propria sede in questa città.

L’elenco di compositori è lunghissimo e arriva ai nostri giorni senza soluzione di continuità. Ed è vitale sentire i luoghi veneziani collocati nella storia dell’uomo espressa dalla musica, come la Chiesa di San Marco dove nasce la polifonia.

Fu proprio grazie al sostegno dato dagli strumenti alle voci e alla precisa e attenta distribuzione spaziale delle masse sonore all’interno della Basilica di San Marco che si poterono da un lato compensare le difficoltà d’intonazione di questa complessa polifonia e dall’altro renderne chiaramente intellegibili le parole: si poté così giungere a soluzioni di particolare effetto e grandiosità.

È l’origine di quel “suonare assieme” che “trova incredibilmente le sue radici prime proprio nella Scuola polifonica marciana.”  

(Marco Giommoni, Nell’isola della musica. Passeggiate musicali veneziane, fotografie di Maria Novella Papafava dei Carraresi, Diastema editrice, Treviso, 2022, pp. 184, Euro 25,00)

Articolo pubblicato dalla rivista Nexus, che ytali.com ringrazia per averne consentito la riproduzione.

Venezia e la musica ultima modifica: 2024-01-09T19:14:49+01:00 da FRANCO AVICOLLI
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