Un giallo nella città dell’oro

Francesco Malgaroli “inviato speciale” in Sudafrica, ma questa volta nelle vesti di autore di un poliziesco in una realtà in bilico tra emancipazione e senso di colpa.
BARBARA MARENGO
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È un incubo questa miniera che domina Gold Town e Ghost Town, un incubo che fa ruotare le vite attorno a oro, diamanti e ricchezze che alimentano perversioni. E se in tali realtà s’inserisce l’omicidio di un bambino, il tutto si tinge di giallo: un giallo molto “dark” che esce dalla penna di Francesco Malagaroli, con il romanzo Il ventre (ed. EllediLibro). L’Autore, giornalista e inviato in Sudafrica per quotidiani e radio, ultimamente collaboratore della nostra rivista, si cimenta in una complessa trama che penetra nella tormentata terra dove il lungo percorso per il riconoscimento della dignità dei neri ha superato i blocchi dell’apartheid con lutti ed ingiustizie: fino alla liberazione dell’uomo-simbolo delle decennali lotte per la libertà di un popolo.

A tale liberazione Malgaroli ha assistito come inviato: anni che hanno insegnato all’Autore a e descrivere la complessa società locale nel romanzo dove dove etnie e popoli diversi vivono vite parallele che si incrociano drammaticamente. 

Benjiamin, bambino che riproduce nei suoi disegni sogni e realtà, è la vittima di una società violenta, fatta di potere e soprusi, ineguaglianze e povertà, crimine organizzato e perversione. Un degrado ambientale s’affianca a quello morale che vede povere vittime preda di orribili rituali. Chi soffre e piange miserie e lutti sono i neri, lavoratori schiavi dell’oscura miniera, il Ventre che inghiotte gli uomini e sputa ricchezze.

Magia e riti ancestrali accompagnano le azioni dei protagonisti, e il commissario in pensione Pius Graaff mette tutte le sue competenze in gioco per risolvere il caso: una matassa ingarbugliata che lo porta in ambienti più disparati della città, dai bassifondi ai bordelli, dai lussuosi uffici del centro alle università , fino alle incredibili scoperte di doppie vite. Pius, ferito nel corpo da una poliomielite antica, appartiene agli afrikaner, quei discendenti degli europei del nord, olandesi sopratutto, che nel corso del diciassettesimo secolo s’insediarono in Sudafrica: i boeri , ovvero i contadini, che nel corso del XIX sec. dettero vita a una serie di guerre con la Gran Bretagna per il controllo delle ricchezze della regione, fino ai rigurgiti razzisti degli anni Novanta del Novecento che videro la fine dell’apartheid. 

Tra pusher e povertà, Pius segue piste diverse aiutato dall’appartenenza a quel Paese, dalla conoscenza degli sfaccettati aspetti sociali, grazie alla sua intuizione dovuta ad anni di lavoro investigativo sul campo. 

La magia pervade il romanzo, la presenza arcana degli antichi riti accompagna il lavoro di Pius, assieme alla pietà per la famiglia di Benjiamin: la “lista di gente da sentire” per portare sul banco degli imputati gli assassini del bambino sognatore e disegnatore va affrontata con pazienza, e Pius lo fa, introducendo il lettore in atmosfere differenti, dove camaleonticamente il commissario si introduce. 

È il pregiudicato Nath il colpevole, o è un capro espiatorio trovato in fretta per mettere a tacere la pubblica opinione? Sono gli spregiudicati borghesi bianchi a nascondere sordidi segreti? 

Leggete, e saprete. 

Con un particolare sguardo alla maga che introduce le varie parti del romanzo facendoci viaggiare in un mondo lontano ma capace di suscitare in tutti noi legami ancestrali. Per Benjiamin e tutti i bambini vittime di violenze e soprusi.

Immagini da Gold from Gauteng, South Africa

Un giallo nella città dell’oro ultima modifica: 2024-01-29T16:25:42+01:00 da BARBARA MARENGO
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