Accidentato esordio del terzo governo Sánchez

Il Presidente del Gobierno passa la prima prova parlamentare ma che fatica. Ed è solo l'inizio di una legislatura difficile, coi voti europeo e galiziano in vista.
ETTORE SINISCALCHI
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Versione italiana / ytaliglobal

Esordio al cardiopalma nel primo importante voto parlamentare del terzo governo di Pedro Sánchez. Mercoledì, nell’aula del Senato perché nel Congresso ci sono lavori in corso, il governo ha presentato tre decreti, vedendosene bocciare uno dall’aula. Una giornata ad alta tensione, con ore di trattative con Junts e Podemos e il risultato incerto sino all’ultimo minuto, in cui si è dovuta anche ripetere una votazione per un pareggio dovuto all’erronea astensione di un parlamentare di Sumar.

Le difficoltà della composita maggioranza che lo sostiene si sono manifestate in tutta la loro portata per Pedro Sánchez. In particolare è la resa dei conti tra Podemos e Sumar a far inciampare l’esecutivo. Le difficoltà consegnano a Junts per Catalunya, la formazione di Carles Puigdemont, ulteriore protagonismo. 

I due decreti passati sono il Piano di rilancio, un decreto-omnibus con riforme in materia giudiziaria e della funzione pubblica necessario per accedere al nuovo pacchetto di aiuti da dieci miliardi del fondo Next Generation Ue, e il Decreto anticrisi, che rinnova e introduce misure per le conseguenze economiche della guerra in Ucraina e di carattere sociale. 

“Abbiamo dovuto lavorare molto ma tutto bene quel che finisce bene”, ha detto Sánchez facendo buon viso a cattivo gioco. In effetti, alla fine ha incassato importanti risultati. L’inciampo poteva essere ben peggiore, dato che la mattina sembravano mancare i numeri per tutti e tre i decreti. A essere bocciata è stata Yolanda Díaz, soprattutto, e il capo del governo può guardare avanti.

Sul decreto anticrisi — qui il colpo di scena del voto errato, con conseguente pareggio 171 a 171 — Sánchez si giocava molto. Alla mezzanotte dello stesso giorno sarebbero decadute una serie di norme — trasporti gratuiti per gli studenti, rivalorizzazione delle pensioni, blocco degli sfratti per le famiglie vulnerabili e riduzione Iva su prodotti di base —. La seconda votazione, nominale su richiesta delle destre, è finita 172 a 171. I socialisti sono riusciti a mediare, ottenendo l’astensione dei catalani in cambio di misure che sono al contempo, vaghe e propagandisticamente forti. 

Il passaggio “integrale” delle competenze in materia di emigrazione è la principale, fortemente rivendicata da Junts, ma si limita in realtà alla sola gestione, sulla base delle normative nazionali, senza nessuna autonomia legislativa, non potrebbe essere altrimenti trattandosi di potestà legislative nazionali. Reale è l’azzeramento dell’Iva sull’olio d’oliva. La contrarietà sul Piano di rilancio era motivata da Junts perché a suo dire una misura, che sanciva la ricorribilità della legge al Tribunale europeo, avrebbe ostacolato la legge sul’Amnistia. La cancellazione della norma sembra più simbolica che concreta. Il governo ha detto che l’aveva “chiesta l’Ue” ma è anche vero che già fa parte della giurisprudenza, nel criterio gerarchico delle leggi e delle istituzioni di Giustizia nazionali e comunitarie. È stata sacrificata senza troppi pensieri, il che può indurre a pensare che fosse nata come sacrificabile. 

Ma Sánchez paga comunque molto, l’idea di cedere agli indipendentisti, di dipendere da loro. Junts piazza l’insegna del questo l’ho ottenuto io, nella sua competizione con Esquerra republicana de Catalunya è importante il racconto, la gestione della base militante ed elettorale, e la competizione con altri settori dell’indipendentismo, come la cosa-Ripoll, che spiega la corsa alle competenze sull’immigrazione.

Ripoll, provincia de Gerona, capitale della comarca del Ripollés nel Prepireneo catalano, è una cittadina di poco più di diecimila persone governata da una lista indipendentista di estrema destra ispanofoba e islamofoba, Aliança Catalana (si consiglia di guardare il video nel banner attivando l’audio). La sindaca, Silvia Orriols, ha fondato il partito uscendo dal Front Nacional de Catalunya (FNC), che governa La Masò, piccola località in provincia di Tarragona. Entrambe le località erano governate da Junts, che lancia un’esca a quell’elettorato. Giocando col fuoco del nazionalismo xenofobo etnicista, un fascismo catalano di vecchia tradizione. 

“Catalogna è la nazione dei miei avi e sarà lo stato dei miei figli”, recita la sindaca di Ripoll nel tweet fissato sul suo profilo.

Veniamo alla bocciatura del decreto concordato con la Commissione europea dal ministero del Lavoro di Yolanda Díaz sulle prestazioni per la disoccupazione, coi voti di Pp, Vox, Upn e i cinque di Podemos. Podemos che vota con le destre, apriti cielo!
I viola perseguivano due obiettivi, imporre al Psoe trattative dirette, colpire Yolanda Díaz, ministra del Lavoro e leader di Sumar, anche in vista delle europee alle quali correranno da soli. L’opposizione al decreto anticrisi mirava all’apertura del canale negoziale diretto col Psoe. Obiettivo raggiunto. Podemos ottiene l’inserimento della proroga del blocco degli sfatti ipotecari sino al 2028. L’opposizione al decreto del ministero di Yolanda Díaz è stata invece irremovibile. 

Il no era alla riduzione dei contributi dal 125 al 100 per cento dell’Iprem — l’Indicatore pubblico delle rendite, indice di riferimento per l’erogazione di aiuto, sovvenzioni e sussidi — per i maggiori di 52 anni, giudicato un taglio irricevibile. Secondo il ministero la misura si giustifica col fatto che la sovra-contribuzione compensava al ribasso i bassi livelli del Salario minimo interprofessionale (Smi) dei governi del Pp, mentre ora, con un aumento dell’Smi del 47 per cento in quattro anni, la riduzione giunge a sanare un paradosso: che chi riceveva la disoccupazione avesse un’accumulazione contributiva maggiore di chi aveva un contratto di lavoro ai minimi. Che il taglio sia effettivo o percepito non ha interessato Podemos che non si è neanche presentato all’ultima riunione indetta da Díaz per cercare una mediazione — si dice con una proposta di emendamento sul testo —. Díaz è la vera sconfitta di questo voto, il colpo è a Sumar, già alle prese con voci di Izquierda unida che chiedono di presentare la lista in autonomia in alcune circoscrizioni. L’indebolimento di Díaz è l’altro obiettivo raggiunto. Ma a un costo che può essere alto perché, col decreto, cadono misure concrete immediate. 

Non parte l’estensione del diritto al sussidio di disoccupazione per i lavoratori con meno di 45 anni senza responsabilità famigliari, né per gli stagionali e i disoccupati con contribuzioni inferiori ai sei mesi e non viene eliminato il mese di attesa tra la scadenza della prestazione contributiva e il recepimento del sussidio. Niente possibilità di accumulo delle ore per l’allattamento in maternità anche se non previsto dal contratto di settore. Soprattutto, non parte la maggiorazione del sussidio da 480 a 570 euro per il primo semestre — a 540 per il secondo semestre e poi a 480 sino al trentesimo mese —: una mancata entrata immediata di 90 euro al mese che sarà difficile far digerire a chi non la vedrà.

“Podemos ha colpito i lavoratori dandosi la mano con Vox e il Partido popular”, l’amaro commento della vera sconfitta del voto, la ministra del Lavoro, vicepresidente del governo e leader di Sumar, Yolanda Díaz; l’intervento al Senato del 10 gennaio nell’immagine congreso.es.

Insomma, un recorte c’è, il taglio denunciato da Podemos, ma è pur vero che simili “scambi”, in questo caso la misura veniva da Nadia Calviño, ex ministra dell’Economia e vicepresidente del governo ora alla guida della Banca europea degli investimenti, sono prassi dei governi di coalizione di sinistra di questi anni. Questa volta non si è voluto, per consolidare l’autonomia di Podemos in vista della candidatura di Irene Montero alle elezioni europee, obiettivo primario da perseguire a spese di Sumar. 

Per questo i viola rompono subito il muro del voto con le destre. Oskar Matute, di EH Bildu, la formazione indipendentista basca di sinistra che ha votato a favore del decreto di Díaz, sottolineando aspetti “manifestamente migliorabili, risolvibili in fase di tramitazione”, lo ha segnalato con durezza, citando il filosofo e protagonista del Maggio francese, Daniel Bensaïd: “Ci siamo sbagliati a volte, su molte cose, ma non abbiamo mai confuso la trincea né il nemico”.

Il fronte a sinistra del Psoe è un punto critico. La formazione viola guidata da Ione Belarra e, dagli schermi di CanalRed, da Pablo Iglesias, è in guerra con Díaz. Molto e su entrambi i fronti è stato sbagliato nella costruzione dell’unità a sinistra del Psoe, ora plasticamente fallita. Le tensioni dureranno sino al prossimo giugno, dal 6 al 9 le urne europee. Come resisterà il governo e che influenza avranno sul risultato delle sinistre in voti cruciali, anche in Galizia Podemos si presenta solo, sono le due grandi incognite. 

Ha molto a cui pensare Pedro Sánchez, e da ripensare, a partire dalla strategia. Portare tre decreti è stata una mossa azzardata. Pensava forse di cavarsi il dente per poi dedicarsi alla prossima impegnativa scadenza della legge di bilancio ma la formula del decreto omnibus non è apprezzata dal parlamento e, con equilibri sul filo del singolo voto, espone ai rischi che si son visti. Con alti costi di immagine e munizioni per le destre sulla subalternità agli indipendentisti catalani, che ha preferito pagare, a cinque mesi dalle elezioni galiziane e ed europee. Ha portato a casa il risultato, messo in difficoltà avversari e alleati, scoperto le carte di Junts che si è subito esposta pur di tenere in piedi il percorso della legge di Amnistia, confermando la leggenda di saper cadere sempre in piedi. Il decreto Dìaz verrà recuperato, non così la mancata maggiorazione dei sussidi.

A Belarra e Iglesias, Sánchez segnala che “in politica le decisioni personalistiche non devono precedere quelle che beneficiano un collettivo di 700 mila persone. Credo che la massima per cui le decisioni non vanno prese con lo stomaco ma con testa e cuore è una delle lezioni che Podemos deve tenere in considerazione in questa vicenda”. 

Sánchez prenderà le sue misure ma muove sempre all’attacco. Le chiavi dell’offensiva nell’intervista odierna a Rtve. La cronaca gli dà possibilità. In Galizia un altro disastro ecologico ricorda la marea nera del naufragio della petroliera Prestige del 2002, allora malamente gestita dalle autorità nazionali e galiziane del Pp. Questa volta la marea è bianca: 25 tonnellate di palline di plastica per uso industriale che si stanno riversando sulle coste.

Il post sulla nuova tragedia ambientale galiziana sull’ex-twitter del Commissario Ue a Ambiente, Oceani e Pesca, il lituano Virginijus Sinkevičius: “Le 25 tonnellate di pellet di plastica riversatesi sulla costa galiziana minacciano l’ambiente marino e le attività economiche come la pesca. Siamo ansiosi di discutere come possiamo aiutare al meglio. Le norme dell’UE sulle perdite di pellet e l’azione internazionale sono fondamentali per combattere l’inquinamento da plastica in futuro”.

Ma è la cronaca giudiziaria a dare a Sánchez munizioni pesanti. Oggi i quotidiani La Vanguardia e elDiario.es rivelano l’ultimo grave scandalo del Pp. Il governo di Mariano Rajoy conosceva e disponeva l’attività deviata delle forze di sicurezza spagnole nella produzione di falsi dossier contro gli indipendentisti catalani, che hanno anche prodotto processi e condanne. Catalogna, sinistra e destre, sono i tre fronti di Pedro Sánchez, leader impavido o sconsiderato, per critici e avversari.

[Immagine di anteprima: Pedro Sánchez al Senato il 31 gennaio 2023; sullo sfondo, da sx, José Manuel Albares Bueno, ministro degli Affari esteri, Unione europea e Cooperazione, Teresa Ribera Rodríguez, vicepresidente terza e ministra per la Transizione ecologica e la Sfida demografica, Yolanda Díaz, vicepresidente seconda e ministra del Lavoro; flickr La Moncloa]

Accidentato esordio del terzo governo Sánchez ultima modifica: 2024-01-15T18:22:42+01:00 da ETTORE SINISCALCHI
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