L’Italia espugna Cardiff e chiude il miglior Sei nazioni di sempre

Alessio Barbazza
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Il trionfo della nazionale italiana di rugby a Cardiff per 24 a 21, durante il Super saturday di chiusura del Sei nazioni, non era affatto scontato. Nei giorni antecedenti alla partita le percentuali di una possibile vittoria italiana sembravano aggirarsi attorno al ventotto per cento. Certamente il Galles, durante questo torneo, non ha saputo dare grande prova di sé, con una sconfitta contro la Francia per 24 a 45, lo scorso weekend, che aveva lasciato l’amaro in bocca ai “dragoni”. Un ricambio generazionale piuttosto mal gestito negli ultimi anni, con anche, tra gli altri, George North che proprio questo sabato ha concluso la sua carriera nel rugby internazionale, purtroppo abbandonando il campo per un brutto infortunio, non ha giovato ad un Galles in lento declino, che arrivava alla quinta giornata del torneo completamente a secco e con la prospettiva concreta di doversi accaparrare il poco ambito cucchiaio di legno e il whitewash, che spetta a chi chiude il Sei nazioni senza vittorie.

Da X: @Agenzia_Ansa, touche azzurra conquistata da Federico Ruzza durante la partita contro i gallesi.

D’altro canto, l’Italia entrava in campo sabato con alle spalle quella che è la sua migliore prestazione nel torneo di sempre. Oltre alla vittoria all’Olimpico contro una delle formazioni scozzesi più forti degli ultimi anni e lo sfortunato e controverso pareggio di Lille contro la Francia, anche la sconfitta all’ultimo minuto con l’Inghilterra, che il rugby l’ha inventato, segnalava un netto miglioramento. L’unica macchia era rappresentata dalla pesante sconfitta a Dublino contro gli irlandesi, che ha abbassato drasticamente la differenza punti degli italiani in classifica. Un’Irlanda però, va detto, eccezionale e che proprio sabato ha riconquistato il titolo, battendo in casa gli imprevedibili scozzesi.

Insomma, un’Italia che, dopo la terribile performance del mondiale 2023, sembrava tornare sui propri passi e, questa volta, non affidandosi solamente alla fortuna, costruiva, maturava e consolidava il lungo, e forse non immediatamente compreso, lavoro di Kieran Crowley e del suo successore Gonzalo Quesada. Anche i risultati positivi dei club italiani, soprattutto il Benetton Treviso, oltre agli straordinari risultati della nazionale under venti, sembravano marcare un cambio di rotta fondamentale per la crescita del movimento.

Da X: @ItaliaTeam_it, placcaggio di Stephen Varney e Tommaso Menoncello su Josh Adams, durante la sfida con il Galles.

Come afferma l’ex all black Ian Kirckpatrick: “non si può battere il Galles in Galles, al massimo si possono segnare più punti di loro”. Il Millenium stadium di Cardiff, il tempio del rugby europeo, è da sempre un campo di gioco insidiosissimo, in cui i padroni di casa sono in grado di mettere in difficoltà anche il più forte degli avversari. La battaglia si preannunciava durissima, soprattutto perché, proprio in quel campo, nel 2022, l’Italia aveva conquistato la sua prima vittoria nel torneo dopo sette anni di disfatte. Per i gallesi questa doveva essere la partita del riscatto, la dimostrazione che la WRU non si sta lanciando verso il baratro. La pressione era altissima. Per gli italiani invece si trattava semplicemente di dare prova della propria crescita, cercando di chiudere in positivo una stagione già ottima. Una differenza di mentalità che, come si è visto, ha fatto la differenza.

Non siamo di fronte all’ennesima “vittoria storica” della nazionale, un mezzo miracolo che si traduce nel solito annunciato, e mai realizzato, “rinascimento” per gli azzurri. Si tratta semplicemente di una vittoria. Una prestazione ben studiata, ben costruita e portata a casa con una discreta sicurezza e consapevolezza di sé, come si è visto nei pacati festeggiamenti dopo il fischio finale. Il risultato non dà giustizia ad una partita che, fino a cinque minuti dalla fine, è stata dominata dall’Italia, con i gallesi lasciati a zero sino a metà secondo tempo. Un calo di attenzione sul finale ha bilanciato il punteggio, ma la vittoria era ormai in tasca.

Lunedì il rugby italiano, smaltita la sbornia, si è svegliato con l’ufficializzazione, da parte di World rugby, del raggiungimento dell’ottavo posto nel ranking mondiale, al di sopra del Galles e anche dei maestri australiani, già battuti dagli azzurri nei test match autunnali del 2022. Solo nel 2007 si era riusciti ad eguagliare una simile impresa, sebbene con un punteggio più basso e, forse, anche molta fortuna in più. Quell’anno l’Italia era riuscita a strappare due vittorie nel Sei nazioni, risultato raggiunto nuovamente solo nel 2013. Poi anni di sconfortante vuoto.

Da X: @tempoweb, la meta contro la Scozia di Juan Ignacio Brex, man of the match nelle ultime due giornate del torneo.

Oggi non solo l’Italia, grazie al pareggio in Francia, supera il record precedente, ma lo fa nell’ambito di una delle edizioni del torneo più equilibrate e competitive di sempre, con le squadre europee che sembrano essere nel loro momento di massimo splendore.

Sabato, come accade spesso nel rugby, in campo ha vinto il più forte, ma questa volta, per la prima volta, i più forti erano gli azzurri. Per anni i tifosi italiani sono stati costretti ad assistere alle partite della nazionale “in trincea”, soffrendo per ogni punto conquistato, per ogni meta segnata e per ogni vittoria rocambolesca. Questo fine settimana invece ci si è potuti godere una bella partita, con la serenità di sapere che il risultato era a portata di mano. Certo è ancora presto per gridare alla rinascita, e senza dubbio il tour nel Pacifico della prossima estate dovrà dare conferma e continuità a questi risultati. Ci sono ancora enormi problematiche su cui lavorare, una fra tutte, l’enorme disparità tra il radicamento rugbistico in Veneto e nelle altre zone d’Italia, specie al Sud. Finalmente, tuttavia, non solo sembra vedersi una luce in fondo al tunnel, ma, con una nazionale così giovane e talentuosa, nonché un movimento in costante crescita, anche un futuro roseo per il rugby italiano. Come sempre sarà il campo a parlare. Per ora, però, ci si può godere lo storico traguardo.

Immagine di copertina: Da X: @ITAtradeagency, Monty Ioane segna la prima meta della partita a Cardiff, il 16 marzo 2024.

L’Italia espugna Cardiff e chiude il miglior Sei nazioni di sempre ultima modifica: 2024-03-18T19:44:41+01:00 da Alessio Barbazza
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