Il “mondo partito” di Cesco Chinello

MAURIZIO CECCONI
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Ho letto in questi giorni un libro di Cesco Chinello di cui da tempo era annunciata l’uscita: Cronache veneziane sulla Bolognina, un diario politico-sentimentale.
È a cura di una storica attenta e competente, Gilda Zazzera.
E di una curatrice significativa c’era evidentemente davvero bisogno leggendo le pagine che Cesco ci ha lasciato.

Si tratta infatti proprio di un diario quotidiano denso di impressioni, di stati d’animo, di giudizi a volte amorevoli ed a volte pieni di disprezzo.

Le impressioni di un uomo assolutamente convinto e fiero delle capacità che possiede e del senso politico che ritiene di avere e di manifestare nonchè orgoglioso dei propri diritti.

È nello stesso tempo però un uomo esplicitamente fragile e spesso contraddittorio di fronte ad un “mondo partito”, il Pci, che gli appare sempre più distante e diverso dai suoi convincimenti, dal suo pensare.

Il diario è impietoso.

E lo è verso le persone che nelle pagine Chinello affronta e giudica, e sono tante.

In genere queste pagine sono conseguenza della politica che proprio Chinello ogni giorno attraversa anche se è giusto sottolineare come i suoi giudizi si mitigano solo per i “compagni” che con lui condividono scelte e impegni di “gruppo”.

Ma non è questo il punto che a me interessa.

Credo che quei giudizi siano il frutto evidente, ed a volte avvelenato, della lotta politica, che si sviluppa in un ambiente ormai consumato, in un percorso giunto esplicitamente alla fine dei suoi passi.

Il diario diviene impietoso perfino su Cesco medesimo e sulla politica che egli conduce e vive.

È un Chinello “sconfitto” infatti quello che ci appare e che lui stesso in molte pagine descrive.

Massimo Cacciari, Gigi Nono, Cesco Chinello, Momi Federici, giugno 1968 Contestazione giardini @la_Biennale #archivioiveser

Quanto invece alle parti teoriche del testo, al suo pensiero economico, alle tendenze ipotizzate dell’occupazione e alla sua profonda analisi sugli antagonismi rimangono importanti materiali di analisi e confermano i convincimenti conosciuti dell’autore.

Ma non sono “il libro”.

Perchè il libro trasmette uno spaccato di vita di un gruppo, di una componente della società veneziana, del Partito comunista, a Venezia e non solo.

In uno stare insieme politico e personale spesso totalizzante nelle ragioni che ha e negli scopi che si prefigge.

E nello stesso tempo diviso nelle prospettive ed unito solo nel destino che appare sempre più incerto e fosco.

Quello che probabilmente Chinello non poteva immaginare è che i suoi appunti, il suo testo divenissero nei fatti una oggettiva spiegazione delle ragioni, dei “perchè” della fine di un ciclo storico, quello del Partito comunista italiano.

E ciò non nelle conclusioni del libro, come molti credono visto che la fine vede l’uscita di Chinello dal Pds, ma fin dalle prime pagine per l’atmosfera e il dibattito che si avvertono esplicitamente.

E questa sensazione non ha certo un solo “colpevole”.

La fine coinvolge e associa in un essere “collettivo” mondi che si cimentano a difendere il passato e a cercare di indagare e scoprire il futuro.

E questo mi pare segni la “rabbia” profonda e la tristezza che pervade l’autore.

E contemporaneamente le pagine che scorrono veloci e si divorano come fossimo nelle spire di un giallo ci regalano un Chinello a volte pieno di emozioni e di umanità.

Un momento dell’intervento di Cesco Chinello, segretario provinciale del Pci al XII congresso della Federazione Provinciale del Pci veneziano. 1966, Archivio Cesco Chinello – IVESER

Lo sguardo preoccupato e che quasi si rifiuta di voler vedere un Luigi Nono morente, la meraviglia nei confronti di atteggiamenti operai che non condivide (lui teorico dell’”operaismo”), il giustificare la debolezza di un giovane compagno nell’introdurre una riunione assumendosene lui le colpe, fino al proteggere dalle sue stesse ire quei militanti che ritiene condividere le sue scelte politiche ma per qualche ragione in difficoltà personale nel rappresentarle.

E la stessa sua umanità vive all’incontrario nella furia iconoclasta dell’attacco politico, nel dileggio e nel disprezzo dell’avversario interno, nello sguardo alle debolezze o alla vanagloria altrui.

In questo Chinello usa metodi e definizioni che spesso lasciano senza parole.

Ed ancora tratti di ironia parziale – e spesso in lui desueta – si colgono e manifestano i suoi convincimenti sugli stereotipi della società che muta profondamente e quasi sfugge alle analisi e ad una vera decodificazione.

Non so proprio se Cesco volesse la pubblicazione di questo suo Diario.

Ho sempre pensato di no prima di leggerlo confortato dal senso di altre sue pubblicazioni e dai racconti di alcuni suoi amici.

Ora, dopo averlo letto sono più incerto avvertendo la “voglia” di descrivere, di prendere le distanze da altri protagonisti ed anche di spiegare se stesso ed il suo rapporto con un’epoca.

Certo è che questo libro va letto in un modo definito e chiaro.

Non cercando di schedare i pensieri di Cesco sui singoli o tentando di immaginare il senso degli “omissis”.

Sarebbe un gioco al massacro riduttivo, una ricerca inutile di uomini e donne per la maggior parte – come lui – scomparsi.

Anche di dubbio gusto quindi.

Se si legge lo si deve fare per rendersi conto di un’epoca, di un periodo di vita ed in fondo della fine di un mondo che ha cambiato il Novecento e dato speranze a milioni di esseri umani in Italia.

E Cesco Chinello quest’avventura l’aveva vissuta tutta e profondamente.

Immagine di copertina: 21 maggio 2003, aula magna @iuav, presentazione di Metalmeccanici. Vita, lavoro e sindacato in 126 interviste: Alessandro Casellato, Cesco Chinello, Giulia Albanese, Rossana Rossanda

Cronache veneziane sulla Bolognina (1988-1993). Un diario politico-sentimentale, di Cesco Chinello, a cura di Gilda Zazzara, Cierre Edizioni / Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea (Iveser)

Il “mondo partito” di Cesco Chinello ultima modifica: 2024-02-09T20:27:48+01:00 da MAURIZIO CECCONI
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