E se finisse in un duello al femminile?

Si dà per scontato che il 5 novembre, a sfidarsi per la Casa bianca, saranno Joe Biden e Donald Trump. Ma i guai giudiziari del magnate di New York si stanno rivelando molto seri, molto costosi per le sue tasche e per a sua immagine, da far pensare che possa scattare un effetto domino fino alla sua uscita di scena, e con lui anche di Biden.
GUIDO MOLTEDO
Condividi
PDF

Dopo tre elezioni primarie, Donald Trump, può contare su 67 delegati. La seconda piazzata, Nikki Haley, ne ha 17. Per avere l’incoronazione alla convention repubblicana occorre averne 1.215. La strada verso la vittoria è dunque ancora lunga per Trump, anche se il vantaggio finora accumulato fa già dire a molti osservatori che, la vittoria, l’ha già in tasca. Ma di qui a Milwaukee, dove si riunirà il Grand Old Party a metà luglio, il percorso è lastricato d’insidie, per il miliardario di Manhattan, tali da far pensare che forse, troppo presto, si è saltati alla conclusione della corsa repubblicana.

Se da un lato l’ex-presidente ha ormai assunto il pieno controllo del Partito repubblicano e dei gruppi parlamentari repubblicani, dall’altro lato i processi che incombono su di lui iniziano ad avere un peso e una carica di rischi finora non pienamente calcolati, da lui stesso, dalla sua cerchia di strateghi e di legali. Via via che fioccavano le inchieste giudiziarie, novantuno!, sembrava che gli rimbalzassero addosso, da far pensare addirittura che le procure gli stessero facendo politicamente un favore, alimentando la sua narrativa di vittima di una macchinazione di stampo maccartista da parte dei giudici per metterlo ko, loro, non essendo in grado di farlo – i loro “padroni” democratici – per via politica ed elettorale.

L’allora presidente Donald Trump e l’allora ambasciatrice all’Onu, Niki Haley, all’assemblea generale della Nazioni Unite, 2018

In particolare incombe un processo, che Trump ha fatto di tutto, con i suoi legali, per rinviare a dopo il voto di novembre per occuparsene da presidente e che invece si trova ora ad affrontare, il 25 marzo, con potenziali, imprevedibili, ricadute negative sulla sua corsa presidenziale.

Si tratta del caso della pornostar Stormy Daniels, ed è un processo penale, uno dei quattro che pendono sulla sua testa e sulla sua corsa alla Casa Bianca, ed è il primo processo penale che si trovi ad affrontare un ex presidente. Il processo potrebbe durare cinque-sei settimane e terminare a fine aprile o inizio maggio.

Trump deve rispondere di 34 capi di imputazione per aver falsificato documenti contabili della sua holding per occultare i pagamenti alla pornostar Stormy Daniels e all’ex coniglietta di Playboy Karen McDougal, perché non rivelassero durante la sua precedente campagna elettorale le relazioni che aveva avuto con loro, e questo anche in violazione della legge sui finanziamenti elettorali.

Un’eventuale condanna potrà influenzare il voto di novembre, specie nel cruciale bacino degli elettori indecisi e degli elettori indipendenti negli stati in bilico, e in generale degli elettori moderati, in particolare tra le donne.

Il timore maggiore è la prospettiva di un processo che per settimane metta in evidenza clamorosamente aspetti della sua incontinente condotta sessuale. Finora anche i suoi sostenitori più bigotti, che rappresentano una fetta consistente della sua base, hanno sorvolato su queste vicende, dando credito alla teoria di una macchinazione ordita dai liberal per screditarlo oppure lasciandole ai margini in cambio delle sue crescenti concessioni alle loro richieste in materia di aborto e di restrizione dei diritti delle minoranze. Ma una sequela di sedute processuali con rivelazioni “scandalose” potrebbe avere un effetto ben diverso. Senza contare i costi enormi delle cause e dei risarcimenti e senza contare i giorni che lo vedranno impegnato in aula invece che nei comizi elettorali.

Nel caso poi fosse ritenuto colpevole e fosse eletto presidente, non potrà concedersi la grazia, trattandosi di reati statali. Inoltre altri procedimenti sono aperti e in corso. Per di più, all’indomani della conferma del processo per il caso della pornostar Stormy Daniels, il giudice di New York Arthur Engoron lo ha condannato a pagare 355 milioni di guadagni illeciti nel processo civile per aver gonfiato gli asset della holding di famiglia – oltre 3,6 miliardi l’anno per dieci anni – allo scopo di ottenere condizioni più vantaggiose da banche e assicurazioni. Ed è stato bandito per tre anni dalla guida di qualsiasi attività imprenditoriale nello stato di New York, uno in più dei due figli co-imputati Donald Jr ed Eric, che dovranno saldare anche una sanzione di quattro milioni di dollari a testa.

La governatrice del Michigan Gretchen Whitmer e il presidente Joe Biden visitano una frabbica della Pfizer a Kalamazoo, in epoca di covid, febbbraio 2021

La sua già conclamata investitura come nominee presidenziale potrebbe essere messa in discussione nel suo stesso partito, per quanto oggi assoggettato al suo controllo, anche perché l’associazione a un candidato presidenziale con un’immagine compromessa da scandali di sesso e corruzione può diventare contagiosa e insostenibile per molti candidati conservatori in lizza per il senato e per la camera dei rappresentanti nei distretti della destra evangelica estrema.

Si può ipotizzare perfino un rallentamento considerevole della sua corsa e del suo vantaggio su Nikki Haley, fino a rimettere in gioco una partita che sembrava già conclusa. Una caduta di Trump e una rimonta di Haley avrebbe un effetto speculare nel campo democratico, dove, a quel punto, anche la candidatura di Joe Biden potrebbe essere messa in discussione, potrebbe essere riconsiderata, aprendo la strada a un’altra opzione, prima della convention o nel corso di una convention aperta. Nei sondaggi Biden è indietro rispetto a Trump, in un’ipotetica sfida presidenziale che si tenesse oggi, ma molto di più rispetto a una candidata come l’ex ambasciatrice all’Onu.

Una candidata democratica donna, dunque? La più ovvia sarebbe la candidatura della sua vice Kamala Harris, ma non è la più solida. Lo è anzi meno di quella di Biden. Più forte quella di Gretchen Esther Whitmer, 52 anni, popolare governatrice del Michigan dal 2019, democratica progressista, alla guida di uno degli stati chiave nell’Election Day di novembre (dove Trump stacca Biden nei sondaggi), ma al tempo stesso personaggio di notorietà nazionale.

Quella che oggi è data per scontata – la sfida tra due anziani contendenti, per motivi molto diversi contestati perché considerati uno squilibrato, l’altro inadeguato – potrebbe inaspettatamente diventare un duello al femminile.

E se finisse in un duello al femminile? ultima modifica: 2024-02-17T17:48:29+01:00 da GUIDO MOLTEDO
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

VAI AL PROSSIMO ARTICOLO:

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento