Plusdotati. L’essere nel mondo di chi si sente diverso

MICHELA RIVA MARIA ANCILOTTI
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In imminente uscita il nuovo numero della Rivista dell’Arel, il primo del 2024. La parola chiave questa volta è Privilegio. Rinnovando una ormai consolidata collaborazione tra le due riviste, ytali anticipa alcuni degli articoli nel numero. Di questa gradita cortesia ringraziamo la direzione e la redazione di Arel.
Il numero sarà presto disponibile online in formato pdf e a breve arriverà anche la versione cartacea, acquistabile online e nelle librerie Feltrinelli di Milano Duomo e di Largo Argentina a Roma.

L’iperdotazione cognitiva viene anche denominata “Giftedness” e appare come una complessa costellazione di caratteristiche personali e comportamentali che si esprimono in modi diversi. È bene tenere presente che essere plusdotati è innanzitutto un modo di essere e di stare al mondo, che colora la personalità nel suo insieme. «Essere una persona gifted significa avere l’emozione a fior di labbra e il pensiero ai confini dell’infinito» (Siaud-Facchin, 2019).

La National Association for Gifted Children (NAGK-UK) definisce i soggetti gifted come «[…] persone che mostrano, o hanno il potenziale per mostrare, un livello eccezionale di performance, se confrontati con i loro pari, in una o più delle seguenti aree: abilità intellettiva generale, specifica attitudine scolastica, pensiero creativo, leadership, arti visive e dello spettacolo». Pertanto, la plusdotazione non è un disturbo da diagnosticare e, attualmente, non esiste alcun manuale di riferimento o una serie di criteri universalmente accettati, sulla base dei quali sia possibile individuare oppure escludere la plusdotazione (Robinson, Zingler & Gallagher, 2000).

Tuttavia, è largamente diffusa una visione psicometrica dell’iperdotazione, secondo cui un elemento necessario, ma non sufficiente, per la sua rilevazione è una prestazione elevata ai test di intelligenza (Stenberg, Jarvin & Grigorenko, 2011). Numerosi studi usano un QI di 130 come cut-off per l’identificazione dei plusdotati, pur non essendo un parametro universalmente accettato. Tuttavia, per maggiore chiarezza è importante ricordare come l’intelligenza del soggetto gifted non sia solo maggiore in alcuni ambiti rispetto a quella dei pari, ma qualitativamente diversa (Lubart & Zenasni, 2010).

La Golda Meir School di Milwaukee in Wisconsin, istituto comprensivo per studenti gifted.

Il funzionamento cerebrale dei plusdotati

Risulta chiaro che questa differenza intellettiva, propria dei soggetti plusdotati, è legata a un funzionamento celebrale atipico (Siaud-Facchin, 2019). Quello dei superintelligenti è un cervello in continuo stato di iperattività, dotato di connessioni fulminee che interessano simultaneamente tutte le regioni. Infatti, l’andatura della trasmissione delle informazioni è di gran lunga superiore alla media; un flusso celebrale ininterrotto, poiché l’elaborazione dei dati esterni viene processato insieme a tutti gli altri, senza differenza gerarchica, creando un deficit di inibizione latente. Risulta chiaro come il numero dei neuroni coinvolti sia esponenzialmente superiore alla media. L’emisfero celebrale di predominanza nella maggioranza dei plusdotati è il destro, che corrisponde al pensiero per immagini, essenzialmente visivo e spaziale. Passare attraverso il linguaggio, le parole, la struttura lineare della comunicazione scritta e verbale, dell’emisfero sinistro esige un particolare sforzo di concentrazione da parte del plusdotato.

Infatti, di fronte a un problema da risolvere, nel suo cervello si attivano primariamente le aree dell’elaborazione per immagini; il soggetto ad alto potenziale cognitivo vede delle figure e solo in un secondo momento le trasforma in parole. I soggetti gifted presentano, anche, un eccesso di materia bianca che permette la connessione tra le varie aree della corteccia cerebrale e quindi la produzione di idee arborescenti, un flusso ininterrotto di pensieri che lo trascineranno sempre più lontano da ciò che gli viene richiesto, come un albero il pensiero legato a una parola o immagine si ramifica fino ad “arrampicarsi” sulla chioma e quindi il pensiero iniziale si perde diventando qualcos’altro. Per i gifted esprimersi equivale a tentare di far passare tale arborescenza di idee attraverso uno stretto imbuto: le parole vanno allineate l’una dopo l’altra, secondo regole precise che consentono di comunicare correttamente ciò che hanno da dire.

Pertanto vi è un’incapacità di esprimersi senza essere del tutto collegati al proprio pensiero, nel qui ed ora di ciò che si vuole comunicare. Ciò comporta che il plusdotato spesso preferisce rimanere in silenzio, con la possibilità di creare problemi di comunicazione e autentiche difficoltà relazionali. Inoltre questi ragazzi hanno la tendenza a prendere tutto alla lettera, afferrando il senso implicito di una frase solo se ne viene esplicitato il contesto. Tale difficoltà nel decodificare i sottointesi gli causano la sensazione di non riuscire a comprendere appieno la realtà circostante (Siaud-Facchin, 2019). Pertanto, lo sviluppo generale non procede in maniera armonica; per cui è possibile identificare una delle più tipiche disarmonie tra lo sviluppo cognitivo e quello motorio. Tipicamente il bambino iperdotato mostra sorprendenti abilità di lettura e di calcolo, ma nelle attività motorie può apparire goffo o maldestro (Lovecky, 2004). Un’altra disarmonia si riscontra tra lo sviluppo cognitivo e quello emotivo: se da un lato mostra un vocabolario più sviluppato rispetto ai coetanei, dall’altro presenta reazioni emotive tipiche di un soggetto di età inferiore.

Pertanto, anche nella sfera affettiva, il cervello dei plusdotati presenta caratteristiche singolari. Una peculiarità del loro sistema emotivo è l’ingerenza costante delle emozioni in tutto ciò che fanno. In un certo senso è possibile affermare che prima di pensare con la testa un plusdotato lo fa con il cuore. Anche l’ipersensibilità ha un ruolo chiave nella personalità del soggetto gifted, che risulta essere una vera e propria spugna, assorbendo in qualsiasi momento anche la più piccola particella emozionale nell’aria a lui circostante. Questa estrema reattività emotiva può essere spiegata da una sensibilità esacerbata dei cinque sensi, o iperestesia. Ciò è dovuto a una particolare sensibilità dell’amigdala, che quando è saturata da un intenso carico emotivo porta la corteccia prefrontale a non funzionare in modo adeguato. Le emozioni prendono quindi il sopravvento senza essere canalizzate, né controllate, né integrate in un processo d’analisi più complesso, per cui il cervello è annebbiato e il plusdotato si lascia travolgere dalla propria sensorialità. Risulta chiaro come la loro capacità di regolazione emotiva sia compromessa per cui vi è un sovraccarico emotivo che li fa scattare più facilmente degli altri. Ciò può essere collegato anche alla presenza della sinestesia in molti soggetti gifted che associano involontariamente la percezione di due o più sensi, la giustapposizione di varie emozioni (Siaud-Facchin, 2019). 

Un soldato della marina americana incontra gli studenti di una scuola speciale per bambini gifted nelle Filippine.

Il bambino plusdotato

Per quanto detto finora risulta comprensibile come si nasca soggetti plusdotati. Il neonato è uno scrutatore vivace e curioso già a pochi mesi, non osserva il mondo ma lo trapassa con gli occhi. Inizia a parlare molto presto, esprimendosi quasi correttamente; espone precocemente domande su molti temi, soprattutto sulla vita e la morte. Inoltre, come abbiamo precedentemente detto, il bambino plusdotato legge precocemente perché cerca di capire il mondo, rendendosi conto che l’accesso al linguaggio gli spalancherà le porte dell’infinito (Siaud-Facchin, 2019). 

Spesso la tematica della plusdotazione viene alla luce con l’ingresso alla scuola primaria: bambini considerati svegli, avanti, con una marcia in più, che hanno dimostrato particolari abilità nel linguaggio e/o nella memoria, che si sono distinti per la precocità nell’acquisizione delle abilità di letto-scrittura, manifestano sintomi di disadattamento quando si trovano a dover stare ai ritmi della classe. Specifichiamo inoltre che ci sono molti casi in cui l’eccellenza si manifesta nelle abilità artistiche o sportive, che peraltro si esprimono in contesti in cui si è soliti avere un’attenzione molto alta all’individuazione dei talenti, a differenza invece di quanto accade in ambito scolastico, contesto in cui ci si aspetta che i bambini si adattino al programma e al ritmo di apprendimento proposto dalla classe (Pedron, Polezzi, Re, Ronchese, 2016). Pertanto vi è spesso l’aspettativa che i bambini più dotati possano adattarsi a ciò che viene proposto quasi non fosse necessario occuparsi altrettanto dei loro bisogni e delle loro peculiarità. Tale aspetto è particolarmente significativo e problematico poiché solo in alcuni casi i bambini plusdotati riescono effettivamente ad adattarsi e a rinunciare ai propri bisogni e, quando questo accade, i costi sono molto alti, non solo in termini di frustrazione e perdita di interesse e motivazione, ma anche per la comparsa di sintomi, inibizione e sensazione di inadeguatezza (Guarnieri & Resta, 2019). Questo sviluppo può essere però nascosto da difficoltà secondarie come la presenza di dislessia, autismo di 1° livello, disturbi di attenzione e concentrazione e altre neurodiversità. In questo caso può accadere che la plusdotazione nasconda una difficoltà, o sia nascosta da essa, comportando un’individuazione delle potenzialità o delle difficoltà tardiva. 

Durante la scuola primaria solitamente si riscontra una diversità tra il fenotipo maschile e femminile inteso come modalità di pensiero e comportamento, chiamato così perché solitamente tipico in maschi e femmine. Il fenotipo femminile gifted mostra maggiori capacità di adattamento riuscendo a conformarsi meglio, soprattutto alla realtà scolastica, pur essendo un adeguamento costoso in termini di energia. Infatti questa è una strategia, chiamata masking, che viene applicata e non un meccanismo naturale (Siaud-Facchin, 2019). Spesso il bambino iperdotato si trova inserito in un contesto sociale in cui i coetanei hanno interessi radicalmente diversi dai suoi, apparentemente banali e che si appassionano a giochi in cui esso si sente inadeguato. Pertanto i gifted mostrano una spiccata preferenza per bambini più grandi di loro o adulti, che tendono a non rapportarsi in modo paritario con loro causando una reale difficoltà nel costruire una rete sociale di supporto efficace e funzionale.

Studenti americani del programma “Gate” (Gifted and Talented Education) impegnati in una lezione pratica durante una gita al Joshua Tree National Park.

L’adolescente plusdotato

Tale fenomeno diviene un importante fattore di rischio in adolescenza, poiché la mancanza di una rete sociale di supporto in questo momento della vita ha un’elevata probabilità di indurre a sviluppare un disturbo dell’umore. I ragazzi che attraversano questo momento della vita hanno bisogno di vedersi uguali agli altri, sentirsi accettati e trovare una legittimazione personale. L’adolescente plusdotato ne ha abbastanza della sua diversità e si trova a guardare se stesso e la realtà che lo circonda in modo diverso, rifiutando nel modo più assoluto una diversità che minaccerebbe il proprio sentimento d’identità (Siaud-Facchin, 2019). L’adolescenza è anche il momento delle scelte impossibili, poiché la forma mentis dei gifted preclude loro qualsiasi possibilità di trovare risposte precise e univoche. Ogni soluzione genera altre domande, i dubbi sono inestirpabili e investono qualsiasi argomento, per cui la scelta diventa il vero problema, poiché scegliere equivale a rinunciare a qualcosa. Tutto ciò può sfociare in stati d’ansia e in stati depressivi. Inoltre, la pubertà e le trasformazioni fisiche che porta con sé scatenano una tempesta emotiva che può attivare meccanismi di difesa emotiva che passano per il controllo cognitivo. L’adolescente gifted cerca di tenere a distanza le emozioni filtrandole attraverso le proprie capacità cognitive, divenendo insensibile e non riuscendo più a sperimentare attraverso il corpo. Questa scissione mente/corpo può diventare così pervasiva da isolare del tutto il soggetto dalla propria sfera emotiva, reprimendo le emozioni, oppure mettendo in atto comportamenti devianti, come l’uso di dipendenze e disturbi del comportamento. Pertanto, come abbiamo visto, il percorso di un bambino plusdotato determinerà in gran parte il tipo di adulto che diventerà. Infatti le sue particolarità con la maturità diventano un vero e proprio modo si stare al mondo che rischia di compromettere l’equilibrio esistenziale (Siaud- Facchin, 2019).

L’adulto plusdotato

L’adulto plusdotato è alla continua ricerca della propria identità, ha bisogno di capire chi è, come mai si è comportato in un determinato modo e quali sono i suoi punti di forza e i suoi limiti. Una delle caratteristiche più comuni è il perfezionismo, che può comportare l’incapacità di intraprendere cose nuove per evitare il fallimento. Inoltre, spesso vi è la caratteristica di portare al limite le discussioni, insistendo instancabilmente con le proprie argomentazioni; ciò può causare sensi di colpa poiché convinto di aver deluso gli altri, quando in realtà è lui a pretendere molto da se stesso (Siaud-Facchin, 2019). L’adulto gifted è pervaso dalla paura; teme soprattutto se stesso, il suo pensiero, che può trascinarlo in abissi vertiginosi, le sue emozioni, che possono travolgerlo in qualsiasi momento. Ha paura di prendere in mano la propria vita, di accorgersi di aver sbagliato tutto e di sentirsi un fallimento totale detestandosi. Questo stato d’animo può portare quindi ad avere scarsa autostima e fiducia in sé e spesso l’adulto plusdotato può soffrire di ricorrenti attacchi di panico. Un ulteriore problema quotidiano è la noia: egli vorrebbe una vita piena di emozioni forti e colpi di scena, dovrebbe sempre succedere qualcosa di nuovo. Per questo l’adulto gifted si getta a capofitto in diversi impegni e progetti, come quello di creare una relazione sentimentale stabile per appagare il bisogno di sicurezza e alleviare il senso di solitudine dovuto alla cosciente distanza tra sé e gli altri. 

Ingresso dell’università di scienze e tecnologie della Cina, uno dei due istituti nazionali che partecipa al programma cinese per la creazione di classi speciali per studenti gifted.

La donna plusdotata è sovente da sola perché la sua singolare intelligenza la isola e la sua estrema sensibilità rende difficile proteggerla. Essa, infatti, è entrata nell’età adulta con la sensazione confusa, ma costante, di sentirsi diversa. Può vivere tutta la vita adattandosi, indossando una corazza che la separa dagli altri; oppure rimettendosi in discussione, cercando dentro di sé le ragioni del proprio malessere, ma non trovando sempre le risposte, e può rimanere in un’esistenza ai margini di quella che vorrebbe tanto vivere (Siaud-Facchin, 2019).

In conclusione, è possibile affermare che la plusdotazione può essere considerata un privilegio, ma in alcune circostanze può rivelarsi una condanna. È chiaro che uno dei privilegi è quello di essere talentuosi, ossia avere abilità specifiche in determinate aree intellettuali; ma anche essere creativi, possedendo un pensiero divergente, una capacità di combinare tra loro elementi inediti e al di fuori di quelli più consueti e apparentemente logici. Inoltre, i gifted possiedono una forte motivazione intrinseca, impegnandosi al massimo per raggiungere gli obiettivi prefissati, hanno anche buone capacità di leadership, prendendo l’iniziativa, comunicando in modo chiaro e preciso, dimostrando un alto livello di empatia e di resilienza, buone capacità di motivare il gruppo, si assumono la responsabilità e sintetizzano le idee elaborate dal gruppo per formulare un adeguato e organizzato piano d’azione. Tuttavia, a volte l’altra faccia della medaglia comporta degli svantaggi e un peso a livello emotivo/energetico. Imparare a utilizzare la propria sensibilità, riuscire a guidare i propri interessi e scoprire le proprie passioni, costruendo la propria vita intorno ad esse, portano il/la plusdotato/a a vivere in pieno e serenamente le proprie differenze, aumentando la propria autostima e l’accettazione di sé.

Immagine di copertina: studenti del Constellation Center per ragazzi gifted a Novomoskovsk, in Russia, impegnati in un esperimento.

Plusdotati. L’essere nel mondo di chi si sente diverso ultima modifica: 2024-03-01T16:55:13+01:00 da MICHELA RIVA MARIA ANCILOTTI
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