Prosopagnosia – (ri)conoscimi

Prosopagnosia dal greco πρόσωπον (pròsopon), viso, e ἀγνωσία (agnosìa), ignoranza. Deficit percettivo acquisito o congenito che impedisce ai soggetti che ne sono colpiti di riconoscere i tratti di insieme dei volti delle persone.
ALESSANDRA BARZI
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Forse non dalla nascita, ma sicuramente da quando ho ricordi, soffro di prosopagnosia, un disturbo della discriminazione sensoriale descritto per la prima volta solo nel 1995, ancora in gran parte sconosciuto nelle sue cause, ma che si stima interessi circa il 2,5 per cento della popolazione. Chi ne è colpito ha grosse difficoltà a identificare le persone al di fuori del contesto abituale, non memorizza i tratti del volto ma basa il riconoscimento sulla voce, le espressioni, il portamento o altri fattori quali pettinatura o accessori abituali.

Negli Stati Uniti, dove la cultura della diversità ha radici più profonde, esistono numerose associazioni e gruppi di sostegno che se ne occupano. In Italia è praticamente sconosciuta e quasi un milione e mezzo di persone convive silenziosamente, spesso anche inconsapevolmente, con essa, cercando ogni giorno di mascherarla a causa delle sue molteplici implicazioni sociali. 

Numerose sono le strategie impiegate per dissimulare le proprie difficoltà, per non sentirsi perennemente in colpa, inadeguati o fraintesi, per cercare di apparire normali. C’è chi disegna faccine stilizzate in cui riporta soltanto i capelli e gli occhiali, chi si prende nota di frangette e orecchini accanto a lunghe liste di nomi, ma spesso non basta. Se qualcuno non vi saluta mai per primo, se a volte “fa finta” di non vedervi per strada, non giudicatelo. Prendete in considerazione l’ipotesi che non sia ancora riuscito a capire chi siete.  

In questi ultimi anni si parla tanto di inclusione, di body-shaming, di bullismo, di violenza di genere, perché si è finalmente capito che, per accettare e comprendere chi è diverso da noi, bisogna prima di tutto conoscerlo. È arrivato quindi il momento di alzare il velo anche sui deficit cognitivi che sono ancora più invisibili e sconosciuti di quelli attinenti alla sfera fisica, ma plasmano altrettanto profondamente la personalità di chi ne soffre. L’unica speranza che un disturbo, già di per sé così invasivo e limitante, non si accompagni anche a sentimenti di biasimo, insulti e incomprensioni, è parlarne e spiegare.

Io sono una fotografa, ho raccolto quindi la sfida di farlo attraverso le immagini, mediante un’installazione, dal titolo (ri)conoscimi, esposta a Palazzo dei Trecento a Treviso dal 12 al 28 gennaio 2024 nell’ambito della mostra Looking for Myself organizzata da Venetofotografia.

In questo progetto la prosopagnosia è indagata sia mediante la metafora delle persone senza volto, sia dal punto di vista percettivo. Per ricreare l’effetto di riconoscimento improvviso che accompagna questo disturbo, è necessario un allontanamento progressivo dall’opera, che verrà simulato nelle immagini seguenti.

Guardate dunque le mie foto ed entrate nel mio mondo fatto di persone prive di identità. Riuscite a vedere cosa stanno facendo ma non potete sapere chi sono perché il loro volto resta in qualche modo celato. Queste barriere sono però del tutto effimere: nella realtà può bastare un gesto, un saluto o un semplice sorriso per farle cadere. Svanito l’ostacolo, tutti i particolari si ricompongono e l’identità si svela in un lampo, come se nella mente si accendesse una scintilla.  

Ora che avete letto e compreso, adesso che un po’ mi conoscete, guardate queste immagini e lasciate che questa scintilla si accenda anche in voi.

Prosopagnosia – (ri)conoscimi ultima modifica: 2024-01-19T19:04:15+01:00 da ALESSANDRA BARZI
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