Responsabilità di ieri e di oggi. Su Gaza, la Namibia dà lezione alla Germania

“Non ha saputo imparare dalla sua orribile storia”, denuncia il presidente dello stato dove il Reich tedesco commise il primo genocidio del ventesimo secolo
MATTEO ANGELI
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“La Namibia respinge il sostegno della Germania alle intenzioni genocide dello stato razzista israeliano contro civili innocenti a Gaza”, con queste parole comincia l’accusa, durissima, che Hage Geingob, il presidente della Namibia ha pubblicato sabato su X. Parole che hanno un peso particolarmente gravoso, perché come ricorda Hage,

in territorio namibiano, la Germania ha commesso il primo genocidio del ventesimo secolo nel 1904-1908, in cui decine di migliaia di namibiani innocenti sono morti nelle condizioni più disumane e brutali. 

Il riferimento è alla battaglia di Waterberg del 1904, nell’allora Africa Tedesca del Sud-Ovest – l’odierna Namibia – che segnò l’inizio dello scontro tra truppe coloniali tedesche e ribelli locali herero. In questo conflitto, i soldati tedeschi uccisero migliaia di persone appartenenti alle etnie herero e nama e rinchiusero i sopravvissuti in campi di concentramento, dove vennero costretti ai lavori forzati e furono vittima di altre atrocità. 

Per la prima volta nel 2004, l’allora ministra tedesca della cooperazione economica, Heidemarie Wieczorek-Zeul, ammise che in Namibia fu condotta una

guerra di sterminio, quella che oggi chiameremmo genocidio.

Nel 2017, il governo tedesco si è impegnato a pagare per questi crimini, con un accordo che prevede che nei trent’anni a seguire Berlino destini 1,1 miliardi di euro di aiuti allo sviluppo in Namibia.

Il governo tedesco deve ancora completare le riparazioni relative al genocidio commesso sul suolo namibiano,

continua Hage Geingob.

“Alla luce dell’incapacità della Germania di trarre lezioni dalla sua orribile storia”, egli esprime

profonda preoccupazione per la scioccante decisione comunicata dal governo della Repubblica Federale di Germania con la quale esso ha respinto l’accusa moralmente corretta presentata dal Sudafrica davanti alla Corte internazionale di giustizia, secondo la quale Israele sta commettendo un genocidio contro i palestinesi a Gaza. 

Geingob attacca nello specifico la dichiarazione ufficiale di venerdì 12 gennaio di Steffen Hebestreit, portavoce dell’esecutivo tedesco, il quale ha fatto sapere che Berlino intende prendere posizione a favore di Israele, se si terrà un processo. 

Hebestreit ha affermato che la Germania si oppone alla “strumentalizzazione politica della Convenzione contro il Genocidio”, respingendo quindi l’accusa che il Sudafrica ha depositato presso la corte internazionale di Giustizia lo scorso 29 dicembre. Secondo Pretoria, Israele avrebbe commesso, starebbe commettendo e vorrebbe continuare a commettere atti di genocidio contro il popolo palestinese a Gaza.

Sappiamo che i diversi stati hanno valutazioni diverse dell’operazione di Israele nella Striscia di Gaza. Tuttavia, il governo tedesco respinge fermamente ed esplicitamente l’accusa di genocidio che è stata rivolta a Israele presso la Corte internazionale di giustizia. Questa accusa non ha alcun fondamento,

è la posizione del governo tedesco, così come espressa nel comunicato di Hebestreit.  

La Corte penale internazionale ha sede all’Aia, nei Paesi Bassi, ed è competente per gravi crimini internazionali: genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e crimine di aggressione.

Secondo il presidente namibiano Geingob, però, in questo modo Berlino ignora

la morte violenta di oltre 23mila palestinesi a Gaza e vari rapporti delle Nazioni Unite che evidenziano in modo inquietante lo sfollamento interno dell’85 per cento dei civili a Gaza nel mezzo di un’acuta carenza di cibo e di servizi essenziali. 

La Germania non può esprimere moralmente il proprio impegno nei confronti della Convenzione delle Nazioni Unite contro il genocidio, comprese le riparazioni per il genocidio in Namibia, mentre sostiene l’equivalente di un olocausto e di un genocidio a Gaza,

è l’accusa durissima di Geingob. 

Giovedì e venerdì la Corte Internazionale di giustizia dell’Aia ha tenuto le due prime sessioni dedicate alla causa che il Sudafrica ha intentato a fine dicembre contro Israele. 

Mentre era in corso l’udienza, vari stati hanno espresso il proprio sostegno a favore della causa sudafricana, tra i quali i 57 membri dell’Organizzazione della cooperazione islamica, Bolivia, Brasile, Cuba e appunto la Namibia. 

In maniera opposta, gli Stati Uniti hanno denunciato l’iniziativa di Pretoria all’Aia, definendola “controproducente e priva di fondamento”. La maggior parte degli stati europei sta cercando di mantenere una posizione di compromesso, con l’allarme per i troppi civili morti, ma anche col rifiuto dell’impiego del termine “genocidio”.

In tal senso, la ministra degli esteri tedesca, Annalena Baerbock, ha specificato che secondo Berlino, l’azione di Israele “è autodifesa, non genocidio”. Parole simili sono strate espresse dal suo omologo italiano, Antonio Tajani secondo il quale “genocidio è altro”.

In controtendenza, invece, la vicepremier belga Petra de Sutter ha annunciato che chiederà al suo governo di “agire presso la Corte internazionale di giustizia, seguendo l’esempio del Sudafrica“.

Immagine di copertina: Hage Geingob, presidente della Namibia dal 2015

Responsabilità di ieri e di oggi. Su Gaza, la Namibia dà lezione alla Germania ultima modifica: 2024-01-15T15:18:05+01:00 da MATTEO ANGELI
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1 commento

Saverio Gpallav 15 Gennaio 2024 a 18:47

La Germania crede nel modo più goffo di far dimenticare il proprio debito storico verso gli ebrei assecondando la guerra di sterminio dello Stato di Israele operando una oltraggiosa e indebita equiparazione tra ebraismo e sionismo. In maniera furbesca e cinica la Germania intende far pagare il conto dei propri delitti al popolo palestinese, mediante l’appoggio incondizionato al sionismo, in perfetta continuità col nazismo che inizialmente ebbe comunanza di interessi col progetto sionista di trasferimento degli ebrei in Palestina. La Namibia, vittima del primo genocidio tedesco del XX secolo, fa bene a rinfrescare la memoria ai tedeschi e al mondo intero

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