Leonard Peltier. Prigioniero dell’uomo bianco

MARCO CINQUE
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Leonard Peltier, leader nativo americano di ascendenza Lakota/Anishnabe, tra i fondatori dell’Aim (American Indian Movement) e simbolo di una resistenza indigena che dura da più di cinquecento anni, si trova ancora ingiustamente rinchiuso, da ormai oltre quarantotto anni, nelle carceri di massima sicurezza statunitensi. La sua vicenda giudiziaria è arcinota, raccontata anche in svariati libri, film e pubblicata su un’infinità di giornali nazionali e internazionali.

Foto segnaletica di Leonard Peltier, scattata al momento del suo arresto il 6 febbraio 1976.


Tutto ebbe inizio il 26 giugno 1975, a Pine Ridge, territorio degli Oglala Lakota, una delle riserve indiane più grandi e povere degli Stati Uniti. Erano tempi di forti tensioni sociali e scontri, dove avvenivano continue aggressioni alle comunità indigene, soprattutto da parte dei Goon, cioè bande armate formate in parte da nativi stessi, assoldate dal governo statunitense per reprimere le lotte di rivendicazione dell’Aim. Quel giorno, senza alcun preavviso, irruppe nella riserva un’automobile priva di targa con due uomini a bordo, che diedero inizio a un conflitto armato. In seguito si scoprirà che erano due agenti dell’Fbi.

Nel giro di pochi minuti, arrivarono sul posto centinaia di altri agenti e la sparatoria che ne seguì lasciò a terra i due provocatori, oltre a un nativo. Sul nativo naturalmente nessuno si prese la briga di indagare, come avveniva regolarmente anche per la gran quantità di indigeni uccisi in quegli anni. Tra il 1973 e il 1975, infatti, ben sessantaquattro residenti di Pine Ridge erano stati impunemente assassinati con armi da fuoco, ma per i due agenti morti invece qualcuno doveva pagare. In quanto attivista dell’Aim, l’allora trentunenne Leonard Peltier divenne il capro espiatorio perfetto.

Per comprendere meglio il clima in cui si svolsero i fatti, in una precedente intervista Peltier aveva denunciato:

Sono stato minacciato con le pistole puntate in faccia quando ho cercato di filmare un blocco stradale di una squadra Goon; in un’altra occasione sono stato sbattuto contro un muro dai Goon, che tendevano a percepire l’intero corpo della stampa come simpatizzante dell’Aim. I freni della mia macchina furono tagliati e, in un’occasione, un fucile ad alta potenza fece un buco nell’automobile che stavo guidando. Ma le mie esperienze impallidiscono in confronto ai pestaggi, alle bombe incendiarie e alle sparatorie durante quel periodo.

Manifesto da ricercato di Leonard Peltier, stampato dall’Fbi poco prima della sua cattura.

L’arresto di Peltier avvenne in Canada, il 6 febbraio successivo agli scontri di Pine Ridge, ma l’estradizione fu ottenuta con prove così fasulle che, in seguito, il governo canadese protestò formalmente per il modo truffaldino in cui era stata formulata la richiesta. Nel 1976 Peltier fu condannato a due ergastoli, dopo un processo segnato da discriminazione e pregiudizio, dove venne accusato dell’omicidio dei due agenti dell’Fbi, Ronald A. Williams e Jack R. Coler. Nonostante un accurato rapporto balistico della stessa Fbi rivelasse che i proiettili non potevano essere stati sparati dall’arma del leader dell’Aim, il destino dell’imputato Lakota era già segnato. Il processo infatti fu una farsa che ricalcò un copione già scritto, con prove inesistenti o costruite e testimonianze ritrattate. La giuria che condannò Peltier fu poi composta esclusivamente da gente bianca, ma la cosa paradossale fu che i due coimputati nativi, accusati assieme a lui, vennero giudicati non colpevoli per motivi di legittima difesa. Nel 2003 i giudici del Decimo Circuito dichiararono:

Gran parte del comportamento del governo nella riserva di Pine Ridge su quanto è accaduto a proposito del Signor Peltier, è da condannare. Il governo ha trattenuto delle prove. Ha intimidito testimoni. Questi fatti sono incontestabili.

Arresto di Leonard Peltier, il 6 febbraio 1976.

Centinaia di singoli cittadini, associazioni e comitati in tutto il mondo hanno sostenuto per decenni la causa di Peltier, raccogliendo milioni di firme e sottoscrivendo migliaia di appelli. Si sono occupate del suo caso anche personalità come Desmond Tutu, il Dalai Lama, Rigoberta Menchù, Howard Zinn, artisti come Robert de Niro, Robert Redford, Robbie Robertson, Bruce Springsteen, Pete Seeger, Little Stevens, Oliver Stone, associazioni internazionali come Amnesty International, nonché organismi istituzionali come il Parlamento europeo, il cui presidente David Sassoli, il 23 agosto 2021, aveva annunciato pubblicamente con un video e con un tweet al Presidente degli Stati uniti la richiesta della grazia per il prigioniero Lakota.

Per la liberazione di Peltier si confidò persino nella sensibilità umana di due presidenti democratici: Bill Clinton e Barak Obama. Anche se inizialmente si rese disponibile ad accogliere le richieste di grazia per Peltier, dopo le minacciose proteste dell’Fbi, Clinton si rimangiò le promesse fatte e si rifiutò di firmare. Quando poi venne il turno di Obama, si pensò che di lui invece ci si potesse fidare. Niente di più sbagliato, nonostante lo stesso procuratore capo nel caso Peltier ed ex procuratore degli Stati Uniti, James H. Reynolds, avesse invitato Obama a concedere la clemenza, affermando che il rilascio del prigioniero sarebbe stato “nell’interesse della giustizia”, la decisione del premio Nobel preventivo per la pace è stata invece quella di mettere una pietra tombale sulla vicenda del leader dell’Aim.

Autoritratto di Leonard Peltier.

All’inaspettato rifiuto, Margaret Huang, direttore esecutivo di Amnesty International, replicò:

Siamo profondamente addolorati per la notizia che il presidente Obama non permetterà a Leonard di tornare a casa, malgrado le gravi perplessità circa l’equità dei procedimenti legali che hanno portato al suo processo e alla sua condanna. 

Persino James H. Reynolds, ex procuratore statunitense, nonché pubblico ministero nel processo a Peltier, nel 2021 aveva scritto a Biden dicendo: 

Scrivo oggi da una posizione inconsueta per un ex pubblico ministero, per supplicarvi di commutare la pena di un uomo che ho contribuito a mettere dietro le sbarre. Con il tempo e col senno di poi, mi sono reso conto che il procedimento giudiziario e la lunga incarcerazione del signor Peltier erano e sono ingiusti.

Leonard Peltier con sua figlia, Marquetta Shields, e i suoi nipoti.

Certo è che l’assurda vicenda di Leonard Peltier verrà ricordata come un motivo di vergogna per un sistema giudiziario intriso di razzismo, discriminazione e corruzione, dove l’FBI ha potuto impunemente imporre la propria arbitraria, ingiusta decisione, con la complicità di tutti i presidenti statunitensi che si sono succeduti.
In un commovente messaggio spedito ai sostenitori della sua causa, Leonard scrisse:

Ho sacrificato tutti questi anni di vita al mio popolo. Sono stanco. Per anni ho nascosto le mie sofferenze. Ho sorriso quando volevo piangere. Ho riso quando mi sentivo morire. Ho dovuto guardare le fotografie dei miei bambini per vederli crescere. Ho perduto il piacere di stare con gli amici. Ho perduto la gioia di passeggiare nei boschi. Ho perduto la mia libertà. Vi prego, non dimenticate che in tutto il mondo i popoli indigeni sono oppressi. Vi prego, non vi dimenticate di me, domani.


Immagine di copertina: Graffito a Los Angeles a favore della liberazione di Leonard Peltier (“Let’s free Leonard Peltier”).

Leonard Peltier. Prigioniero dell’uomo bianco ultima modifica: 2024-04-01T23:00:06+02:00 da MARCO CINQUE
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5 commenti

Patrizia Ribelli 2 Aprile 2024 a 15:08

Grazie Marco, di Leonard parliamone, parliamone, parliamone sempre , più che si può: stare zitti di fronte ad ingiustizie di questo calibro è essere comlici!

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Massimo Teti 2 Aprile 2024 a 15:50

La vicenda di Leonard Peltier è forse la più esemplare e emblematica del sistema politico e giudiziario ingiusto, discriminatorio e razzista nei confronti delle minoranze che vige negli USA. Infatti sono numerosi i casi di violenze, omicidi e ingiusti arresti nei confronti di cittadini afroamericani, latinoamericani da parte della polizia. Ma forse la comunità più oggetto di abusi, vessazioni e violenza arbitraria da parte delle istituzioni è proprio quella degli indiani d’America, e lo è dall’inizio della colonizzazione del continente nordamericano, con la espropriazione delle terre abitate allora dai nativi, e il progressivo massacro fino a configurare un vero e proprio genocidio della popolazione indiana. I loro superstiti, sempre più tenuti ai margini, sopravvivono tra disoccupazione, alcolismo e disperazione, sradicati da quelle che erano le loro usanze, la loro cultura, il loro mondo. Chi provava a alzare la testa, a rivendicare la dignità e i diritti del popolo indiano veniva colpito senza alcuna pietà dalla polizia anche con false accuse e processi farsa, come appunto è stato quello ai danni dell’attivista Leonard Peltier. Ma è da troppo tempo, da ben 48 anni che dura l’ingiusta detenzione di Leonard, e deve essere liberato al più presto. Liberate Leonard Peltier.

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Massimo Teti 2 Aprile 2024 a 16:06

La vicenda di Leonard Peltier è emblematica del sistema politico e giudiziario ingiusto, discriminatorio e razzista nei confronti delle minoranze che vige negli USA, quella afroamericana sicuramente, come testimoniano i numerosi casi di pestaggi, arresti ingiusti e omicidi da parte della polizia, ma la comunità dei nativi lo è, possibile ancora di più. Leonard Peltier è detenuto ingiustamente, dopo false accuse e processi farsa, da ben 48 anni. È ora di porre fine a questa enorme ingiustizia. Leonard Peltier libero al più presto.

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Anna Lisa Meloni 2 Aprile 2024 a 17:55

Quanti di noi sarebbero disposti a vivere nell’ingiustizia anche solo per un giorno?
Leonard Peltier lo fa da 48 anni. Lotta e resiste per ognuno di noi, pagando da innocente per una colpa non sua. Deve essere liberato ORA!

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Pino Ricci 2 Aprile 2024 a 20:36

Un paese che agisce così verso un innocente si qualifica da solo FRE Leonard Peltier !!!

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