Myanmar al centro della geopolitica asiatica

CECILIA BRIGHI
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Dall’inizio della guerra di Putin contro l’Ucraina, le dinamiche internazionali sembrano mutare velocemente, senza che si abbia la certezza di come e se, si riuscirà a governarle sul piano multilaterale.
Per questo, vicende come la guerra civile in corso in Birmania/Myanmar dall’inizio del colpo di stato, sembrano non trovare il dovuto spazio, nonostante abbiano una straordinaria valenza geopolitica internazionale.

Anche la grande attenzione all’Indo-Pacifico, un’area che rappresenta i due terzi della popolazione e del PIL mondiale, coinvolta nello scontro strategico tra Cina, Russia ed India, non include una riflessione sul fatto che la Birmania è al centro degli aggressivi interessi di questi stessi grandi players. Eppure, i fatti dovrebbero far suonare almeno un campanello d’allarme tra le diplomazie occidentali.

Incontro tra Sergey Shoigu, ministro della difesa della Federazione Russa, e l’allora capo di stato maggiore congiunto dell’esercito, della marina e dell’aeronautica birmana Min Aung Hlaing il 20 gennaio 2018.

Il 5 dicembre scorso Nikolai Patrushev, segretario del Consiglio di Sicurezza russo, aveva consegnato a nome di Putin a Min Aung Hlaing, capo della giunta militare, l’Ordine di Alexander Nevsky. In quella occasione la delegazione russa e i rappresentanti della giunta avevano discusso della cooperazione militare tra i due paesi, siglando importanti accordi economici e strategici nel quadro di una cooperazione bilaterale in settori non di poco conto: difesa, commercio, energia, e infine costruzione di un reattore nucleare sperimentale.

Dopo il Vietnam, il Myanmar è diventato il secondo paese più importante per la Russia nel sud-est asiatico. Tre dei quattro viaggi all’estero che il capo della giunta, Min Aung Hlaing ha effettuato dopo il colpo di stato, sono stati in Russia.

Il carburante russo, che non può essere venduto in Europa, arriva in Myanmar e viene trasportato in Cina attraverso l’oleodotto, di proprietà della Myanmar Oil and Gas Enterprise e della China National Petroleum Corporation, che dal Rakhine arriva sino nella provincia cinese dello Yunnan.

Significativamente, il Myanmar è stato l’unico paese dell’ASEAN ad appoggiare l’invasione dell’Ucraina da parte russa e, se non bastasse, a settembre 2023, l’ASEAN ha organizzato un’esercitazione militare in Russia, co-presieduta dalle forze armate della giunta militare birmana.

Incontro tra il presidente della Repubblica del Tatarstan Rustam Minnikhanov e il presidente del Consiglio di amministrazione dello Stato, e Comandante in capo supremo delle forze armate birmane, Min Aung Hlaing in Russia nel giugno del 2021.

Ma anche la Cina di Xi che, furbescamente, come spesso accade a Pechino, ha scelto la politica dei due forni, vendendo armi sia agli eserciti etnici che alla giunta, si è garantita ben 33 mega accordi per la costruzione di zone industriali e di progetti infrastrutturali per miliardi di dollari, come per il porto profondo di Kyaukphyu, che Pechino spera possa diventare un porto dual-use per la marina militare cinese e che, grazie alla nuova ferrovia collegherà il golfo del Bengala con la provincia cinese dello Yunnan. Un porto di fronte all’INS Varsha, la base navale della Marina indiana, che dovrebbe ospitare i sottomarini nucleari indiani. Non è preoccupante tutto ciò?

Ma se il capo della giunta sperava di portare a casa grandi profitti per sé e i suoi amici, la realtà è stata molto avara. La situazione economica del paese è precipitata rapidamente. Secondo le analisi dell’Economist Intelligence: nel periodo 2024-2028 la Birmania sarà politicamente divisa ed economicamente fragile. “L’inflazione altissima, la volatilità dei tassi di cambio, la cronica carenza di energia e il caos politico indeboliscono ulteriormente il sentimento economico”. Un paese sull’orlo del baratro, alla fame, senza scuole e ospedali, con oltre 2.6 milioni di rifugiati interni, senza contare gli sfollati nei paesi vicini, che stanno alimentando forti tensioni e una certa instabilità nella regione.

Per tentare di superare la profonda crisi economica in cui è precipitato il paese, la giunta, con il sostegno della Russia, e, nell’impossibilità di ottenere prestiti dal Fondo Monetario Internazionale o dall’Asia Development Bank, ha bussato alla porta della Nuova Banca di Sviluppo dei BRICS, organizzazione in cui la Birmania punta di entrare quest’anno, cercando anche di stringere legami più stretti con l’Unione economica eurasiatica (EAEU), guidata dalla Russia, con l’obiettivo di negoziare un accordo di libero scambio (come hanno fatto Vietnam e Singapore rispettivamente nel 2015 e nel 2019).

Significativo e preoccupante, inoltre, il fatto che il nuovo ambasciatore del presidente Lula a Yangon, Gustavo Rochade Menezes, non solo ha incontrato il capo della giunta militare Min Aung Hlaing, inquisito alla Corte Internazionale di Giustizia, ma ha discusso con lui il rafforzamento delle relazioni diplomatiche, della cooperazione economica, tecnologa e industriale tra i due paesi.

Una collaborazione che fa il paio con il rafforzamento delle amicizie di Lula con altri paesi autocratici. Il Brasile, paese che ha ripetutamente ospitato il Forum Sociale Mondiale, oggi strizza l’occhio a governi dittatoriali e si allea con Russia, Iran, Arabia Saudita e ora con la Birmania dei generali accusati di crimini di guerra e contro l’umanità.

Nel 2023, il ministro degli esteri cinese Wang Yi e il ministro degli esteri del Myanmar Than Swe partecipano alla conferenza stampa per la chiusura dell’ottavo incontro dell’LMC.

E se fino a poco tempo fa le strategie internazionali dei generali avevano pagato, perché i paesi limitrofi hanno sfruttato a man bassa le risorse naturali birmane, oggi Singapore, Thailandia e soprattutto la Cina cominciano a pensare che la giunta stia diventando un problema ingombrante.

La maggior parte dei progetti infrastrutturali concordati con Pechino è rimasto fermo prevalentemente alla fase di progettazione, anche se la giunta cerca disperatamente di compiacere la Cina, che gli ha sempre fornito protezione diplomatica nei forum internazionali.

Singapore ha annunciato che proibirà il trasferimento di armi e attrezzature dual-use in Birmania. Il paese detiene il 67 per cento delle riserve estere della Banca Centrale del Myanmar e comincia a preoccuparsi per le sanzioni finanziarie secondarie imposte dal governo Biden. L’UOB, la banca offshore di Singapore, preferita dai generali della giunta, dalle grandi aziende e dai ricchi birmani, ha deciso di interrompere i rapporti con le banche corrispondenti in Myanmar, limitando in modo significativo l’accesso del regime al sistema finanziario globale. La stessa decisione è stata assunta da una banca del Bangladesh.

Il caos politico ed economico prodotto dal pugno di ferro del generale Min Aung Hlaing, e dai suoi accoliti, sembra stia lasciando il comandante in capo delle forze armate birmane più isolato ed esposto alle sanzioni internazionali.

I giochi stanno cambiando, mostrando tutta la debolezza di questa dittatura. Ad ottobre scorso un’alleanza di eserciti etnici, la Three Brotherhood Alliance, con la protezione di Pechino, ha attaccato e sbaragliato nel nord dello Stato Shan le gang dei grandi centri di truffe online e le truppe dei generali. Dopo tre anni di dittatura, le People Defence Forces, con una forza pari a oltre 65.000 unità di giovani uomini e donne dissidenti, insieme agli eserciti etnici, hanno ormai conquistato buona parte del paese, causando forti perdite nell’esercito della giunta, che ormai conta inoltre migliaia di disertori, oltre ad interi battaglioni che si sono arresi, consegnando armi, munizioni e caserme ai ribelli. L’esercito è indebolito ed umiliato, tanto che quattro generali che si erano arresi alle forze della resistenza nello Shan, e che erano stati rispediti nella capitale, sono stati condannati a morte dal capo della giunta, nel disperato e vano tentativo di bloccare questa emorragia.

Mappa dell’Operazione 1027, l’offensiva militare in corso nel nord del Myanmar e portata avanti dalla Three Brotherhood Alliance, aggiornata al 9 gennaio 2024.

Ma la decisione che sta cambiando ancora di più il quadro interno, con forti reazioni internazionali, è stata quella di rispolverare, il 14 febbraio, una vecchia legge del 2010, rimasta inapplicata e che riguarda la coscrizione obbligatoria: tutti i giovani tra i 18 e i 35 anni e le giovani tra i 18 e i 27 anni dovranno, dal prossimo aprile, prestare servizio militare per due anni, mentre per i professionisti, come ad esempio i medici, quest’obbligo è fino ai 45 anni per tre anni. Il servizio potrà essere esteso complessivamente a cinque anni, se fosse rinnovato lo stato di emergenza. Prima di tale decisione, l’esercito aveva richiamato in azione i riservisti, ma non avendo avuto i risultati sperati, ha deciso di rispolverare la coscrizione obbligatoria, seminando il panico in tutto il paese.

Il risultato è stato un disastro per la giunta. Migliaia di giovani stanno cercando di fuggire verso le aree liberate o vogliono aderire alla resistenza. In molte città, negli ostelli delle zone industriali che ospitano giovani lavoratrici e lavoratori, nelle campagne, è iniziata la caccia ai giovani da parte della polizia, delle milizie e delle autorità locali. Molti giovani vengono fermati e arrestati senza motivo alcuno.

Per poter acquistare un biglietto aereo per andare all’estero si dovrà essere in possesso di una autorizzazione delle autorità locali. File chilometriche si sono formate davanti all’ambasciata della Thailandia a Yangon. Il giornale ufficiale della giunta, Global New Light of Myanmar, ha affermato che la legge sul servizio militare è stata promulgata per salvaguardare le “tre principali cause nazionali: non disintegrazione dell’Unione, non disintegrazione della solidarietà nazionale e perpetuazione della sovranità nazionale”.

“È dovere di ogni cittadino sottoporsi ad un addestramento militare per servire queste cause”. La mancata presentazione all’organismo di coscrizione è punibile con tre anni di reclusione. Fingere una malattia o una disabilità, rendersi deliberatamente malato o invalido, o ritardare la guarigione per eludere la coscrizione è punibile con cinque anni di carcere. Coloro che sono incarcerati per aver eluso il servizio militare dovranno comunque entrare nell’esercito una volta completata la pena.

Ingresso della Defence Services Academy di Pyin Oo Lwin. Secondo il suo statuto, l’accademia si occupa di: “formare una nuova generazione di ufficiali altamente istruiti e addestrati per le forze armate del Myanmar che siano in grado di guidare la nazione”.

Così gli avvenimenti di questi ultimi mesi, e il colpo finale della coscrizione obbligatoria che coinvolge potenzialmente tredici milioni di giovani, sembra scuotere dal torpore i governi che, per le altre gravi crisi in corso come la guerra in Ucraina, la crisi tra Palestina e Israele e le tensioni nell’Indopacifico tra Cina e Taiwan, si stavano adattando a dare per ineludibile una dittatura violenta e genocida come quella birmana. E forse accetteranno di sostenere, dopo tre faticosissimi anni, l’opposizione democratica, che, seppur tra mille tensioni interne, dovute anche a vecchie ruggini tra i Bamar, rappresentati dall’NLD, il partito di Aung San Suu Kyi, e gli etnici, è riuscita a compiere il miracolo di costruire una resistenza, che forse anche i movimenti pacifisti italiani dovrebbero riconoscere e sostenere, a partire dall’aiutare anche finanziariamente i giovani a rifugiarsi nelle aree liberate. ITALIA-BIRMANIA.INSIEME lo sta già facendo. Basterebbe poco per produrre un cambiamento sostanziale.

Immagine di copertina: Il numero uno birmano Min Aung Hlaing accetta le credenziali del nuovo ambasciatore del Brasile Gustavo Rocha de Menezes, 18 gennaio 2024

Myanmar al centro della geopolitica asiatica ultima modifica: 2024-02-20T20:50:25+01:00 da CECILIA BRIGHI
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