La 60. Biennale è nel mondo d’oggi, nel Sud Globale

Il presidente Roberto Cicutto e il direttore della prossima Biennale Arte, il brasiliano Armando Pedrosa, presentano il programma di “Foreigners Everywhere”.
SANDRA GASTALDO
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La parola d’ordine è Global South. Adriano Pedrosa, direttore artistico del Museo d’arte di San Paolo del Brasile, al quale è stato affidato il compito di curare la 60. Biennale internazionale di Arte a Venezia (dal  20 aprile al 24 novembre 2024) la ripete più volte. Non un mantra, ma un paradigma che non ha solo un significato geografico. 

Primo direttore di una Biennale d’arte proveniente dall’emisfero australe, Pedrosa non pare allontanarsi dal  sentiero tracciato da Lesley Lokko (curatrice anglo-ghanese dell’esposizione di architettura del 2023) che è intervenuta sul baricentro della rassegna spostandolo verso un  più reale punto d’equilibrio nel pianeta.

Con Pedrosa, dopo Lokko,  la Biennale di Roberto Cicutto non rompe la cupola di cristallo che ha, apparentemente, avvolto fino a oggi l’egemonia autoreferenziale della cultura “occidentale”. Piuttosto ha attraversato lo specchio nel quale il mondo culturale-economico, semplicisticamente definibile come occidentale e sviluppato, si è voluto riflettere per decenni, secoli, ma forse anche millenni.

Al di là dello specchio, c’è la vastità di continenti, di nazioni etichettabili con varie definizioni sempre, comunque, riduttive. Global South, il Sud Globale, è la classificazione impiegata in sostituzione di polverosi residui linguistici del passato prossimo: paesi emergenti, terzo mondo, paesi in via di viluppo.

Il Sud Globale sarà il protagonista della prossima Biennale d’arte così come politicamente si sta rivelando  protagonista,  e possibile costruttore, di un nuovo ordine mondiale. 

È un peso crescente quello che questa entità vasta, sebbene dai confini fluidi, sta esercitando e potrà esercitare in futuro. L’arte, che è in fondo sempre politica, anticipa talvolta l’orientamento dell’ago della bussola delle relazioni internazionali. Nel corso della conferenza stampa di presentazione della 60. Esposizione internazionale d’Arte, la sensazione forte nell’aria era  quella di affacciarsi per la prima volta ad un orizzonte nuovo e vasto non precisamente ignorato ma neppure mai immaginato. 

Roberto Cicutto

Roberto Cicutto presidente con mandato prossimo alla scadenza, ha sottolineato come sia in corso un passaggio di consegne all’insegna della totale collaborazione con il nuovo presidente Pierangelo Buttafuoco, presente in sala.

Cicutto  ha ricordato che

La natura internazionale della Biennale ne fa un osservatorio privilegiato sullo stato del mondo attraverso la trasformazione e l’evoluzione delle arti. Nessun curatore, quando sceglie i contenuti della propria mostra, cavalca direttamente i temi caldi del momento, ma intraprende un viaggio pieno di cambiamenti di rotta e il cui racconto sarà alla fine fortemente influenzato dalle percezioni e interpretazioni che ne daranno i visitatori, gli addetti ai lavori e la stampa.

A conclusione di un quadriennio sul quale hanno proiettato la propria ombra la lunga pandemia ed eventi storici drammatici come l’aggressione russa dell’Ucraina, l’attacco di Hamas il 7 ottobre 2023 e le tragiche conseguenze sulla striscia di Gaza, Roberto Cicutto ha voluto ribadire che l’autonomia dei direttori è la maggior garanzia perché la formula della Biennale continui a funzionare e a produrre “effetti talvolta sorprendenti anche sul piano diplomatico e politico”.

Adriano Pedrosa e Roberto Cicutto

Davvero c’è da augurarsi che la Biennale di Adriano Pedrosa intitolata “Stranieri Ovunque” possa costruire le premesse per nuove forme di  dialogo e tessere una trama di relazioni e di ascolto.

“Stranieri Ovunque” riprende il nome di una installazione realizzata, a partire dal 2004, dal collettivo artistico italo-britannico Claire Fontaine, nato a Parigi e con sede a Palermo. Claire Fontaine è un ammiccante riferimento a una famosa linea di cartoleria, ma anche a una celebre opera di Marcel Duchamp.  L’installazione “Stranieri Ovunque” a sua volta allude a  un omonimo collettivo di ispirazione anarchica, sorto a Torino nei primi anni Duemila e impegnato contro il razzismo e la xenofobia.

L’opera di Claire Fontaine si è arricchita nel tempo: si tratta di una serie di sculture al neon di diversi colori che riproducono, in un numero crescente di lingue, le parole “stranieri ovunque”. Al momento la frase è in 53 lingue occidentali e non, e comprende anche idiomi indigeni, alcuni dei quali estinti.

Armando Pedrosa

Pedrosa ha spiegato che l’installazione, in una nuova versione su larga scala, sarà allestita quest’anno alle Gaggiandre in Arsenale.  

Nel corso della mia vita – ha detto Pedrosa – ho vissuto all’estero e ho avuto la fortuna di viaggiare molto. Ho sperimentato il trattamento riservato a uno straniero del terzo mondo anche se non sono mai stato un rifugiato e, anzi, secondo l’Henley Passport Index, sono in possesso di uno dei passaporti più prestigiosi del Sud Globale. M’identifico anche come queer, il primo curatore dichiaratamente queer nella storia della Biennale d’Arte. Inoltre provengo dal contesto brasiliano e latino-americano in cui l’artista indigeno e l’artista popular svolgono ruoli importanti; sebbene siano stati emarginati nella storia dell’arte, di recente hanno cominciato a ricevere maggiore attenzione. Il Brasile è anche la patria di molti esuli, una terra di stranieri per così dire; oltre ai portoghesi che lo hanno invaso e colonizzato, il paese ospita le più grandi diaspore africane, italiane, giapponesi e libanesi del mondo.

“Stranieri Ovunque” è un titolo che assume un significato cruciale dal momento che il numero dei “forcibly displaced people” – tradotto in italiano come “migranti forzati” – ha raggiunto i 108,4 milioni secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

La Biennale d’Arte parlerà di artisti che sono essi stessi stranieri, immigrati, espatriati, diasporici, esiliati e rifugiati. Parlerà di immigrazione e di decolonizzazione.  Inviterà a riflettere sul significato di straniero e sulla etimologia del termine, che introduce al concetto di estraneità in tutte le possibili declinazioni, comprese quelle attinenti all’orientamento sessuale, alla collocazione marginale degli artisti outsider, alla considerazione spesso superficiale dell’artista autodidatta “folk” o “popular” o all’artista indigeno spesso trattato come uno straniero nella propria terra. 

Tra il padiglione centrale e le Corderie dell’Arsenale, Pedrosa aprirà le pagine di un’antologia dell’arte sorprendente e sconosciuta a queste latitudini fino ad ora, un’antologia che raccoglie oltre trecento artisti del Sud del Mondo, qualsiasi cosa questa definizione significhi. 

La 60. Biennale accoglierà poi autori proposti al pubblico nei novanta padiglioni nazionali. Quest’anno da segnalare la presenza, per la prima volta con propri padiglioni, di Nicaragua, Repubblica di Panama e Senegal.

Ci saranno inoltre delle nuove partecipazioni assolute: la Repubblica del Benin, l’Etiopia, la Repubblica democratica di Timor Est, la Repubblica di Tanzania. Annunciato anche il ritorno della Santa Sede il padiglione “With my eyes/ Con i miei occhi” curato da Chiara Parisi e Bruno Racine, sarà nella Casa di reclusione femminile della Giudecca. 

La 60. Biennale è nel mondo d’oggi, nel Sud Globale ultima modifica: 2024-02-01T18:05:39+01:00 da SANDRA GASTALDO
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