Nomi, miti, guerra

BARBARA MARENGO
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I nomi dei luoghi che oggi nominiamo associandoli tristemente alla guerra in corso dopo l’aggressione russa all’Ucraina, sono collegati a miti antichissimi che abbiamo dimenticato. Dalla sacerdotessa Io al mitico Dardano, dall’Ellesponto al Ponto Eusino, dal mar di Marmara alle città sul Mar Nero come Sebastopoli o Trebisonda
Ricolleghiamoci quindi al mito per capire la storia assieme alla geografia, per collocare l’oggi tragico al lontanissimo passato, che però rimane nella nostra memoria attraverso i nomi.

Oggi Io, sacerdotessa di Era, avrebbe attraversato quel turbinoso stretto correndo e scalciando sulle corsie asfaltate di uno dei tre lunghissimi ponti che collegano l’Europa all’Asia, ma nei tempi del mito non esistevano ancora né Bisanzio, né Costantinopoli e neppure Istanbul, quindi Io trasformata in giovenca si gettò nelle acque scure dalla riva europea e raggiunse nuotando quella asiatica, e fu salva. Ma da che cosa? Da un tafano fastidioso che le pungeva il corpo, un corpo di giovenca che racchiudeva la fanciulla Io: lei, come tante, era caduta preda delle bramosie di Zeus, che era andato ad insidiare una delle sacerdotesse di sua moglie Era, suscitandone le più feroci gelosie.

Pur essendo Era abituata ai tradimenti, questa volta la sua vendetta fu feroce e la povera Io dopo esser stata legata ad un albero, sotto la sorveglianza di Argo dai cento occhi, riuscì a sfuggirgli, dopo che l’impetuoso Ermes inviato da Zeus impietosito lo uccise. Trasformata in giovenca, tormentata dal tafano inviato da Era, si gettò nel canale che da lei prese il nome, Bosforo, passaggio dei buoi.

Nel corso dei millenni il largo canale costituì una barriera difficilmente sormontabile per i popoli asiatici, ma non per Serse, re dei Persiani, che nel 480 avanti Cristo riuscì, con le sue armate, attraverso due ponti di legno, a raggiungere i nemici greci e a intraprendere una guerra che gli portò le sconfitte delle Termopili e di Salamina. Anche Alessandro Magno compì lo stesso percorso in senso inverso addentrandosi nelle steppe anatoliche. 

Il Bosforo, oggi cerniera che attraversa la bella Istanbul, è scavalcato da tre lunghi trafficatissimi ponti strallati e rappresenta il passaggio obbligato (lungo circa trenta chilometri e largo fino a quasi mille metri) delle navi che dal Mar Nero, il Kara Deniz dei Turchi e il Ponto Eusino dei Greci, vogliono arrivare nelle acque del Mediterraneo. Luogo che definire strategico è riduttivo, visto che ogni anno vi transitano quasi un milione di battelli commerciali, che tra grano, petrolio, materiali rari, partono dalle rive del Mar Nero, quelle a sud appartenenti alla Turchia, quelle a Est a Georgia e Russia, quelle a Nord con il Donbass e la Crimea, contesi in oltre dieci anni di guerra (dei quali noi in Europa consideriamo superficialmente solo gli ultimi due e mezzo), con Ucraina, Romania e Bulgaria egualmente affacciate su quel mare. 

Se iniziamo a viaggiare dal Mediterraneo verso Est con meta il Mar Nero, la nostra mente, al di là della geografia, si apre al mito, anche per chi non è troppo ferrato in materia. Nomi come Imbro e Tenedo, Dardanelli, Ellesponto, Vello D’oro, Ponto Eusino, Mar di Marmara, sul quale Istanbul si affaccia prima di aprirsi sul Mar Nero, fanno parte della lunghissima storia del Mediterraneo e della nostra civiltà.

Immaginiamo quindi di avere davanti agli occhi una carta geografica… ah la geografia, materia così importante e fondamentale oggi non più insegnata, ahimè: guardare e leggere una carta geografica fa capire la storia, antica ed attuale. Ma forse non si usa più…

Mare Egeo allora, e cominciamo a capire perché questo mare bellissimo culla di mito e civiltà si chiama così: Egeo re di Atene e padre di Teseo si getta nel mare per un equivoco, uno sbaglio di un figlio distratto, Teseo appunto che dimentica di montare le vele bianche, simbolo di vittoria, ma lascia quelle nere tornando da Creta dove ha ucciso il Minotauro. Ed Egeo disperato si getta nel mare che prenderà il suo nome. Il mito domina questo mare che ospita milioni di vacanzieri, molti dei quali inconsapevoli dei millenni di storia che giacciono sotto le sue onde. 

Nel riquadro rosso l’isola di Imbro
In rosso l’isola di Tenedo

Immaginando di navigare verso lo stretto di Dardanelli. Poco prima di imboccarlo per percorrerne i sinuosi cinquanta chilometri della sua lunghezza, incontriamo le isole di Imbro e di Tenedo: la storia antichissima e poemi immortali si affacciano alla nostra mente, a Tenedo le navi achee si nascosero fingendo di partire da Troia dopo anni di assedio, lasciando il dono avvelenato del cavallo.
Le due isole hanno rappresentato un punto strategico nel corso dei millenni, dai Greci all’Impero Bizantino, dalle Repubbliche marinare, con Genova e Venezia in testa, poiché da tali postazioni si sarebbero dominate le rotte belliche e commerciali dei popoli rivieraschi del Mar Nero e l’avanzata inarrestabile delle flotte ottomane nel Mediterraneo. 

Le rovine di Troia, oggi Çanakkale, si trovano a pochi chilometri dalla bocca dello stretto, vicino alla città di Gallipoli luogo della cruenta battaglia del 1915-16 che, durante la prima guerra mondiale, lasciò le rive insanguinate da migliaia di vittime inglesi, australiane, neozelandesi, francesi, russe contrapposte a turchi, tedeschi ed austriaci, con la vittoria di quest’ultimo schieramento. Oggi il territorio che lambisce il mare è costellato da cimiteri di guerra, ma il monito sembra non essere raccolto da chi ancora vede nella guerra la soluzione alle controversie. 

Fu Dardano, mitico eroe greco che dette il nome allo stretto, progenitore di Troo, fondatore di Troia, e di Enea, a sua volta progenitore dei Romani.

Ellesponto per i Greci antichi, il “mare di Elli”, oggi Dardanelli, conserva in varie culture il ricordo della mitologia che si rifà ad Elli e Frisso, due fratelli figli del re Adamante e della leggiadra Nefele ninfa delle nuvole, cacciati dalla nuova moglie del padre e salvati dalla madre che li mette in groppa ad un montone volante diretto nella Colchide, la moderna Georgia. Ma Elli si addormenta e cade morendo nel braccio di mare che da lei prende il nome, mentre Frisso riesce ad arrivare nella Colchide e darà vita alla stirpe di Medea, al mito di Giasone e del vello d’oro, il manto del montone che gli abitanti usavano per raccogliere le pagliuzze d’oro nei fiumi.

Una convenzione internazionale firmata nel 1936 a Montreaux regolamenta la navigazione degli Stretti, Dardanelli, Mar di Marmara e Bosforo: fu firmata da Turchia, Francia, Grecia, Romania, Regno Unito e URSS ed in seguito dall’Italia e prevede fino ad oggi il libero transito di navi mercantili in tempo di pace, mentre in tempo di guerra mercantili di Paesi neutrali avranno libertà di transito lungo rotte obbligate ed in ore diurne. Anche le navi da guerra hanno limiti di passaggio e di tonnellaggio. Gli Stretti rappresentano oggi uno snodo cruciale ed un problema delicatissimo vista la guerra in corso lungo la riva Nord del Mar Nero.

Il filo che unisce le rive del Mediterraneo è ininterrotto, se si segue la storia: dopo aver navigato nello stretto di Dardano si sfocia nel mar di Marmara, mare che i Greci antichi e moderni chiamano Propontide. Per i Turchi è il Marmara Deniz dove cave di marmo pregiatissimo esistono ancora oggi, il tempio di Adriano a Piazza di Pietra a Roma è stato costruito con tale prezioso marmo. 


Veduta aerea del Bosforo da nord (in basso) a sud (in alto)

Sul Mar di Marmara, splendente per il marmo, gli arsenali dei bizantini e degli ottomani si snodavano lungo le rive di città come Nicomedia, patria di numerosi martiri cristiani del IV secolo dopo Cristo, come Santa Barbara, perseguitati da Diocleziano prima della pacificazione di Costantino.
Costantino che nel 337 morirà a Nicomedia dove era nata sua madre diventata poi santa, Elena, dopo aver trasferito la capitale dell’impero nell’antica Bisanzio diventata Costantinopoli.

La meravigliosa Istanbul, adagiata sulle rive del Bosforo, si apre verso il Mar Nero, il Kara Deniz dei Turchi ed il Ponto Eusino dei Greci che dal VII secolo avanti Cristo colonizzarono questa parte di mondo. Ponto Eusino, cioè Mare accogliente, con il prefisso “eu” a significare “buono”, sul quale sono state fondate città commerciali e basi militari, luogo strategico per la partenza delle carovane che attraversavano l’Asia verso la Cina. 

Sulle rive del Kara Deniz lato sud la città di Trebisonda spicca per la sua storia. La Trapezunte dei primi coloni Greci (VII-VIII secolo avanti Cristo) era la “città a forma di tavola” ricca di fiorenti commerci e del famoso faro per il quale esiste tuttora l’espressione “perdere la Trebisonda”, cioè l’orientamento. Pare infatti che le nebbie ed il cattivo tempo facessero appunto perdere la rotta a chi si dirigeva in quel porto: la città alta sul mare è stata sede dell’ultima propaggine dell’impero bizantino dopo la presa di Costantinopoli da parte di Maometto II e dei suoi Ottomani nel maggio del 1453. A Trebisonda i Comneni (dei quali il grande attore Totò potrebbe essere stato discendente) resistettero fino al 1461 alla pressione ottomana quando la città entrò a far parte del dominio dei nuovi sultani. A Trabzon nel 1404 è nato Basilio Bessarione, il cardinale umanista che, conscio del pericolo rappresentato dalle truppe ottomane ai confini dell’Impero Bizantino, cercò invano di coinvolgere le potenze europee ed italiane in una sorta di nuova crociata per difendere quel che restava di Bisanzio. Bessarione fu anche colui che lasciò a Venezia l’eredità dei codici e manoscritti raccolti nella sua vita di studioso, lascito che costituì il nucleo della Biblioteca Marciana

Trebisonda

La costa Nord Est del Mar Nero è confine tra Russia ed Ucraina, dove hanno luogo azioni di una guerra che pare in stallo. 

La foce del fiume Don, che i Greci antichi chiamavano Tanai, si espande nel mare d’Azov, una profonda insenatura del mar Nero dove avevano sede fondaci e caravanserragli per le merci che partivano ed arrivavano dall’Asia. Tana, in particolare per i Veneziani dei tempi della Serenissima Repubblica di San Marco, costituiva una strategica base per il rifornimento di canapa, per fabbricare le gomene delle navi. La fondamenta della Tana lungo il canale dell’Arsenale a Venezia ricorda quei territori lontani ma sempre monitorati dalla potente diplomazia veneziana.

“Città Venerabile” significava per i Greci antichi il nome di Sebastopoli, fondata dagli stessi coloni che scelsero Bisanzio come capitale: la Crimea è la penisola annessa dalla Russia che ha dato inizio alla successiva avanzata nel Donbass, ricco bacino carbonifero conteso da dieci anni tra il governo ucraino e le repubbliche annesse dalla Russia nel 2022. 

Se “o sole mio” è stata scritta nostalgicamente a fine 1800 da due migranti napoletani ad Odessa, città oggi martoriata dai bombardamenti da parte della Russia, l’antica colonia greca prese forma per mano di un ufficiale napoletano, Jose de Ribas, nobile di origine spagnola al servizio dello zar che nel 1789, al comando di truppe di granatieri, conquistò la località dove oggi sorge Odessa, nome che secondo il de Ribas evocava il nome di Odisseo, navigante nel Mar Nero.

Nomi, miti, guerra ultima modifica: 2024-04-11T20:43:16+02:00 da BARBARA MARENGO
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