Luca Zaia, un re in bilico

YTALI
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Primo serio capitombolo, come spesso capita proprio a fine corsa, a un campione. E lui lo è, in termini di voti e di consensi. Luca Zaia non sembra più lui, il politico spavaldo, spavaldo solo quando gioca su un terreno favorevole senza mai rigorosamente avventurarsi in partite con troppe variabili e imprevisti. Come quella in cui ha perso malamente il 16 gennaio scorso, giocando pure in casa. Forse non aveva capito che è cambiata l’aria per lui. O l’ha capito talmente bene da tentare una manovra azzardata di riposizionamento. Ed è questo che si dice nel giro dei più attenti “zaialoghi”. Che non accreditano la teoria di una sua sconfitta politica strategica – “non lo darei per ‘moribondo’, rimarca una collega che lo conosce bene e che capisce di politica – ma, pur prendendo atto che di sconfitta si tratta, non le conferiscono una portata, appunto, strategica. La considerano una manovra, che, anche se alla fine non riuscita, va vista nel quadro di un percorso, avviato da tempo, di ricollocamento politico, una sterzata volta a conquistare simpatie e consensi nell’area elettorale di centro, ma anche di centrosinistra, un’area oggi priva com’è di solidi punti di riferimento e di leadership, specie in questa parte del paese, il Nordest.

A due giorni dalla sonora bocciatura in consiglio regionale, che ha affossato la proposta popolare di legge sul suicidio assistito, Zaia ha incontrato i giornalisti senza fare una piega, come non fosse stato neppure scalfito dal fuoco amico di tutto il centrodestra e dalle bordate del leader del suo partito:

Sul fine vita – dice – non ho mai voluto fare la conta, quando c’è libertà di pensiero ed espressione vanno rispettate le idee di tutti: se da un lato Salvini ha detto che avrebbe votato no il segretario regionale Stefani avrebbe votato sì. Non ci vedo contraddizione.

Stefani, chi? E poi la conta: la conta è nei fatti, che l’abbia voluta o no. Una difesa, la sua, che fa acqua da tutte le parti. E non è che dopo essere stato accoppato dal fuoco amico puoi consolarti con le blandizie di commentatori scarsamente informati sulle dinamiche reali in movimento intorno alla sua successione alla guida della Regione. Luca Zaia, si legge sul Corriere

ha comunque portato con sé quelli che sono stati definiti i leghisti progressisti, è riuscito a far discutere l’Italia di un tema etico.

I leghisti progressisti? Un ossimoro che si dissolverà rapidamente non appena si comincerà a discutere delle liste, prima quelle per le europee, poi quelle regionali.

I suoi – ci dice chi sa –  non lo seguono più ma per un motivo nobilissimo: senza Zaia saranno i salviniani a fare le liste e c’è (tanta) gente che vuole la ricandidatura”.

Ammettendo pure che siano astuzie di raffinata politica anche gli scivoloni del presidente del Veneto, e considerando lo smacco in Regione un errore minore dentro un grande disegno, resta sempre da chiedersi se il corteggiamento degli elettori di centro e di centrosinistra non finisca per alienargli molte simpatie nel suo recinto personale di voti. Potrebbe pure raccogliere nuovi consensi, Zaia, tra gli elettori in bilico ma quanti? Abbastanza da compensare le possibili, se non probabili, perdite nel suo campo stesso? I vantaggi di un simile riposizionamento va poi visto anche in rapporto ai suoi calcoli futuri: si candida a sindaco di Venezia? La voce si fa sempre più insistente. In quel caso potrebbe fargli gioco, cambiare casacca, in una città come Venezia, perfino nella città d’acqua. Ma in città sono già in tanti a borbottare alla sola idea che un campagnolo di Godega di Sant’Urbano possa diventare sindaco di Venezia… Se invece intende correre per un seggio nella UE, ovviamente non ci sarebbe neppure bisogno di un riposizionamento. Dovesse decidere di candidarsi, ne sarebbero più che felici a via Bellerio, a Milano, così se lo tolgono di torno elegantemente. A meno che la Lega – ed è possibile – non vada incontro a un disastro elettorale, ma a quel punto sarebbe – per tutti dentro la Lega – un problema dirompente, al di là della leadership di Salvini. Se Zaia punta a incarichi romani, anche in quel caso non ci sarebbe bisogno di fare un remake del suo profilo… Una cadrega di quel tipo gli spetta comunque, anche se facesse altri giri di valzer, sebbene, pure in un simile calcolo, il salto nel voto in Regione, con seguente capitombolo, non gli sarebbe di aiuto: è una disfatta che rompe l’incantesimo della sua presunta eccezionalità, al di sopra del salvinismo ma anche del leghismo d’antan, di cui pure è stato orgogliosamente tra i protagonisti.

Tutti i possibili ragionamenti politici portano dunque alla stessa conclusione: Zaia è entrato nella fase terminale del suo mandato di presidente della Regione Veneto, con l’unica carta da spendere che è l’ipotesi, sempre più improbabile, di una sua terza ricandidatura. Ogni altra ipotesi ha il sapore di un tentativo di salvezza a ogni costo, una salvezza personale che non tutela la sua “filiera” di fedeli, infatti sempre meno fedeli, come dimostra la sonora bocciatura in Regione.

A meno che – e qui lo scenario si fa fantapolitico, ma non va assolutamente preso come tale, secondo i bene informati – Zaia non conti già su sponde nel Partito democratico, in vista di imprevedibili – adesso premature, forse impossibili – partite. Come un’alleanza tra Pd e Lega fedele a Zaia, con il sostegno del gruppo editoriale NEM del potente Enrico Marchi, che ha il controllo dei quotidiani locali del Nordest, per non lasciare spazio alla conquista del Veneto e di Venezia da parte di Fratelli d’Italia.

Luca Zaia, un re in bilico ultima modifica: 2024-01-18T19:15:30+01:00 da YTALI
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