La scommessa arcobaleno di Kyriakos Mītsotakīs

Il premier greco crede che i conservatori possano riuscire là dove Syriza ha fallito: legalizzare i matrimoni gay. Per farlo è pronto a sfidare il suo partito e la potente Chiesa ortodossa.
MATTEO ANGELI
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Nella Grecia dove predomina ancora una visione patriarcale della famiglia, presto le coppie dello stesso sesso potranno accedere all’istituto del matrimonio e all’adozione. È la promessa del premier conservatore Kyriakos Mītsotakīs, che mercoledì ha dichiarato ai microfoni della televisione pubblica ERT: 

Legifereremo sull’uguaglianza matrimoniale, ovvero sull’eliminazione di ogni discriminazione fondata sull’orientamento sessuale che ancora esiste in questo campo… Cos’è alla fine il matrimonio? Per me è il risultato dell’amore tra due persone, ma anche un contratto legale con dei diritti e degli obblighi. 

La presentazione della proposta di legge “non tarderà ad arrivare” secondo il leader di Néa Dimokratía, che però ha aggiunto “voglio che il dibattito maturi nella società prima di sottoporre un progetto di legge al governo”.

Si tratta di una promessa che il politico di centrodestra aveva formulato già subito dopo la sua rielezione, nel luglio dello scorso anno, sostenendo in un’intervista a Bloomberg che la società greca sarebbe ormai “pronta e più matura”.

L’argomento di Mītsotakīs è che tale svolta andrebbe a beneficio di “pochi bambini e coppie”, senza intaccare i diritti del resto della popolazione. “Le coppie dello stesso sesso hanno dei figli… ma essi non hanno gli stessi dritti degli altri bambini”, perché, da un punto di vista legale, sono privati di un genitore, ha spiegato il premier nell’intervista a ERT.

Il riferimento è al fatto che, dal lontano 1946, la costituzione greca consente ai genitori single – donna o uomo – di adottare ma, nel caso delle coppie gay, il secondo genitore non è riconosciuto. A questo proposito, è sì vero che, quando era al governo, Syriza ha introdotto le unioni civili per le coppie dello stesso sesso, nel 2015, ma queste hanno risolto solo i problemi legati all’eredità e non quelli relativi alle adozioni. 

Mītsotakīs fa attenzione a precisare che le norme greche in materia di riproduzione assistita non cambieranno. Cioè la gestazione per altri continuerà ad essere accessibile solo alle coppie eterosessuali e alle donne single.

L’idea che le donne vengano trasformate in macchine per produrre bambini su richiesta… questo semplicemente non accadrà. Non faremo esperimenti con idee più progressiste,

spiega Mītsotakīs, che è stato tra l’altro il primo capo del governo greco a nominare un ministro apertamente gay, Nicholas Yatromanolakis. 

Kyriakos Mītsotakīs e la sorella Dora Bakoyannis. I due appartengono a una delle più importanti dinastie politiche greche. Loro padre era Konstantinos Mitsotakis, primo ministro greco dal 1990 al 1993.

Nonostante le rassicurazioni, il suo partito, Néa Dimokratía, è in subbuglio. Alcuni deputati più liberali hanno confermato che sosteranno il primo ministro. È il caso di sua sorella Dora Bakoyannis, che sul canale tv Mega ha affermato che nonostante lei sia

una mamma e una nonna tradizionalista… la realtà è che oggi non esistono solo delle famiglie tradizionali. Ci sono genitori unici, famiglie coi genitori divorziati o genitori dello stesso sesso.

Le famiglie LGBTQ+ sono “danneggiate dalla legge”, vanno quindi “protette”, riconosce Bakoyannis. 

Ma non la pensano allo stesso modo figure influenti del partito, come ad esempio l’ex premier Antōnīs Samaras. Al momento, dei 158 deputati di Néa Dimokratía, meno di un centinaio sarebbe pronto ad appoggiare la nuova legge. Nell’intervista di mercoledì Mītsotakīs ha assicurato che non imporrà ai membri del suo partito di votare a favore del testo, alludendo al fatto che potrebbero astenersi. Il giorno dopo, due quotidiani di destra, Estia e Dimokratia, titolavano dicendo che la legalizzazione dei matrimoni egualitari potrebbe essere la “Waterloo” di Mītsotakīs.  

Il calcolo politico del premier è l’opposto. Sa che per far passare il testo potrà con ogni probabilità contare sui voti dell’opposizione. Il nuovo leader di Syriza, Stefanos Kasselakīs ha già fatto sapere che i 38 deputati del suo partito voteranno a favore della proposta di Mītsotakīs. Ciononostante, Kasselakīs lamenta una mancanza di coraggio del premier, sia perché la sua proposta esclude le coppie gay dall’accesso alla gestazione per altri, sia perché, a suo dire, non ha il coraggio di imporre alle sue truppe parlamentari una disciplina di partito più ferrea sulla questione. 

Il nuovo leader di Syriza, Stefanos Kasselakīs, e il compagno Tyler McBeth, in occasione del loro matrimonio a New York.

Con la nuova norma, la scommessa di Mītsotakīs è di continuare a tenersi stretto il centro dell’elettorato greco, che è stato decisivo nella sua vittoria schiacciante dello scorso luglio, con cui il leader di centrodestra si è imposto per un secondo mandato. 

La popolarità crescente del nuovo leader di Syriza è in questo senso per Mītsotakīs una minaccia di perdere i voti liberali a favore delle opposizioni. L’inaspettata elezione di Kasselakīs alla guida del partito che fu di Alexis Tsipras, lo scorso 24 settembre, ha rappresentato uno shock culturale per la società greca e ha messo il vento in poppa alla sinistra. Trentacinque anni, ex banchiere, Stefanos Kasselakīs è il primo leader nella storia politica greca a dichiararsi apertamente omosessuale. Si è sposato recentemente negli Stati Uniti, non fa segreto di desiderare un figlio facendo ricorso alla gestazione per altri, e rinfaccia al premier il ritardo sulla legalizzazione dei matrimoni gay.

Quando si tratta di diritti umani, non ci si può nascondere dietro l’argomento che ogni cosa arriva a suo tempo,

lamenta Kasselakīs, accusando il governo di non aver fatto alcun progresso in merito negli ultimi quattro anni.  

Ma Mītsotakīs vuole dimostrare esattamente il contrario, cioè che lui riuscirà a fare quello che Syriza non è riuscita fare quando era al governo. Il premier conservatore punta a presentare il progetto di legge per legalizzare i matrimoni gay prima delle elezioni europee di giugno. La sua ferma convinzione è di poter trarne un guadagno elettorale. 

Mītsotakīs con Geronimo II, primate della Chiesa ortodossa greca e arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia.

Rischia tuttavia di mettersi contro la potente Chiesa ortodossa, il cui sinodo ha tuonato in una circolare distribuita in dicembre alle diocesi:

I figli non sono animali o accessori… Nessuna modernizzazione sociale o politicamente corretto possono cambiare il bisogno naturale dei bambini di avere un padre e una madre. 

Il metropolita del Pireo, Serafino, che in passato aveva minacciato di scomunicare i deputati che voteranno per legalizzare le unioni gay, si è scagliato contro l’omosessualità definendola “un abuso del corpo” e un “grande peccato”. 

Si tratta di un grande ostacolo per Mītsotakīs, vista l’importante influenza che la Chiesa ortodossa ancora esercita sulla politica e sulla società greca. Ma c’è un precedente che lo fa ben sperare. Nel 1982, quando il matrimonio civile fu introdotto nella repubblica ellenica, la Chiesa dichiarò che era un peccato e che le coppie che non si sposavano in chiesa avrebbero vissuto nell’adulterio. La società greca è comunque andata avanti. 

Mītsotakīs punta sulla stessa dinamica:

Le riforme nel diritto di famiglia sono sempre venute dal centrosinistra, mentre il centrodestra è sempre rimasto indietro… Ricordo ancora come Néa Dimokratía si oppose a cambiamenti rivoluzionari nel diritto di famiglia, nel 1982, come la depenalizzazione dell’adulterio, che oggi appare ovvia.

E avverte:

Ascolteremo le posizioni della chiesa. Non so se riusciremo a trovare un accordo. Ma è lo stato che fa le leggi, non le fa insieme alla chiesa. 

La scommessa arcobaleno di Kyriakos Mītsotakīs ultima modifica: 2024-01-12T23:50:01+01:00 da MATTEO ANGELI
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