Il coraggio di Maignan, la sfida di De Toni

Se il portiere del Milan è stato protagonista di un gesto senza precedenti, il sindaco di Udine ha fatto l'impossibile per rimediare a un vulnus che sporca la sua città. Non è riuscito, ma ha tenuto fede al mandato degli elettori che l’hanno voluto sindaco progressista di una città di destra in una regione di destra.
GUIDO MOLTEDO
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Neppure due mesi fa Udine finiva sulle prime pagine e nei titoli d’apertura dei tg, incoronata come la “regina” italiana della qualità della vita. Sì, Udine, una bella città, buona cucina, bei paesaggi vicini… ma la regina? Che vince su Bologna, cancella rivali blasonate? Sì, eccola saltare, il 4 dicembre scorso, al primo posto nella 34ª edizione dell’indagine del Sole 24 Ore sui territori più vivibili. Una bella storia, specie quando si leggono meglio le ragioni del riconoscimento e si scopre che a premiare la città soprattutto sono gli indicatori legati ai servizi alle famiglie, alla sicurezza e alla ricchezza media. Tra questi spicca l’indice sintetico della Qualità della vita delle donne. Un dato che è anche culturale e politico.

Commenta raggiante il sindaco, Alberto Felice De Toni, intervistato da Agorà:

La giunta comunale che presiedo è formata in modo paritario: cinque donne e cinque uomini. A fronte di un primo cittadino uomo, abbiamo scelto la presidente del consiglio comunale donna. Una perfetta parità. La commissione per le Pari Opportunità è molto attiva e lavora molto. Siamo lusingati che la situazione delle donne abbia raggiunto il vertice in questa città per la qualità della vita.

Alberto Felice De Toni

De Toni, già rettore dell’ateneo udinese, guida una giunta di centrosinistra. Una ventata rinfrescante nel Nordest, la sua elezione, una gradevolissima eccezione in una tornata elettorale che ancora una volta premia decisamente il centrodestra. Un’elezione sudata in un difficile ballottaggio contro il sindaco uscente, il leghista Pietro Fontanini.

D’incanto si parla di Udine come di un laboratorio politico: l’ingegner De Toni è stato capace di edificare quello che altrove sembra impossibile, una coalizione larga, dal Pd ad Azione/Italia viva, prendendo anche i voti dei 5S al secondo turno. De Toni si vanta di essere estraneo alla politique politicienne ma è accorto politicamente, in giunta mette chi serve politicamente e presidia i diversi segmenti elettorali che l’hanno eletto, non i fedelissimi. Arrivare in vetta alla classifica del Sole non sarà forse suo merito, ma sicuramente gli fa gioco ora che il sindaco è lui. Con grande scorno del predecessore leghista cacciato da Palazzo d’Aronco, che, come si vedrà, si prenderà la sua triste e squallida rivincita.

Ed ecco la domenica fatale, il 20 gennaio, che rompe l’incantesimo della “regina” della qualità della vita, sbattendola in prima pagina per una clamorosa vicenda di razzismo, difficile da tenere confinata nella solita curva dei tifosi facinorosi. Un caso nazionale, una vergogna che imbratta la bella, ospitale città.

L’iniziativa del sindaco, immediata, sembra all’altezza della gravità di quanto accaduto e della grande eco che suscita: la cittadinanza onoraria al coraggioso portiere del Milan, Mike Maignan, che ha lasciato la porta rientrando negli spogliatoi accompagnato dai suoi compagni solidali.

La giunta, gli udinesi, possono ragionevolmente pensare che, con l’atto riparatorio, sia iniziato per la città il ritorno alla “normalità”, e, anzi, che l’idea abbia non solo un alto valore riparatorio ma possa rilanciare l’immagine di Udine ai livelli più alti, di città aperta, plurale, democratica, accogliente con tutti. È una scommessa morale che esige numeri politici alti. Richiede una maggioranza qualificata che implica l’esistenza sui banchi di Palazzo d’Aronco di una destra politica diversa da quella degli insulti rabbiosamente razzisti contro Maignan.

Le antenne del pur abile De Toni mancano di quel fiuto politico che l’avrebbe messo in guardia sui rischi di una votazione con l’apporto determinante della compagine guidata dal sindaco sconfitto.

Io quando il clamore è partito ho fatto questa proposta nella convinzione di rappresentare tutta Udine, minoranza compresa, invece evidentemente mi sbagliavo,

ha spiegato a Pianeta Milan.

da Cronache di spogliatoio @CronacheTweet

Quello che poteva essere messo tra parentesi come un orrendo episodio di razzismo a cui però seguiva un atto nobile di riparazione, è invece rilanciato con forza dalla mancata onorificenza al calciatore, e ora è l’intera Udine, non un manipolo di tifosi, a essere additata come comunità razzista. Sui social i commenti di questo tenore si sprecano. Sui giornali nazionali, a rendere meno grave per la città la vicenda, ci sono i commenti politici che la mettono in carico all’intera destra italiana, allo stesso governo che in quei giorni si fa bello con il summit africano, mentre le forze politiche che lo sostengono mostrano con ostentata sguaiatezza tutto il loro razzismo.

La forsennata velocità dei cicli delle notizie farà presto dimenticare sia il primato della qualità della vita sia le due brutte pagine della vicenda razzista. Udine tornerà a essere una gradevole e, sì, accogliente e ospitale città come lo è stata sempre. La giustizia sportiva, nel frattempo, ha già mitigato la “punizione” per l’Udinese. E il sindaco? La sua tenuta dopo la sberla in consiglio? Non sarà facile per lui, dopo quello che è successo, trovare la rotta giusta nel percorso volto a ottenere un secondo mandato. E già si vede che è alla ricerca del tono adatto, di una nuova postura.

Dopo il no del consiglio, è apparso ambivalente tra un perentorio lo rifarei di nuovo a un’emittente e, in un’altra dichiarazione, un ho agito troppo d’impulso sotto la pressione di una gogna mediatica, forse avrei fatto altro. Meglio per lui uscire il prima possibile da un limbo in cui lui stesso s’è ficcato e rivendicare fino in fondo il suo gesto: per definire così, in modo ancora più netto, il profilo che l’ha portato a essere eletto sindaco in una città ostile; il profilo dunque di sindaco progressista, aperto, attento alla parità di genere, fiero primo cittadino di una città regina della qualità della vita, che tale può dirsi anche perché considera impensabili e irripetibili d’ora in avanti episodi come quelli del 20 gennaio allo Stadio Friuli. “Udine ha scelto di cambiare”, era stato il suo commento, dopo la vittoria d’aprile. diventi il suo slogan nel resto del mandato.

Il coraggio di Maignan, la sfida di De Toni ultima modifica: 2024-01-31T20:46:08+01:00 da GUIDO MOLTEDO
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