Come non sprecare lo spreco

Dal 2016 è in vigore la legge 166, che regolamenta donazioni e distribuzioni di prodotti alimentari e farmaceutici nell’ambito della solidarietà sociale e della politica antisprechi. ytali ha intervistato la promotrice della legge, che porta il suo nome, Maria Chiara Gadda.
BARBARA MARENGO
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Tempi di crisi economica e d‘inflazione alta, con molte famiglie che stentano a far quadrare il bilancio mensile di fronte a prezzi di alimentari sempre più cari: oltre cinque milioni di individui  sono stati censiti dall’Istat come poveri nel 2023, in crescita rispetto all’anno precedente. 

L’acquisto del cibo rappresenta, assieme al pagamento delle bollette di luce e gas, la punta della piramide dei problemi, e molte sono le associazioni del settore terziario che si adoperano per distribuire alimenti ai più bisognosi. Il terzo settore è composto da enti privati senza scopo di lucro che, per solidarietà sociale, s’impegnano ad assistere e a distribuire beni a chi ne ha bisogno: associazioni di volontariato laiche o religiose, cooperative sociali, organizzazioni non governative basate sul volontariato.   

Ma dove e come sono reperiti cibo, fresco o conservato, oltre a medicinali che, giornalmente, da Nord a Sud della Penisola, sono distribuiti ai cittadini meno fortunati? 

Dal 2016 è in vigore la legge 166 ovvero la legge Gadda, presentata da Maria Chiara Gadda, deputata oggi di Italia Viva, ingegnere di Varese: con lei ytali ha parlato di tale importante provvedimento legislativo che regolamenta donazioni e distribuzioni di prodotti alimentari e farmaceutici nell’ambito della solidarietà sociale e della politica antisprechi.

Onorevole Gadda, otto anni fa lei ha proposto la legge antispreco alimentare, che è stata votata all’unanimità. Quali sono state le premesse per regolamentare questo delicato anello della catena sociale?
La 166 nasce con lo scopo di rispondere a due esigenze relative alla distribuzione di alimenti che, senza un’organizzazione, andrebbero gettati: da un lato regolamenta  le imprese che si trovano a gestire delle eccedenze, assieme al bisogno crescente di una parte meno fortunata della società che si affida al mondo del terzo settore nelle sue diverse forme. In questi anni particolarmente difficili la 166  ha consentito di potenziare quello che nel nostro Paese già esisteva, l’impegno di tante associazioni che avevano iniziato il percorso di recupero di alimenti e non solo. Tale recupero era difficile dal punto di vista degli adempimenti burocratici. La fiscalità del dono offerto da ditte o privati era molto contraddittoria. Trent’anni fa era più oneroso donare anziché gettare alimenti non utilizzati. La legge 166 ha provato a invertire tale tendenza, agendo sull’agevolazione fiscale, premiando chi riduce le eccedenze e aiuta la comunità, e semplificando le norme, visto che in mancanza di regole c’era incertezza circa la donazione di alimenti freschi o freschissimi, dal pane al pesce, nel rispetto della salute e della sicurezza alimentare. Dal 2016 si è migliorato dal punto di vista sia quantitativo (fin dal primo anno i generi distribuiti sono aumentati del 25 per cento) sia qualitativo, è stata migliorata la qualità. La donazione in Italia è abitudine antica, fa parte del nostro DNA, all’inizio era più legata ai prodotti a lunga conservazione, poiché apparivano complicati recupero e distribuzione di tonnellate di prodotti commestibili donati dalla ristorazione o dai catering oltre che dai supermercati: ortofrutta, carni, surgelati, gelati, prodotti in eccedenza.

Lo spreco alimentare è un fenomeno negativo che investe tutta la filiera produttiva, dal campo alla produzione, alla trasformazione e alla distribuzione. Oggi in Italia esistono associazioni che recuperano alimenti dopo grandi eventi sportivi, dalle partite di calcio a quelle di tennis per arrivare alle navi da crociera.

Come si inseriscono i provvedimenti legislativi in ambito europeo?
La legge segue la coerenza degli indirizzi comunitari, la gerarchia degli utilizzi di recupero con priorità al consumo umano: la 166 si differenzia da altre  leggi nate nel panorama europeo perché dice che anche nella filiera del dono e della solidarietà bisogna mantenere prassi igienico sanitarie corrette, importanti per garantire la sicurezza alimentare. Da qui ho visto crescere e migliorare il modello organizzativo di recupero: un esempio è il recupero del pescato in Sicilia, dove Banco Alimentare recupera tonni e pescespada sequestrati o sotto soglia, impresa non facile vista la fragilità del prodotto che deve essere anche porzionato, non certo offerto intero. Il modello organizzativo è legato alle realtà locali.

Ri-hub food a Varese

Oggi (19 gennaio) è stato inaugurato a Varese un HUB  dove convergono alimenti recuperati dalla grande distribuzione o dai pastifici, e in questi casi  il recupero è semplice: grandi quantità in un unico punto trasportati, a esempio, con camion. La cosa si complica quando a donare è la piccola distribuzione, panificio o pasticceria di prossimità, mercati locali, gastronomie che donano piccoli quantitativi che hanno vita breve, come i prodotti freschi. Anche in tale modalità è necessario adeguarsi, poiché in molti casi servono mezzi più piccoli: oggi il soggetto promotore, il Comune di Varese, ha riqualificato un immobile  ed è affiancato da una rete che comprende anche l’Università di Scienze Motorie o il Provveditorato scolastico che integrano le attività di Banco Alimentare, Caritas e Croce Rossa attraverso l’uso da parte dei volontari di biciclette elettriche con contenitore cargo refrigerato  che possono accedere al centro storico comunale. I prodotti recuperati saranno distribuiti tra le associazioni di volontariato, dalla mensa solidale all’emporio.

Come si è aggiornata negli anni la 166 alla luce delle crisi economiche e sanitarie degli ultimi anni?
La legge si è evoluta. Considerando che il concetto di “eccedenza” è diverso da quello di “spreco”: se lo spreco è un rifiuto e come tale deve essere gestito, la legge 166 vuole intervenire prima che un prodotto diventi un rifiuto, cioè quando l’alimento è ancora utilizzabile. A esempio  per quel che riguarda prodotti freschi  che a fine giornata risultano invenduti, o che hanno l’imballaggio leggermente danneggiato, oppure, nel settore ortofrutticolo, difetti estetici impediscono la vendita ma il prodotto rimane impeccabile;  fattore che ha incrementato le donazioni è stato  specificare che  si possono recuperare i prodotti prossimi alla data di scadenza e anche quelli che sull’etichetta portano la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro”: caso classico il panettone o il pandoro che dopo  le feste non compriamo più, hanno come i biscotti o lo scatolame la dicitura suddetta, ma durano in realtà mesi perché l’indicazione di consumo è di tipo commerciale. A tale proposito la legge 166 recita che tali alimenti non fanno male alla salute ma semplicemente perdono il valore commerciale, quindi  possono essere consumati: ciò dimostra che la legge entra molto nel dettaglio dell’operatività quotidiana, non è legge solo  “appetibile”.

Il recentissimo progetto del centro di raccolta di Varese come s’inserisce nei progetti di distribuzione? Come convergono in tale luogo i prodotti alimentari e non da redistribuire in una catena solidale?
Il progetto dell’hub di Varese ha un intento educativo perché ha coinvolto molti settori della cittadinanza, a esempio le scuole che hanno disegnato il logo dell’iniziativa, i volontari gireranno in bicicletta con pedalata assistita, l’iniziativa è concreta e s’inserisce nel panorama nazionale dove sono migliaia le tonnellate di prodotti recuperati grazie a donatori e volontari. È importante che il bene che si fa sia pubblico e visibile perché crei emulazione positiva: noi, con la legge 166, siamo stati il primo caso al mondo a organizzare il recupero di grandi quantitativi di cibo dalle navi da crociera. Dal 2017 questo avviene nei porti italiani ed esteri.  Abbiamo coinvolto anche il settore dello sport, durante gli Internazionali di Tennis a Roma, o le partite della Nazionale di Rugby, il campionato di Moto GP ci sono associazioni che recuperano molto cibo.

Gli anni della pandemia hanno accentuato le povertà anche nel campo alimentare: la legge 166 ha favorito la redistribuzione anche di farmaci?
La legge s’inserisce nel circuito sociale, cerca di affrontare le difficoltà di molte famiglie anche sulla povertà farmaceutica. Le agevolazioni fiscali e le semplificazioni burocratiche previste dalla legge 166  per alimenti e farmaci oggi valgono anche per tessile, arredo, giocattoli, materiale per l’edilizia, PC, tablet, prodotti per l’igiene della persona e della casa. Le eccedenze delle filiere produttive si sono presentate con la pandemia, con la chiusura di tanti esercizi commerciali: se non avessimo avuto un sistema già collaudato come quello del terzo settore in grado di recuperare i prodotti rimasti, avremmo avuto migliaia di tonnellate di alimenti buttate via.

Crisi economica e aumento dei prezzi: sono aumentati i casi di vera e propria povertà?
Se  prima della pandemia esistevano già fragilità alimentari, in questi ultimi anni le emergenze sono esplose assieme all’aumento dell’inflazione che ha inciso notevolmente sui bilanci familiari, soprattutto in quelle fasce di popolazione che non erano abituate a rivolgersi al terzo settore: il numero di quanti vivono sotto la soglia di povertà è aumentato, due milioni di poveri si sono aggiunti a quelli precedenti il 2020, sono comparse le fragilità della cosiddetta classe media, cioè gente che un lavoro lo ha ma che per un intervento sanitario extra, un divorzio, una spesa inaspettata vede andare in crisi il budget familiare. e diventa difficile fare la spesa. L’alimentazione corretta va assieme alla salute, un filo rosso lega la legge antispreco alimentare alla donazione di farmaci e prodotti per l’igiene: se mangio e mi curo male in un ambiente sporco non può esserci quello che chiamiamo “benessere dell’individuo”. Il bene recuperato non diventa spreco e non si riflette sull’ambiente aumentando i rifiuti e contribuisce a proteggere l’ambiente  dove viviamo: oggi priorità è dare un sostegno alle persone, la legge 166 è legge di sussidiarietà, a volte quando si parla di povertà si pensano vie semplici come la tessera alimentare, mentre la 166 risponde al bisogno attraverso l’interfaccia degli enti locali, dei servizi sociali, e anche delle imprese, la legge coinvolge la società: un volontario che distribuisce i pasti mette empatia attraverso una parola, una chiacchiera, per sconfiggere un altro nemico oltre alla fame, la solitudine. “

In Italia sono molti i centri di distribuzione collettiva come quello inaugurato oggi?
In questi anni ho toccato con mano quanto il terzo settore sia il cuore pulsante di questo Paese. In Italia, più che in altre Nazioni europee, abbiamo declinato la risposta al bisogno in modi diversi: chi recupera poi distribuisce attraverso pacchi alimentari, empori solidali o ristoranti sociali, formule diverse adatte ai diversi cittadini, migliaia di enti grandi e piccoli offrono tali servizi. 

Il Banco Alimentare (ndr fondato nel 1989 a Milano, onlus che nel 2022 ha recuperato oltre 110.000 tonnellate di cibo aiutando 1.750.000 persone in 21 regioni tramite duemila volontari) si adegua alle esigenze della propria comunità: a Bari, a esempio, nei vicoli della città vecchia un gruppo di ragazzi con i pattini recupera alimenti dai negozi di vicinato, con zaini refrigerati. Molte associazioni hanno aggiunto un tassello, oltre a distribuire il cibo, hanno imparato a trasformare il cibo fresco, come il pane, con il quale si fa la birra, o frutta e ortaggi, con i quali si preparano conserve. In Sicilia trasformano e mettono sotto vuoto il pescato: un’esperienza coinvolgente. Sempre nel sud, contrasta la criminalità organizzata che manda a distruggere campi coltivati da mucche o pecore non tracciate al fine di controllare il territorio. In Campania  forze dell’ordine e veterinari collaborano per contrastare tale fenomeno ed eventualmente distribuire le carni controllate al Banco Alimentare. Una misura antispreco che diventa anche controllo sociale e sanitario.

Il sito dell’onorevole Maria Chiara Gadda, iononsprecoperche,
offre  ulteriori informazioni sulla legge 166 e le sue applicazioni.

Come non sprecare lo spreco ultima modifica: 2024-01-20T19:00:00+01:00 da BARBARA MARENGO
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