I miei cugini di destra e i miei amici di sinistra

L’emergere di Donald Trump è riuscito a fare qualcosa che avrei creduto impossibile: provocare profonde crepe nella fortezza dell’amore dei cugini Merullo. In parte attribuisco la colpa alla straordinaria capacità di Trump – una specie di genio del male – di convincere i membri della classe operaia bianca che è dalla loro parte. Ma attribuisco anche la colpa del suo successo in parte agli amici liberal, agli slogan che promuovono e alle politiche che sostengono.
Roland Merullo
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Sono abbastanza sicuro che, dei ventotto cugini di primo grado dal lato paterno della famiglia – il lato italoamericano –, solo due di noi non sono sostenitori di Trump. Siamo cresciuti, tutti noi, in una città operaia all’estremità settentrionale della linea della metropolitana di Boston, un luogo razzialmente omogeneo ma etnicamente variegato, un luogo dove nessuno doveva chiedere come si scrive Merullo. Io e i miei cugini potevamo andare a casa l’uno dell’altro a piedi in dieci minuti al massimo, e ogni domenica, per i primi quindici anni della mia vita, ci riunivamo tutti, zie, zii e cugini, nella casa color marrone, stile Shingle dei miei nonni a Essex Street. Un ampio orto, una statua di Maria, alberi da frutto, un pergolato d’uva, un campo da bocce, botti di vino in cantina, polpette e mortadella sul tavolo della cucina: quel pezzo di proprietà ai margini settentrionali della città avrebbe potuto essere portato lì, intatto, dal Sud Italia. Dire che io e i miei cugini eravamo legati sarebbe un eufemismo offensivo. Eravamo fratelli e sorelle. Quelle domeniche pomeriggio erano una festa di cibo e di baci, di calore e di parentela, di un raro e miracoloso sentimento di unità che si è andato attenuando solo gradualmente man mano che siamo maturati, ci siamo allontanati, abbiamo salito la scala socioeconomica a varie altitudini, e abbiamo cresciuto ognuno la propria famiglia.

Revere, MA oggi. Photo: Zillow

Anche adesso, quando capita di riunirci per una veglia funebre, per un funerale, ci abbracciamo e diciamo “ti volgio bene” e sentiamo di nuovo quel vecchio legame indissolubile. Fino al mio ultimo respiro insisterò sulla bontà di quelle persone, e l’ho fatto spesso per contrastare il modo liquidatorio, senz’appello, dei miei conoscenti e amici liberal che dicono o postano sui social cose come “Tutti i sostenitori di Trump sono stupidi, razzisti o malvagi”.

I nomi dei nonni dell’autore iscritti sul muro di St. Anthony of Padua, Revere, MA (photo: Amanda S. Merullo)

A parte quei momenti in cui mi trovo a difenderli, e nonostante il forte legame d’amore che sentirò sempre per quei cugini, trovo quasi straziante sentirli esprimere le loro opinioni politiche. Sono sicuro che provano lo stesso per me. In qualche modo, l’emergere di Donald Trump sulla scena politica americana è riuscita a fare qualcosa che avrei creduto impossibile: provocare profonde crepe nella fortezza dell’amore dei cugini Merullo. Più e più volte in questi ultimi nove anni ho lottato per spiegare, a me stesso più che ai miei amici liberal, come sia possibile che brave persone come i miei cugini non riescano a vedere ciò che a me sembra così chiaro: che l’uomo che loro sostengono incarna tutti i tratti che eravamo abituati a deridere e a detestare. Essere un falso, un imbroglione, un ragazzo ricco e viziato, un perdente frustrato, una persona senza rispetto né per la verità né per il dolore degli altri: questi erano, nel credo non scritto della classe operaia americana, niente di meno che peccati mortali.

In parte attribuisco la colpa alla straordinaria capacità di Trump – una specie di genio del male – di convincere i membri della classe operaia bianca che, nonostante le politiche fiscali e altri principi della sua fede politica, lui è dalla loro parte. “Io sono la vostra voce”, dice. “Io sono la vostra vendetta.” È davvero una specie di trucco magico. Sa cosa dire alla mia gente e come farglielo credere, nonostante le montagne di prove che dimostrano come lui sia, come avremmo detto dalle nostre parti, un totale pezzo di merda.

Photo: Colin Floyd via Unsplash.com

Ma la colpa del suo successo, l’attribuisco in parte anche al modo di fare dei liberal come me, agli slogan che promuovono e alle politiche che sostengono. Sono slogan e politiche che li fanno sentire dalla parte del giusto, compassionevoli, anche quando e se tengono lontani molti degli elettori che un tempo costituivano la base del Partito democratico. Nonostante la loro laurea, il successo professionale e la loro raffinatezza, questi liberal istruiti sembrano ciechi di fronte al fatto ovvio che l’inquilino dello Studio Ovale ha molta più influenza sulla vita americana di quanto non lo facciano tutti i loro sussiegosi editoriali, gli slogan sui cartelli nelle loro aiuole e sugli adesivi sulle loro auto, e i meme di Facebook. Anche i miei amici di sinistra non riescono a cogliere il fatto che, grazie al nostro peculiare sistema elettorale, i presidenti americani oggigiorno sono eletti non da amici che la pensano allo stesso modo in Massachusetts e California, ma da una piccola fetta di elettori al centro dello spettro politico in una decina di stati. Perdi quegli elettori e hai Donald Trump nel 2016. Te li tieni stretti e hai Joe Biden nel 2020.

Faranno forse fatica a crederci, miei amici progressisti, ma quando i miei parenti vedono o sentono le parole “Black Lives Matter”(“Le vite dei neri contano”) il loro primo pensiero è spesso: “Cosa? E la mia vita non conta!” Magari, mi ritrovo a pensare, lo slogan fosse stato “Black Lives Matter, Too”, “Anche le vite dei neri contano”, perché così avrebbe raggiunto lo stesso obiettivo di aumentare la consapevolezza del razzismo sistemico, ma senza alienare i bianchi poveri e della classe operaia. Ho sentimenti simili riguardo all’idea di scrivere con la maiuscola la “B” di Black e mantenere minuscola la “w” di white, bianco. Per i liberal benestanti, per i membri dell’élite istruita (io faccio parte di quel club; ho due lauree alla Brown University), ci sarà certo una ragione che loro sosterranno per quella convenzione grammaticale simbolica. Per i miei cugini, molti dei quali non sono andati all’università, è solo l’ennesimo affronto di una lunga storia.

Photo: Colin Floyd via Unsplash.com

Io mi domando: la B maiuscola promuove effettivamente, in qualche modo pratica, la causa dell’uguaglianza razziale? Se è così, un simile avanzamento compensa lo slittamento politico al quale contribuisce, uno spostamento a destra tra gli elettori centristi, uno spostamento che, con l’elezione di Donald Trump, ha tanto contribuito a fare arretrare la causa dell’armonia e della giustizia sociale nel nostro Paese?

Faccio spesso questo esempio: se uno ha, ad esempio, un cancro ai polmoni metastatizzato e un altro soffre di un’ulcera sanguinante, è una buona idea che la persona malata di cancro dica alla persona con l’ulcera: “La tua sofferenza non è niente in confronto alla mio! Non ne parlare proprio!”

Ovviamente no. Eppure, questo è esattamente ciò che fanno spesso i miei amici liberal. Concentrandosi sulla sofferenza reale – lo voglio ripetere: molto reale, atrocemente reale – degli americani di colore, gli opinionisti liberal e i media liberal troppo spesso trascurano la sofferenza altrettanto reale, anche se considerevolmente meno grave, dei poveri e dei lavoratori bianchi. Non sento abbastanza politici democratici dire cose del tipo: “Tanti milioni di immigrati irlandesi, italiani, polacchi, tedeschi, cinesi ed ebrei sono stati vittime di terribili pregiudizi quando sono arrivati in questa nazione. Quel dolore, ancora nella memlria delle generazioni successive, è minore rispetto a quello che hanno sopportato gli afroamericani, sì, certo. Ma anch’esso va tenuto in conto”.

L’opinione prevalente tra i liberal è che no, non ne vale la pena tenerne conto. Anzi, ti esponi pure alle accuse di razzismo, anche solo menzionando la difficile situazione di milioni di bianchi poveri i cui figli patiscono la fame nella nazione più ricca della terra. L’immediata condanna viene da attivisti afroamericani, ma anche da liberal bianchi benestanti, molti dei quali avevano nonni, bisnonni e trisnonni che non erano vittime di alcun tipo di pregiudizio quando arrivarono in questo paese. I membri di quelle famiglie, con la loro ricchezza accumulata per generazioni, hanno molte più probabilità di aver beneficiato finanziariamente dalla schiavitù rispetto alle famiglie americane relativamente nuove come la mia. 

Sono messaggi sconvolgenti, lo so. Fanno arrabbiare i miei amici liberal, che mi accusano di ogni sorta di pregiudizio e cecità. Ma mi sto rivolgendo a ciò che quelle persone persistentemente non riescono a riconoscere: il tipo di comportamento che ha contribuito all’esodo ben documentata di elettori bianchi della classe operaia dalle fila democratiche. Modificare slogan che alleviano i sensi di colpa delle élite liberal e rinunciare ai loro simbolici segnali di virtù, sarebbe almeno un cenno nei confronti delle disuguaglianze di classe e ai lavoratori poveri bianchi – e questa è la chiave – senza in alcun modo sminuire o ignorare l’orribile storia razziale del paese e il razzismo che continua ancora oggi.

Photo: David Todd McCarthy via Unsplash.com

I miei cugini e le persone come loro – elettori di buon cuore che certamente possono essere criticati per non aver indagato abbastanza in profondità le ingiustizie del nostro sistema, le ramificazioni dell’attività o dell’inattività legislativa e le azioni dei politici repubblicani piuttosto che la loro retorica – affrontano un assortimento di lotte, come tutti noi. Salute, denaro, relazioni, lavoro. Non sono ciechi di fronte alle lotte degli altri; tendono solo, come la maggior parte di noi, a dare la precedenza, a metterle al centro, alle sfide che hanno di loro dinanzi . A differenza di alcuni dei veri odiatori nel campo di Trump – e ce ne sono molti – le persone che sto descrivendo, a esempio, non augurano la dannazione eterna a coloro le cui preferenze sessuali differiscono dalle loro. In effetti, molti dei miei cugini conservatori vogliono bene ai loro figli gay. Questi cugini ritengono, tuttavia, che il Partito Democratico impieghi troppo tempo e sforzi per parlare del dolore e delle prove che vivono, a esempio, gli immigrati clandestini e le persone transgender, ignorando il dolore e le prove a cui sono sottoposti i bianchi poveri della classe operaia e della classe media, nipoti di immigrati. Questi liberali compassionevoli srrillano del cancro ai polmoni senza nemmeno un sussurro sulle ulcere sanguinanti. Un candidato saggio e carismatico di sinistra dovrebbe essere in grado di affrontare entrambi i tipi di sofferenza nella giusta prospettiva, ma non vedo nessun candidato del genere nel panorama politico attuale.

Voglio dire ai miei cugini sostenitori di Trump:

Parla bene, lui, ma se guardate un po’ più in profondità alle cose che fa, le agevolazioni fiscali per i ricchi, per esempio, l’indebolimento dei pilastri della nostra democrazia, altro esempio, vi sta fregando e sta distruggendo il nostro Paese.

Ribatteranno:

E che dire di tutti quegli immigrati clandestini che attraversano il confine? Perché i nostri nonni dovevano avere documenti e superare un esame medico per poter entrare in America e queste persone no? Trump si preoccupa per noi. Mette l’America al primo posto. Sostiene l’esercito. Quando era presidente, le uova non costavano otto dollari la dozzina.

Ho smesso di discutere. Mi è già costato il rapporto con uno dei miei più cari cugini, un prezzo alto da pagare, una perdita senza alcun guadagno. Come la maggior parte dei miei amici liberal, sono tremendamente preoccupato all’idea di una seconda presidenza Trump. Altre nomine di giudici conservatori alla Corte Suprema, ulteriore riduzione delle tutele ambientali, una retorica più divisiva, norme della decenza sempre più calpestate, indebolimento della NATO, Putin, come i suprematisti bianchi incoraggiati, la grazia per i criminali del 6 gennaio e la violenza che ne sarà incoraggiata – l’elenco potrebbe continuare. La maggior parte dei miei cugini non presta attenzione a queste cose. Trump li ha irretiti in un incantesimo e la sua banda codarda di repubblicani eletti non si è opposta. Ma i liberal che se ne vengono fuori con slogan come “Defund the Police” (riduciamo i fondi alla polizia) e che insistono nel mantenere la “w” minuscola in white (bianco) hanno contribuito a creare un ambiente in cui quell’incantesimo non sarà spezzato presto. Nel midollo delle mie ossa, nel luogo dove vivranno e respireranno sempre quelle calde e amorevoli emozioni della domenica pomeriggio a Essex Street, sento uno strappo profondo. Nessuno mi convincerà mai che ogni persona che vota per Trump debba essere stupida, razzista o malvagia. Conosco troppo bene i miei cugini sostenitori di Trump. Gli voglio troppo bene. Ma, per usare un paio di parole del nostro vecchio quartiere: Madonna mia, fa male sentire quel profondo amore per loro e, allo stesso tempo, sapere come voteranno a novembre.

Traduzione di Guido Moltedo

I miei cugini di destra e i miei amici di sinistra ultima modifica: 2024-01-24T19:15:13+01:00 da Roland Merullo
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