Pogba, storia di un campione perduto

ROBERTO BERTONI BERNARDI
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Ve lo ricordate Paul Pogba? Ora che è stato squalificato per quattro anni per doping, riteniamo opportuno ripercorrere la sua storia. Quando comparve sulla scena, ci stropicciammo gli occhi: sembrava più grande della sua età, non gli mancava nulla per essere un fuoriclasse, ci si interrogava su quando avrebbe vinto il Pallone d’oro e si sosteneva che la Juventus avesse compiuto un capolavoro a prelevarlo per una cifra irrisoria dal Manchester United, trasformandolo in uno dei centrocampisti più completi del calcio mondiale. E in effetti, per quattro anni, dal 2012 al 2016, il “Polpo” ha illuminato tante giornate bianconere, al punto che restammo basiti quando, nell’estate di uno dei mercati juventini più scoppiettanti di sempre, prendemmo atto che aveva deciso di tornarsene a Manchester. Per riportarlo a casa, i “Red Devils” sborsarono oltre cento milioni, la stessa cifra spesa l’anno scorso dal Real Madrid per assicurarsi la classe di Jude Bellingham, per intenderci. Ci parve una follia. Avvertimmo la sensazione che il ragazzo avesse deciso di buttarsi via, di dissipare il proprio talento, abbandonando una corazzata destinata ad aprire un ciclo leggendario per tornare a giocare in una compagine senz’altro gloriosa ma che in quegli anni non stava certo vivendo il suo momento più esaltante. Il ciclo bianconero non si è mai aperto: non in ambito europeo, almeno.

Il gioco di Allegri ha continuato a essere mesto. I campioni veri hanno smesso di arrivare, eccezion fatta per Cristiano Ronaldo, che pure, alla luce dei risultati ottenuti, andrebbe posto sotto la voce “rimpianti”, e Matthijs de Ligt, che in pochi anni si è reso conto del declino di Madama e ha scelto il Bayern Monaco per imprimere una svolta alla sua carriera. E da qualche anno è cominciato anche il declino in ambito nazionale, dove Inter, Milan e Napoli hanno conquistato gli ultimi tre titoli e non pare alle viste un ritorno in vetta della Vecchia Signora. Errori su errori, convulsioni societarie, cambiamenti significativi ma senza alcun apprezzabile miglioramento, una squadra non all’altezza del suo blasone e casi emblematici come quello del francese, che non è in alcun modo imputabile alla società, sia chiaro, ma la dice lunga sulla mancanza di un progetto umano prim’ancora che sportivo.

Quanto al “Polpo”, è terribile dover constatare il suo declino. Anni di fallimento allo United, dove non solo non ha mai brillato ma è stato più fuori che in campo per infortuni vari, un ritorno alla Juve di cui non si è accorto nessuno e, infine, questa squalifica. A soli trent’anni, stiamo parlando, in pratica, di un ex calciatore che a venti ci pareva un fenomeno e oggi ci dà l’impressione di un abbaglio, come se fossimo caduti nell’antico vizio di entusiasmarci troppo in fretta e vergare giudizi eccessivamente lusinghieri. Fatto sta che mai avremmo immaginato di assistere a un simile declino.

Certo, nel periodo trascorso a Manchester avevamo avuto il sospetto di aver sopravvalutato non tanto il potenziale fenomeno quanto, soprattutto, l’uomo, ma adesso siamo frastornati. Non diciamo nulla in merito al suo dramma, non ci uniamo alla schiera di coloro che, come sempre accade in questi casi, gli infliggono l’estremo oltraggio, rispettiamo in silenzio il suo dolore. Due domande, tuttavia, ce le poniamo: caro Paul, perché? Perché hai sprecato così la tua fantasia, il tuo talento, la tua gioia di vivere? Perché non sei riuscito a diventare adulto, nonostante il Mondiale vinto da protagonista con la Francia, un paese intero che ti voleva bene e una squadra che ti aveva reso grande quando ancora non avevi dimostrato al mondo il tuo valore e ti aveva accolto nuovamente, strapagandoti, quando avresti potuto dare il meglio di te? Nella mancanza di risposte a questi quesiti, è racchiuso il fallimento di un campione perduto ma, soprattutto, di un ragazzo che non è riuscito a diventare adulto.

Pogba, storia di un campione perduto ultima modifica: 2024-03-01T10:31:49+01:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
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