Dall’emarginazione alla conquista di sé: Tersite di Stefan Zweig

FEDERICA ROCCHI
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Stefan Zweig riteneva che il teatro, più del romanzo, mettesse gli scrittori in contatto con il grande pubblico. Ce lo ricorda Arturo Larcati nell’introduzione da lui curata alla prima traduzione italiana del Tersite. Questo dramma in tre atti dello scrittore e drammaturgo austriaco Zweig, è uscito nel 2023 per Editoria & Spettacolo, andando ad arricchire la collana ripercorsi. Un’opera, questa, dal duplice esordio: Tersites come debutto editoriale e teatrale del viennese Stefan Zweig e Tersite per la prima volta in lingua italiana, grazie al lavoro di Diana Battisti, che firma anche la nota traduttiva e la postfazione.

La rilevanza di quest’opera è da ricondurre sia all’universalità delle tematiche trattate sia al significato che essa assume per la carriera di Stefan Zweig. La stesura di Tersite è accompagnata, infatti, dallo sviluppo di un profondo senso di consapevolezza letteraria: Zweig era conscio del ruolo che ambiva ad assumere nel panorama letterario del suo ‘mondo’. Alla continua ricerca della “self promotion (Larcati), lo scrittore sceglie non a caso la rielaborazione di una materia mitologica per comporre la sua prima pièce. Se si considera la complessa riflessione sul mito che caratterizza la letteratura europea del Primo Novecento non sorprende che vi ricorra anche un autore della Wiener Moderne come Zweig.

Achille benda Patroclo, capolavoro della ceramografia classica, detto anche Kylix di Sosias, datata intorno al 500 a.c., Altes Museum, Berlino

La vicenda di Tersite, che si intreccia con quella degli eroi Achille, Patroclo e Ulisse, viene da lui reimpiegata per esplorare alcuni comportamenti umani e alcune tematiche complesse, come l’emarginazione e la sottomissione della donna. È questo l’oggetto della disamina che la traduttrice Diana Battisti offre nel riepilogare la fortuna del personaggio di Tersite: antieroe umiliato dagli eroi, che si difende dai soprusi levando la propria voce. Il turpe Tersite contrappone l’arma della sua parola all’uso della forza brutale e istintiva incarnata da personaggi come Achille e Patroclo. Alle disperate richieste di considerazione rivolte ai grandi eroi che lo ripugnano (“voglio esserti amico e servitore/ l’ombra del tuo volere”), Tersite viene scansato con ripugno e a ciò reagisce con immensa forza verbale, frutto delle sue sconfitte sociali e di tutto lo svilimento da lui subito. Sotto forma di invettive e ordendo trame contro i suoi detrattori, inizia così a restituire le ingiurie subite. 

“L’urlatore petulante”, come lo definì già Omero (Iliade II, 212), ha finito non a caso per prestare il proprio nome al tersitismo, ossia l’atteggiamento di chi svilisce il prossimo. Zweig, tuttavia, dota il suo Tersite di un piano, lo fa agire e gli mette in bocca prediche che non sono più le urla fini a sé stesse di un lamentoso: “la mia felicità s’innalza tutta sulla tua rovina”, minaccia Tersite ad Achille, “come i due piatti della bilancia si danno il cambio tra ascesa e declino”.

Johann Heinrich Wilhelm Tischbein, Achill und Penthesila, 1823

È così che Tersite si allea con un altro soggetto oppresso: la regina amazzone Teleia, donna ‘di proprietà’ di Achille, destinata a divenire ulteriore trofeo per Patroclo. Teleia anela fortemente alla libertà e, pur di raggiungere il proprio scopo, si serve dell’accondiscendente alleato e lo strumentalizza. Nell’elaborazione della figura di Teleia, Zweig si rifà inevitabilmente a personaggi come la Pentesilea resa celebre da Kleist e a varie altre fonti che correlano le vicende della presa di Troia con la cattura delle amazzoni, alleate con i troiani. Degno di nota è lo sviluppo del personaggio dell’amazzone, nella cui profondità sembra riecheggiare in particolare un altro autore austriaco, che a partire dal mito aveva affrontato tematiche simili con un approccio già moderno: Franz Grillparzer. La sua Medea (1821), infatti, ha aperto una profonda riflessione sulla condizione femminile e sul senso di emarginazione. Nelle parole della Teleia di Zweig, donna di alto rango che il nemico ha relegato al ruolo di schiava, si rintraccia non a caso lo stesso senso di esclusione di Medea, che è sia etnico che di genere: “Chi schernite così, la straniera, la barbara?”.

Come si osserva nella bella tavola riprodotta, raffigurante la ‘consegna’ di Briseide ad Achille, anche Teleia subisce la stessa sorte toccata a molte altre sfortunate donne del mito. Viene infatti catturata in un primo momento dai condottieri greci e poi rifatta prigioniera una seconda volta nel corso di un fallimentare tentativo di riappropriarsi della propria libertà, fuggendo a cavallo. Qui, come già nel mito, è Achille a ordire il suo inseguimento, nella sola maniera con cui è capace di farlo, ossia “a suon di spada”. Quella stessa spada Achille la userà poi per ucciderla poiché Teleia aveva osato sfidarlo, rivendicando la propria indipendenza da lui e dimostrandogli di non essere più “l’oggetto consacrato a Patroclo”, bensì di poter giacere anche con altri.

Se Teleia trova la morte dopo essere riuscita almeno a rivendicare la propria libertà, chi davvero riesce nella conquista di sé è Tersite. Sebbene la sua posizione di singolo contro la collettività appaia fulcrale in questo dramma, l’emarginato deforme supera il rigetto altrui di cui è vittima e conquista la propria dignità. Tersite richiede di continuo l’attenzione di tutti e non esita a rendere i nemici partecipi della sua condizione. Del resto, in perfetta coerenza con la dimensione della tragedia “borghese”, Trauerspiel come recita non a caso il sottotitolo dell’opera originale, i moti d’animo di tutti i personaggi vengono sempre resi espliciti. Essi interagiscono in modo alquanto diretto ma si profondono anche in lunghi monologhi, che sono resi con grande efficacia nella traduzione di Battisti.

Audace, ma quanto mai opportuna, è stata la scelta di mantenere la suddivisione in versi e del tutto sensata appare la decisione di rinunciare alla resa in endecasillabi presenti invece nel testo originale. In tal modo, la traduttrice riesce a conferire ai versi le funzioni performative proprie del genere teatrale. La marcata dialogicità e l’esternazione dei sentimenti esprimono tutta la modernità del testo, che inquadra il tentativo di ascesa di un Tersite che sembra più un outsider rispetto alla società borghese che una figura mitologica. La resa in versi liberi che privilegia la loro funzionalità nella lingua di arrivo li rende anche liberi di qualsiasi accenno alla pomposità, rischio che una trasposizione metricamente fedele al Blankvers originale avrebbe di certo comportato. Anche alle indicazioni di scena è riservata la giusta attenzione, sia in termini di fedeltà al testo di partenza sia in considerazione delle necessità della lingua di traduzione. L’apparato critico avrebbe forse giovato di un maggiore approfondimento biografico sull’autore ad uso dei lettori non specialisti, sebbene gli spunti forniti da Larcati sulla carriera di Zweig e le vicende editoriali del dramma siano illustrati in modo esaustivo.

Esteticamente sgradevole, ma difensore, quasi alla stregua di un moderno Quasimodo, di una donna che non lo ricambia (Teleia), il Tersite di Zweig si erge contro l’oggettivazione femminile e avversa il diffuso senso di emarginazione che pervade l’opera a più livelli. Labile diviene così il confine tra vincitori e vinti, tra eroi e figure deboli, come mostra la sua caratterizzazione del personaggio di Achille. Con la sua parola incessante, Tersite riesce a strappare persino a quest’ultimo la manifestazione del proprio dolore. Ciò non gli basta di certo per uscire vittorioso dal suo scontro coi potenti, poiché lui perde Teleia proprio come il Pelide perde Patroclo. Eppure, è proprio in questo modo che i conti tra i due si pareggiano: “Ora riderò, mentre tu Achille / da me imparerai a piangere” .

Stefan Zweig, Tersite, traduzione di Diana Battisti, con un saggio di Arturo Larcati, Spoleto, Editoria & Spettacolo, 2023 (158 p.p.).

Immagine di copertina: Achille trascina per i capelli Tersite, da un sarcofago romano, II secolo dopo Cristo, Museo archeologico di Antalya

Dall’emarginazione alla conquista di sé: Tersite di Stefan Zweig ultima modifica: 2024-02-20T20:49:23+01:00 da FEDERICA ROCCHI
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